giovedì 16 aprile 2015

IN DIFESA DELL'ACQUA TIEPIDA


IN DIFESA DELL'ACQUA TIEPIDA

Dicevamo che, come del resto era da aspettarsi, ci sono state proteste alla bocciatura dell'omeopatia pronunciata dal NHMRC (National Health and Medical Research Council) australiano. Niente di insolito, compreso il carattere delle rimostranze, vibrate ma anche generiche e viziate da fallacie logiche. Alcuni esempi:

Una fallacia ricorrente è il cosiddetto argomento fantoccio ("straw man argument") che consiste nel confutare un ragionamento riproponendolo in maniera errata o non pertinente. “Non possiamo che aspettarci continui attacchi da chi crede che i farmaci convenzionali possano garantire la guarigione assoluta, e chi pensa sia giusto tutelare una categoria di pazienti sciocchi o creduloni come noi che abbiamo scelto di curarci con medicinali efficaci, sicuri e privi di effetti collaterali”: così reagisce DS, la vicepresidente dell'APO (Associazione Pazienti Omeopatici). Ma, ovviamente, chi critica l'omeopatia non crede che i farmaci convenzionali garantiscano la "guarigione assoluta", né pensa che chi si cura con le palline di zucchero dell'omeopatia sia per forza uno stupido. Da notare l'ossimoro dei "medicinali efficaci [...] privi di effetti collaterali".

Un argomento curioso è quello di LM, membro della Associazione Medica Italiana di Omotossicologia (AMIOT), per cui il documento australiano "non è scientifico" perché non pubblicato su "riviste indicizzate" [dalla National Library of Medicine] peer–reviewed". Pretesa strana anche perché queste riviste non sono il luogo più adatto per ospitare documenti ufficiali come il giudizio di un comitato nominato dal governo per dirimere una questione sanitaria. Inoltre, uno dei privilegi della verità è che può essere detta in qualsiasi sede. 

Il dottor ER, direttore di un ambulatorio omeopatico finanziato dalla Regione Toscana, critica il rapporto australiano perché a suo avviso non ha tenuto conto degli studi favorevoli all'omeopatia: obiezione valida se di lavori ben condotti e favorevoli ce ne fossero molti mentre invece sono l'eccezione. Tra l'altro, a norma di buon senso, se l'omeopatia avesse realmente un qualche effetto benefico esso diverrebbe più evidente quanto fosse maggiore la qualità della verifica clinica, non viceversa. ER nota anche che lo studio australiano "non sostiene che i medicinali omeopatici non sono efficaci; sostiene invece che non esiste una sufficiente dimostrazione di efficacia del trattamento omeopatico". Siamo al solito argomento per cui "absence of evidence is not evidence of absence" che è vero fino a un centro punto perché, come in questo caso, le ripetute mancanze di convincenti prove di efficacia diventano a un certo punto prova di inefficacia.

Il professor OS, direttore di un ambulatorio "anti-aging", omeopatia e agopuntura di un ospedale pubblico romano, riporta a sostegno dell'omeopatia la sua "esperienza quarantennale" oltre a riferirsi a quella di migliaia di medici al mondo per cui "i medicinali omeopatici sono farmaci efficaci, sicuri e utili non solo in patologie lievi, ma anche patologie croniche, recidivanti e importanti che spesso non sono state risolte dalla medicina cosiddetta ufficiale". Nessuna difficoltà a credere che OS e molti colleghi abbiano una buona e talvolta lunga esperienza con l'omeopatia: si tratta sempre però di giudizi personali che non hanno necessariamente valore di prova. 

Un argomento difensivo ricorrente è quello di evocare una congiura contro l'omeopatia ad opera della medicina "ufficiale" e/o delle multinazionali del farmaco spaventati dalla concorrenza di questa disciplina. Ad esempio, OS* parla di "molte sperimentazioni, costruite ad arte contro l'omeopatia" mentre ER* vede nel rapporto australiano "una campagna mediatica con l'obiettivo più o meno dichiarato di rimuovere le medicine complementari dalle coperture fornite dei Fondi assicurativi sanitari australiani". Congiura sospettata anche dalla vicepresidente dell'APO*, la quale si domanda "per quale straordinario motivo queste campagne mediatiche [suscitate dal rapporto australiano] vengono fatte ogni volta che si avvicina il 10 aprile, giornata mondiale della medicina omeopatica". 

L' "argumentum ad numerum", che presuppone un rapporto diretto tre la giustezza di una convinzione e il numero delle persone che la condividono, è usato da alcuni come DS* per cui i farmaci omeopatici vengono utilizzati da più di 11 milioni di italiani e prescritti da circa 20mila medici". Probabilmente ciò è vero ma è un dato di statistica descrittiva, non inferenziale.

Argomento fallace connesso al precedente è quello "ab auctoritate" usato dal dottor PRS, esperto di medicine non convenzionali (MnC) presso il Consiglio Superiore di Sanità, secondo il quale le MnC, cui l'omeopatia appartiene, sono efficaci tant'è vero, continua PRS, che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha di recente emanato un piano per la valorizzazione di queste medicine. Ora, come il numero dei credenti non stabilisce necessariamente la verità della cosa creduta, le organizzazioni internazionali, organi in parte politici, non sono per definizione infallibili in questioni scientifiche.

Altri difendono l'omeopatia in modi che rendono questo intervento difficile a verificare. Uno di essi è ancora PRS per cui "gli studi negativi presi ad esempio dal documento australiano utilizzano l'omeopatia "in modo difforme dal protocollo della corretta pratica omeopatica" con "risultati che non potranno essere che scarsi". Probabilmente PRS allude al fatto che la cura omeopatica deve essere "personalizzata" cioè adattata a ogni singolo paziente con la conseguenza che non tutte le persone con la stesso malattia ricevono lo stesso trattamento il che che rende difficile la formazione di gruppi omogenei adatti al raffronto con controlli. Questo è un tipo di obiezione importante perché se fosse accettabile metterebbe in discussione la maggior parte dei lavori clinici che smentiscono l'omeopatia. In realtà le cose non stanno proprio così: i testi di omeopatia parlano principalmente dei farmaci a disposizione per questa o quella malattia e poco sulle modalità di uso a secondo dei singoli pazienti. Ad esempio nella rubrica omeopatica che appare ogni martedì su "Repubblica Salute" si parla esclusivamente di questo o quel farmaco omeopatico per questa o quella condizione patologica senza altre precisazioni.

La dottoressa SB, responsabile di un ospedale pubblico toscano ove viene praticata la medicina integrata, è insoddisfatta dei "criteri faziosi" con cui sarebbero stati scelti gli studi a sostegno del rapporto australiano. Ora, se guardiamo la composizione del comitato giudicante vediamo che i membri hanno i requisiti per essere competenti in materia e quindi fondare le proprie conclusioni su materiale attendibile. Infatti il comitato ha considerato ben 1800 pubblicazioni apparse dal 1997 in poi scegliendone 225 in base alla loro qualità e 57 riviste sistematiche giudicate pure di alta qualità. Questo però non sembra un titolo di merito per SB la quale invece si lamenta del fatto che l'omeopatia è stata valutata "con i criteri della Evidence Based Medicine (EBM)" o medicina basata sulle prove cliniche la quale, secondo SB, "è stata costruita a immagine e somiglianza del farmaco chimico che è quanto di più lontano si possa immaginare per una medicina che vuole ripristinare il potenziale di autoguarigione". Meccanismo d'azione ipotetico e che, comunque, dovrebbe produrre una azione curativa esattamente come il "farmaco chimico" della medicina corrente. In questo modo un eventuale effetto benefico del rimedio omeopatico dovrebbe essere idoneo a essere valutato con i metodi della EBM. Sono però d'accordo con SB quando sostiene che l'omeopatia, data per morta nel 2005 dopo la rivista sistematica del Lancet (vedi l'editoriale "The end of homeopathy" apparso su quel periodico), "non morirà neanche stavolta". Perché? Saremmo tentati di spiegarlo col verso 84 del Trionfo del Tempo di Petrarca ma, per rispetto dei pazienti – e anche dei colleghi che prescrivono questo intervento col sincero intento di giovare – diremo che la ragione va ricercata, almeno per quel che riguarda l'Italia, nella limitata cultura scientifica del paese.


*Sta per già citato

sabato 28 marzo 2015

ASTROLOGIA E OMEOPATIA


ASTROLOGIA E OMEOPATIA

Che le stelle influenzino i destini dei mortali è creduto fin dall'antichità classica anche se molti erano scettici in proposito. Possibile, si chiedeva Cicerone, che i 70.000 romani caduti a Canne avessero tutti lo stesso oroscopo? Anche nel superstiziosissimo Medioevo c'era chi non ci credeva. Tra essi il Petrarca che racconta un buffo episodio occorso nel periodo in cui viveva a Milano, ospite dei Visconti, signori della città. In quel tempo la signoria aveva deciso di far guerra alla vicina Pavia e aveva incaricato l'astrologo di corte di indicare il momento più adatto per sferrare l'attacco. Tuttavia, nel giorno designato si scatenò un terribile temporale che rese impossibile ogni operazione militare. Petrarca, che era in buoni rapporti con l'astrologo, gli chiese come qualsiasi persona ragionevole potesse prestar fede a sciocchezze palesi come l'astrologia. L'uomo prima si scusò dicendo che "il tempo atmosferico è difficile a prevedere" aggiungendo poi che "bisogna pur vivere"(1). Non ci credeva neppure lui.

Il ventesimo è di gran lunga il secolo in cui il progresso scientifico è stato più rapido e più imponente, ed era pensabile che nel terzo millennio non sarebbe rimasto alcun spazio a discipline in chiaro contrasto con la scienza. Quindi niente più astrologia perché al lume di tutto quanto abbiamo imparato non esiste alcun fondamento credibile ai dettami di questa disciplina. Chi la sostiene cita spesso l'azione a distanza della luna nel produrre le maree: i pianeti però sono troppo "piccoli" e lontani da noi per produrre un campo gravitazionale che abbia un effetto discernibile su entità minute come gli uomini. Gli astrologi poi asseriscono che l'effetto dei pianeti sulle parsone varia da individuo a individuo a seconda della data e ora di nascita, affermazioni improbabili quanto indimostrabili. Come scrive in fisico Steven Weinberg nel libro Dreams of a Final Theory (Radius 1993), molti fedeli dell'astrologia pensano che questa disciplina sia una specie di scienza autonoma con leggi proprie e quindi non spiegabile con la fisica moderna. Giustificazione fallace perché se c'è qualcosa di accertato è il fatto che la scienza è una e non esistono scienze indipendenti. 
  
Nonostante queste difficoltà l'astrologia è ancora viva e vegeta nell'era del DNA e della fisica quantistica, e, forse per il gran numero dei suoi adepti fa sì che essa continui a esser presa in considerazione dai media: solo i giornali più seri non pubblicano l'oroscopo della settimana. Essa sopravvive bene nelle reti televisive, perfino nei canali finanziati con i danari pubblici: "date il giusto peso ai vostri timori" suggerisce ai nati nell'Ariete l'oroscopo del primo canale di questa settimana – un consiglio tra l'altro sensato.

Né gli straordinari progressi scientifici del secolo ventesimo hanno cancellato l'omeopatia, una medicina non convenzionale che con l'astrologia ha alcuni punti in comune oltre al fatto di essere una palese pseuodoscienza. Ne menziono tre qua sotto.

1. Lunghe tradizioni. L'omeopatia ha lunghe tradizioni. Non lunghissime come la millenaria astrologia ma pur sempre centenarie dato che il suo ideatore, il medico tedesco Samuel Hahnemann, visse a cavallo tra il 700 e l'800.
2. Impiego della scienza. L'astrologia usa l'astronomia anche se i segni zodiacali che attribuisce a ognuno di noi si fondano sulla posizione del sole relative alle costellazioni come apparivano 2000 anni fa e adesso non più valide a causa della precessione degli equinozi: la terra, oltre a ruotare su se stessa e attorno al sole, ha cambiato il suo asse di rotazione rispetto  alla sfera delle stella fisse. L'omeopatia si serve di vera scienza come la chimica quantitativa con la relativa nozione di diluizioni seriali, concetto di mole, moderna farmacologia.
3. Falsificabilità. L'omeopatia è – punto centrale – perfettamente falsificabile. Senza entrare in riflessioni filosofiche citando Popper per cui la falsificabilità è il criterio di demarcazione tra scienza e non scienza, è chiaro che ogni intervento medico per essere riconosciuto efficace deve essere indipendentemente confermato tale o, se vogliamo, non essere smentito quando è ripetuto da chi non non l'aveva ideato. Ora, come l'astrologia, l'omeopatia è del tutto falsificabile. A smentire l'astrologia non ci vuole molto: basta fare un piccolo esercizio di statistica inferenziale e vedere se si avverano le sue previsioni su gruppi definiti di soggetti. Per esaminare l'omeopatia si ricorre agli studi clinici randomizzati e controllati (RCT) riconosciuti ormai da più di mezzo secolo come il metodo standard per legittimare una terapia. Quando sono ben fatti (controlli adeguati, doppio cieco ecc.) essi rendono il nostro giudizio immune da errori (bias di vario genere, visioni sbagliate della realtà, narrativa della cultura in cui viviamo ecc.). Ora l'omeopatia e l'astrologia essendo falsificabili appartengono formalmente alla categoria delle scienze sperimentali però sono scienze dimostrate false.

Per l'omeopatia sono apparse periodicamente riviste sistematiche accolte via via dalla stampa come la prova definitiva che questo tipo di terapia è inefficace. Una delle più note metaanalisi apparve sulla rivista inglese Lancet nel 2005 le cui conclusioni erano dette "compatibili con la nozione che gli effetti clinici dell'omeopatia sono effetti placebo". Data l'ottima qualità del lavoro, l'autorità della rivista e quella degli autori, noti esperti in metodologia clinica, era lecito supporre la fine prossima dell'omeopatia come intervento medico tanto più che il risultato della rassegna concordava con quello della maggior parte delle rassegne precedenti. Invece niente di tutto ciò, un po' come, racconta il Manzoni, la severissima grida contro i bravi emessa nel 1583 dall'allora governatore di Milano, l'Illustrissimo e Eccellentissimo don Carlo d'Aragona, Principe di Terranova, Duca di Castelvetrano ecc. fece invano credere alla imminente scomparsa di questi tipacci. Arrivati al 2015 è comparsa un'altra autorevolissima indagine, questa volta a cura del National Health and Medical Research Council of Australia la quale, dopo aver esaminato 225 RTC e 57 revisioni sistematiche di buona qualità sull'impiego dell'omeopatia in varie patologie è giunta alla conclusione che "non ci sono problemi di salute ['health conditions'] per cui esistano prove affidabili che l'omeopatia è efficace". Un'altra definitiva e autorevole smentita ma che, temo, avrà lo stesso effetto che ebbe la successiva, vana, grida contro i bravi del 1593 stilata dal nuovo governatore di Milano, l'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor Juan Fernandez de Velasco, Contestabile di Castiglia, Cameriero maggiore di Sua Maestà  eccetera eccetera. 
A questo punto è lecito domandarsi: cosa infine ci vuole per far capire in giro che una medicina è inefficace, può per di più avere inconvenienti di vario genere e si risolve regolarmente in uno spreco di danaro? Denaro anche pubblico perché, ad esempio, leggo che la Regione Toscana ha inserito l'omeopatia nei suoi "Livelli Essenziali di Assistenza".

Qui ricorre l'obiezione consueta per cui "absence of evidence is not evidence of absence": il fatto che l'efficacia di una cura non sia provata non prova che quella cura è inefficace. Esistono tra l'altro pubblicazioni in cui l'omeopatia mostra efficacia. Forse, alcuni pensano, sommando i risultati favorevoli si può raggiungere la significatività statistica come mostra il logo della Cochrane Collaboration, una organizzazione internazionale non-profit che esamina criticamente gli studi via via pubblicati dalle riviste mediche (in genere interventi clinici) e ne dà una valutazione d'insieme.



Nel logo ogni linea orizzontale rappresenta l'intervallo di confidenza al 95% di un RCT in cui si è testato l'effetto di un breve trattamento con corticosteroidi a donne in procinto di avere un parto avanti tempo al fine di evitare la morte prematura del bambino. I segmenti spostati a sinistra della linea verticale testimoniano una diminuzione della mortalità infantile ma l'indispensabile significatività è raggiunta solo nei due RTC che si trovano interamente nella regione dell'efficacia. Tuttavia, quando, come in questo caso, gli RTC sono omogenei se ne possono sommare i risultati e ottenere un risultato complessivo significativo qui rappresentato dal quadratino in basso. Elaborazione che in questo caso si è rivelata utile perché la diffusione della misura preventiva ha ridotto il rischio di morte prematura del neonati del 30-50%.

Ci sono ragioni per cui una operazione del genere sarebbe inappropriata nel caso dell'omeopatia. Mentre quelli del logo Cochrane erano RCT consecutivi, per provare l'omeopatia dovemmo scegliere solo i lavori favorevoli (una minoranza) trascurando gli altri il che non sta bene. Si tratterebbe tra l'altro di una selezione alla rovescia perché esiste una relazione inversa tra qualità del lavoro clinico e risultato: per l'omeopatia i lavori scadenti danno in genere risultati positivi e quelli ben fatti negativi. Inoltre, perché in omeopatia essendo testata una ipotesi a priori improbabile la statistica generalmente usata, quella frequentistica cioè, è inadatta perché insensibile alla qualità dell'ipotesi.

Ci sarebbe almeno un quarto carattere che accomuna omeopatia e astrologia: una evidente indistruttibilità. Apparentemente immuni a ogni tipo di smentita le due discipline continuano a vivere e talvolta a prosperare. Per la verità si è rinunciato da tempo a smentire l'astrologia che viene considerata dai più come un gioco scaramantico sicché essa non viene presa sul serio, talvolta, si direbbe, anche da chi la propone. L'omeopatia no e ad ogni smentita risponde una messe di decise proteste da parte di medici che praticano la cosiddetta medicina integrata e di organizzazioni di pazienti. Proteste però che non convincono perché generiche e spesso fuori tema. Converrà tornare sulla fallacia di queste controargomentazioni.

1. "Nichil amice haec in parte sentio nisi quod tu. Sed ita vivere oportet".









lunedì 2 marzo 2015

IDEOLOGIE, BIOLOGIA E MEDICINA II


IDEOLOGIE, BIOLOGIA E MEDICINA II


L'uomo ha sempre provato disagio per la modesta posizione in cui si è via via accorto di trovarsi nel creato e della quale vede innumerevoli conferme nella natura che lo circonda. Il biologo Jacques Monod ha descritto questa difficoltà in una sintesi così appropriata che vale la pena ricordare anche se è già molto nota:

"Noi vogliamo essere necessari, inevitabili, ordinati da sempre. Tutte le religioni, quasi tutte le filosofie, perfino una parte della scienza, sono testimoni dell'instancabile, eroico sforzo dell'umanità che nega disperatamente la propria contingenza."

Come già pensava Giulio Cesare, gli uomini sono portati a credere ciò che vogliono: facile dunque capire perché ogni teoria, concezione, ideologia che lusinghi il nostro desiderio di trascendenza possa contare su popolarità e durata. Una di queste idee è il vitalismo, secondo cui nel complesso apparato che regola gli aspetti fisici e, nell'uomo, mentali della vita esiste una componente immateriale, e inconoscibile perché fuori dalla portata dei nostri mezzi di indagine. In questa concezione è facile intravedere una componente providenziale. Il grande neurobiologo spagnolo Ramon y Cayal (1858–1934) racconta nelle sue memorie le discussioni che ebbe da studente di medicina con i suoi insegnati imbevuti di vitalismo cui appariva impossibile non vedere un elemento di finalità nelle reazioni dell’organismo alle malattie come ad esempio l’infiammazione. Idea seducente ma, ahimè, resa improbabile dagli strabilianti progressi della biologia molecolare i quali suggeriscono fortemente che tutti i processi degli organismi viventi sono spiegabili in termini di fisica e di chimica. 
ll vitalismo oggi è difficilmente proponibile come tale e sopravvive entro l'olismo, un'altra ideologia dai caratteri mal definiti – quindi più difficile a falsificare – e che, a differenza del vitalismo, riguarda altri campi oltre la biologia quali la fisica e la sociologia. Generalmente inteso, l'olismo propone di considerare ogni entità complessa solo nella sua interezza e ne rifiuta lo studio di parti separate. In biologia esso si basa sulla concezione degli organismi viventi come sistemi che devono sempre essere considerati nel loro complesso e non a livelli al di sotto dell'intera compagine. 
Le medicine non convenzionali (MnC) o complementari quali omeopatia, agopuntura, naturopatia, Ayurveda si sono impadronite dell'olismo e ne hanno fatto una loro bandiera. Ecco una tipica presentazione di esse da parte di chi le pratica:

"Le medicine complementari (MC) o non convenzionali [MnC] si fondano su una visione olistica della salute, nella quale corpo e mente sono integrati in un insieme organico, da cui deriva lo stato di salute inteso come benessere dell'individuo inteso nella sua totalità e in rapporto all'ambiente" (1).

Applausi, però a pensarci, e neppure tanto, si tratta di una costruzione metafisica in cui corpo, mente e, se si vuole, "spirito" sono legati assieme da non meglio definiti campi d’energia o forze vitali i quali a loro volta sono refrattari al metodo sperimentale e quindi inconoscibili con i mezzi di indagine a nostra disposizione. Questa concezione rifiuta in blocco il metodo analitico "riduzionistico" incolpato di ridurre le proprietà di un organismo complesso quale quello vivente alla pura e semplice somma delle proprietà della sue parti. 
Va subito detto che nel ricusare l'antipatico riduzionismo, l'olismo travisa il corretto metodo scientifico. Persone che di scienza se ne intendevano come il già citato biologo Monod, l'immunologo Peter Medawar e il fisico Joseph Weinberg hanno mostrato la scarsa plausibilità di questo approccio, contrario al modo di procedere che ha assicurato alla scienza gli spettacolari progressi che sappiamo. Weinberg ha paragonato il metodo scientifico alla curiosità di un bambino petulante il quale con i suoi ripetuti "perché?" non si accontenta delle risposte che via via riceve e ne richiede sempre di più precise e esaurienti. Tutto sommato, il ricercatore è un bambino incontentabile nel suo desiderio di saperne sempre di più. L'olismo interrompe questo processo virtuoso e pone un limite invalicabile alla conoscenza: fa in un certo modo come l'adulto che, seccato delle domande del piccolo, si mette il dito indice sulle labbra e  impone il silenzio.
Dunque, considerare sempre le cose nella loro interezza suona bene ma è facile rilevare di alcune decisive inconsistenze, prima fra tutte la vaghezza dei concetti utilizzati. Per esempio, l'integrazione tra corpo e mente "in un insieme organico" si riferisce a un difficile problema dibattuto da Aristotele in poi e che i recenti progressi della neuroscienza hanno se mai reso più intricato. Leggendo il recente libro del neurofisiologo Antonio Damasio "L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano" (Adelphi 1995), appare chiaro quanto sia improvvisato ispirare la cura delle malattie a un rapporto ipotetico di cui in essenza si ignorano natura e meccanismi.
Al riduzionismo è strettamente associato il concetto di scientismo: si parla di "riduzionismo scientistico" spesso come di un modello da evitare nella medicina clinica. Al quale è contrapposto il modello virtuoso risalente addirittura a Ippocrate per cui compito del medico è "guarire talvolta, lenire spesso, confortare sempre". 
Di nuovo, alate parole ma rispondenti alla realtà di oggi? No, la massima ippocratica si adatta a una medicina che non esiste più, quella anteriore a un secolo fa quando alla buona perizia diagnostica faceva ancora riscontro una essenziale impotenza terapeutica. Come dice il medico scrittore Lewis Thomas (purtroppo non riesco a reperire la citazione originale), fino agli inizi del 900 si consultava il medico più per sapere di che malattia si soffriva e qual era la prognosi che per ricevere i rimedi per guarirne, rimedi che il medico non poteva dare perché non c'erano. Allora non esistevano antibiotici, sulfamidici, antiipertensivi, corticosteroidi, antiinfiammatori non steroidei (salvo l'aspirina), antidiabetici, preparati ormonali sostitutivi ecc. La chirurgia aveva ambiti parimenti limitati: non si poteva operare sul torace, interventi sul cervello più che impensabili erano roba da fantascienza. Conclusione: il fatto che la guarigione sia divenuta  possibile per un sempre maggior numero di malattie ha fortemente diminuito l'importanza del secondo e terzo caposaldo del monito ippocratico: chiaramente, la guarigione comporta la scomparsa dei sintomi da lenire e rende il conforto superfluo.
Alla ideologia/fallacia naturalistica si riferisce il precetto, base della naturopatia, ed ancillare di altre MnC, per cui le cure devono ispirarsi alla natura intesa come entità essenzialmente buona. A una natura benigna risponde il concetto di "fitocomplesso" della fitoterapia per cui gli agenti farmacologicamente attivi contenuti nelle piante sarebbero in sinergia positiva, cioè aumenterebbero vicendevolmente le loro proprietà terapeutiche. Non esistono prove di ciò oltre il fatto che l'aglio è efficace al 100% nel tenere lontani i vampiri.
Che la natura voglia il bene delle creature viventi e dell'uomo in modo particolare è una illusione che ci lusinga e quindi dura a morire. In realtà, alla natura siamo sovranamente indifferenti come dice – per non chiamare in causa il solito Leopardi – il poeta inglese WH Auden:

"Looking up to the stars, I know quite well 
That, for all they care, I can go to hell,"

"You can't get an ought from an is": niente a questo mondo è necessariamente quello che secondo noi dovrebbe essere o sarebbe bene, anche eticamente, che fosse. Una constatazione ripetuta da Darwin in poi fino alla noia ma non per questo meno corretta.
I vaccini sono stati vittime periodiche di varie ideologie. Fin dall'inizio furono oggetto di critiche fuori tema e talvolta espresse in termini apocalittici a cominciare dal famoso economista inglese Thomas Malthus (1676-1734) che, riconoscendone implicitamente la grande efficacia contro  vaiolo e malattie infettive, cioè la principale causa di morte del tempo, temeva che fossero causa indiretta di un devastante aumento della popolazione mondiale. I religiosi furono tra i primi a fare obiezioni paventando una indebita interferenza nei disegni del Signore. Alcuni di essi temevano che con l'iniettare sostanze di origine animale quali i vaccini si corrompesse la natura umana. La grande vittoria dei vaccini sulla poliomielite, terrore dei genitori e dei bambini grandicelli d'una volta, conferì negli anni cinquanta grande popolarità a questi farmaci. Tuttavia, la loro successiva obbligatorietà per prevenire malattie meno drammatiche della polio come morbillo e scarlattina destò crescenti sospetti e critiche specialmente tra i sostenitori delle MnC i quali, è stato osservato, spesso si appellano a concezioni del passato.
A questo stesso tipo di fallacia si appella certa pubblicità di medicine e alimenti vantati come "privi di sostanze chimiche" intese come veleni artificiali. Come scrive il chimico Gianni Fochi in uno spiritoso librino (“Fischi per fiaschi nell'italiano scientifico”, Longanesi 2010) " 'chimico' non è affatto sinonimo di artificiale e sintetico, non è il contrario di naturale, genuino o salubre. [...] Ed è una leggenda figlia dell'ignoranza quella secondo cui la natura è buona e la chimica è cattiva: fra i più potenti veleni conosciuti ce ne sono di naturali." Tra l'altro, nota Fochi, in natura non c'è niente che non sia "chimico" ed esprimibile in termini capaci di spaventare gli ignoranti: ad esempio, il temibile "monossido di diidrogeno in fase liquida" che inquina ogni alimento non è altro che acqua di cannella.
I timori, legittimi, sui pericoli ambientali di un progresso tecnologico disordinato hanno generato falsi allarmi dovuti a scienza malintesa. Un esempio è il ruolo attribuito al mercurio contenuto in alcuni vaccini nel causare l'autismo o ADS ("autism spectrum disorders") sempre più spesso diagnosticato nei bambini occidentali. Questo elemento si trova nel Thiomerosal, un composto usato per impedire la crescita nei vaccini di batteri e funghi. A parte che la quantità di mercurio, e quindi dei suoi metaboliti, in una singola vaccinazione è minima (circa 15 milligrammi – molti di coloro che, anziani come chi scrive, si baloccavano da bambini col mercurio di un termometro rotto dovrebbero essere autistici) l'ADS non è per niente diminuito, anzi, in alcuni è aumentato, nei paesi industrializzati che hanno da tempo eliminato il Thiomerosal nelle vaccinazione pediatriche.
Alla scienza malintesa appartiene ideologia/fallacia quantistica. Un grado sofisticato di scienza malintesa riguarda l'uso approssimativo e maccheronico  di teorie scientifiche complesse quale la teoria dei quanti a giustificazione di MnC. Questa è una teoria controintuitiva e oltremodo difficile ("se credete di avere capito la teoria dei quanti vuol dire che non l'avete capita" diceva il fisico Feynman). E' quindi automatico che in mani non strettamente specialistiche e talvolta disinteressate chiamare in causa della fisica dia risultati per lo meno bizzarri.
Un esempio di questi tentativi è uno studio dal titolo "Towards a new model of homeopathic process based on quantum field theory" apparso nel 2006 su Forschende Komplementärmedizin, una rivista di medicina complementare (L. R. Milgrom (2006). Towards a New Model of the Homeopathic Process Based on Quantum Field Theory. Forsch Komplementärmed 2006;13:174-183.) L'autore, L Milgrom, è un chimico e omeopata britannico, provvisto di una certa preparazione fisico-matematica che gli consente di giustificare in teoria un intervento sprovvisto di basi scientifiche. Chi scrive non ha la competenza per giudicare il lavoro di Milgrom che però non ha impressionato la gente del mestiere. Un fisico del Politecnico di Milano, D Chrastinaha esaminato  lo studio trovandolo pieno di "fanciful mathematic formulae and expressions" incapaci di portare a conclusioni sensate.
Tra l'altro perché affaticarsi a dare un fondamento scientifico a una cura prima di accertare che questa cura "funzioni" per davvero? Come diceva il moralista e scrittore di scienza Bernard de Fontenelle (1657-1757), è bene assicurarsi che il fatto esiste prima di mettersi a ricercarne la causa ("assurons-nous bien du fait avant de nous inquiéter de la cause"). E nella grande maggioranza degli studi clinici ben fatti l’omeopatia, al pari delle altre MnC, non mostra effetti curativi specifici nonostante che i loro sostenitori affermano che "funzionano" ("work").
Parentesi. Cosa si intende affermando che un intervento medico "funziona" ("works" in inglese)? Lo sintetizza bene l'infettologo americano Mark Crislip secondo cui " 'funzionare' è diverso dall'avere un effetto benefico. Una interazione positiva tra paziente e curante, anche se vengono prescritte pseudomedicine, produce in alcuni pazienti la sensazione di miglioramento[…]. Queste medicine cambiano la percezione non la realtà…". Crislip dà anche una buona definizione di "worthless" nel senso inutile. Eccola: "Aggettivo. Uno studio clinico senza doppio cieco, placebo e avente come punto di riferimento il giudizio del paziente."
Un modo meno faticoso di vestire di scienza cure che con la scienza hanno poco o niente a che fare è appiccicar loro tout court l'aggettivo "quantistico". Così nella letteratura medica internazionale oltre la "Quantum Homeopathy" abbiamo la "Quantum Acupuncture", la "Naturopatia quantistica", il "Quantum Yoga" ed altre tecniche di rilassamento orientali. Esiste anche la "Naturopatia quantistica", un metodo di "trattamento naturale in assenza della persona" [immagino che voglia dire "il paziente"] che rende possibile il trattamento "a distanza". Cosa mirabile ma indubitabile, direbbe il Giusti. Scordavo, ci sono anche i Fiori di Bach quantistici.
L'esistenza di un complotto diffuso contro le MnC è una forma ideologica cui si ricorre spesso per evadere critiche e obiezioni. Qui l'uomo nero sono spesso le multinazionali del farmaco, timorose di vendere meno le loro medicine sintetiche e inquinate da "sostanze chimiche". Negli Stati Uniti si accusa il Food and Drug Administration (FDA) di complicità. E molta gente (37% della popolazione interpellata) crede che questa meritoria organizzazione "impedisca al pubblico di procurarsi cure naturali contro il cancro e altre malattie.


1. Toscana Medica numero di dicembre 2013 p 33. 

giovedì 22 gennaio 2015

IDEOLOGIE, BIOLOGIA E MEDICINA I


IDEOLOGIE, BIOLOGIA E MEDICINA I


"Il Comitato Centrale del Partito ha esaminato il mio rapporto e l'ha approvato." 
Questa frase, giudicata dal biologo Stephen Jay Gould come il passo più raggelante della letteratura scientifica del novecento ("the most chilling passage in the literature of the 20th century"), fu pronunciata dal biologo sovietico Trofim Lysenko nel 1948 al congresso annuale dell'accademia pansovietica di scienza agrarie Lenin. Riassumo molto brevemente la questione.

Trofim Denisovich Lysenko (1898-1976), un perito agrario siberiano che compensava una modesta preparazione professionale con un eccellente intuito politico, aveva una convinzione dogmatica nella trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti e sosteneva che era possibile modificare la natura delle semenze per mezzo di variazioni ambientali artificialmente indotte. L'idea piacque ai marxisti al potere: che i geni individuali non fossero costanti ma influenzabili da fattori esterni si accordava con la teologia del regime. Una  importante applicazione pratica di questa teoria era la "vernalizzazione" secondo cui l'esposizione al freddo di alcune semenze ne aumentava la fertilità permettendo due raccolti all'anno. Lysenko diffuse con gran zelo le sue idee che piacquero a Stalin il quale prese ad appoggiarlo pubblicamente ("Bravo compagno Lysenko, bravo!" echeggiò a una conferenza sull'agricoltura l'elogio del despota). Un patronato di tal calibro permise a Lysenko di continuare la sua crociata antiscientifica senza tema di smentite e di mettere in pratica le sue idee sull'agricoltura nazionale.

I risultati? Disastrosi: scarsi raccolti, fame nelle campagne, morti. La natura ha le sue regole: se non ci atteniamo al suo linguaggio, che è quello della scienza, essa "si vendica", o meglio, non si vendica perché ci ignora del tutto ma segue impassibile per la sua strada. E in questo caso la verità è che i caratteri acquisiti non vengono mai ereditati anche se, dice Richard Dawkins, è impossibile dimostrare il contrario come è impossibile dimostrare che le fate non esistono.

Fino al 1945-1950 il "lysenkoismo" fu una delle tante assurdità che vivono e prosperano nell'ambiente protetto dei regimi totalitari: niente di particolare. Interessante invece l'appoggio che esso ebbe da molti intellettuali europei nel dopoguerra. In quel tempo l'Unione Sovietica, vittoriosa sul nazismo, era assai popolare e molti uomini di cultura divenuti marxisti sentirono il dovere difendere una teoria scientifica figlia dell'ideologia che amavano. In questo modo, stimolati da zelo politico, commisero il peccato capitale di affrontare una materia, quale la biologia, affatto indifferente a tutto ciò che riguarda l'uomo, le sue opinioni ancorché sacrosante, i suoi interessi quantunque legittimi, la sua stessa esistenza (la natura "non vede" l'uomo, diceva Leopardi), senza usare l'unico mezzo idoneo per farlo: quello che il neuronanatomo Ramon Y Cajal chiamava "l'attenersi esclusivamente alla irrefutabile verità dei fatti". Avrebbero, mentalmente, dovuto fare come Machiavelli quando a sera si accostava ai classici e smetteva i panni del vivere quotidiano indossando quelli "reali e curiali", adatti al genere della materia che si accingeva a trattare.

Alcuni di questi intellettuali si accorsero subito dell'errore (in verità non ci voleva molto), lo denunciarono e abbandonarono l'ideologia marxista. I francesi furono i primi. Ci fu chi dissentì in modo colorito come il biologo Jean Rostand (figlio del commediografo Edmond – quello del Cyrano) che ammonì a non cadere nel ridicolo negando i cromosomi (Lysenko non ci credeva in quanto, diceva lui, "non si vedono al microscopio") "perché a scoprirli era stato un monaco"*. Il biologo Jaques Monod, già attivo nella resistenza ai tedeschi e più tardi premio Nobel per la medicina, scrisse un articolo sul quotidiano Combat lamentando la "mortale decadenza" di una ideologia che tutelava simili sciocchezze scientifiche. Altrove, come in Italia, riconoscere l'errore fu per molti un processo tradivo e laborioso. Lo storico Cassata nel libro "Le due scienze" (Bollati Boringhieri 2008) riporta alcune palinodie recitate a denti stretti apparse quando era indiscutibile che Lysenko aveva torto e che le sue teorie erano così rozze da essere indifendibili anche a prima vista.

Anni dopo, in Cina, Mao Tse-Tung, forse per non essere da meno del collega oltre-muraglia, credette bene di lasciare l’orma del “creator suo spirito” anche nella medicina del suo paese. Per prima cosa ne semplificò l’insegnamento sentenziando famosamente che “non è affatto necessario studiare troppo”, un precetto generale che dovette procurargli le simpatie di milioni di scolaretti. Poi, passando dalla teoria alla pratica, ordinò di snellire la medicina moderna combinandola con quella tradizionale cinese. I risultati a conforto di una presa di posizione così autorevole non si fecero attendere. Uno dei più noti fu che servendosi dell’agopuntura i medici cinesi, “seguendo i dettami del materialismo dialettico” (così si legge in un opuscolo pubblicato durante la Rivoluzione Culturale), trovarono il modo di soppiantare o quasi l’anestesia occidentale. Prevedibilmente, l’agopuntura fu attaccata da elementi reazionari capeggiati dall’infido Liu Shao-Chi i quali (vedete un po’ cosa si va a pensare!) definivano l’agopuntura “non scientifica” e “senza valore pratico”. La divergenza accademica fu composta imprigionando i critici dopodiché c'è da temere che non pochi sfortunati pazienti di quel paese furono sottoposti a operazioni chirurgiche con l’agopuntura come sola forma di anestesia. Va detto che, a differenza di Stalin il quale credeva sinceramente nelle idee di Lysenko, il dittatore cinese era spinto in gran parte dalla necessità politica di fornire una assistenza sanitaria qualsiasi in un immenso paese dove i medici esperti in medicina occidentale erano molto pochi. 

Questi sono esempi estremi, appartenenti a tempi eccezionali e limitati a paesi ove imperavano arbitrio e persecuzione (omettiamo le teorie sulla superiorità di alcuni popoli rispetto ad altri e le terribili conseguenze di esse). Non possono essere generalizzati ma funzionano come una “reductio ad absurdum” dell’idea per cui ideologia e politica dovrebbero far da guida alla scienza o almeno orientarla. E' interessante notare come l'ideologia, pur non inducendo più a errori manifesti, abbia continuato a influenzare alcuni ricercatori cambiandone il modo di concepire la scienza, vista non come un impassibile specchio del reale ma come una entità intimamente connessa con la vita sociale. Due recenti libri (Enrico Bellone: La scienza negata, Codice 2005, e Giorgio Israel: Chi sono i nemici della scienza? Lindau 2008) descrivono l'origine di questa supposta simbiosi per cui "non è possibile separare l'oggetto del nostro atto di conoscenza dalle ragioni del nostro atto". In disaccordo con questa concezione furono anche il biologo genetista Adriano Buzzati Traverso, e il filosofo Paolo Rossi secondo cui la critica sociale della scienza era "una forma di oscurantismo antiscientifico ammantato di pensiero rivoluzionario". Come nota Israel: "Anche il più massiccio degli scioperi generali non modificherà di un millesimo la costante cosmologica di Einstein."

In Italia e in altre nazioni, la querelle raggiunse un apice negli anni sessanta-settanta per perdere d'interesse e declinare progressivamente anche se alcuni intellettuali ideologizzati resisterono più di altri. Tra essi il noto biologo americano Richard Lewontin che nel 1985 pubblicò un libro avente per oggetto la "dialettica della natura" dedicandolo a Friedrich Engels il quale, secondo lui, “got it wrong a lot of the time but got it right where it mattered”. 

La scoperta della struttura del DNA ha contribuito grandemente a isolare la biologia da implicazioni estranee. Difficile trovare esempi che mostrino in modo altrettanto eloquente l'indipendenza di questa disciplina quanto il gelido automatismo digitale con cui la molecola del DNA si riproduce e trasmette l'informazione. In biologia il DNA è stato una campana a morte per una quantità di illazioni che il cosiddetto mistero della vita rendeva legittime o per lo meno pensabili. Una di esse è il "vitalismo" secondo cui i fenomeni vitali non sarebbero interamente esplorabili dall'indagine scientifica essendo soggetti a forze soprannaturali variamente denominate – il filosofo Henri Bergson (1854-1941) parlava a questo proposito di un "élan vital", una forza creatrice universale avente influenza anche sulla evoluzione delle forme viventi.

Ma è regola generale che la longevità protratta conferisce alle idee sbagliate la capacità di sopravvivere alle smentite se pur a costo di far loro assumere forme più imprecise e meno ambiziose. Il vitalismo, ad esempio, ormai screditato come teoria scientifica, ha dato luogo a varie fallacie mediche come la naturopatia e la medicina cosiddetta olistica. Di queste fallacie tratterà una seconda parte del post.

*"On ne renverse pas une théorie scientifique comme on renverse un gouvernement[...]. Ne tombons pas dans le ridicule de piétiner les chromosomes et de croire que le mendélisme est réactionnaire parce qu'il a été donné par un moine."