lunedì 2 marzo 2015

IDEOLOGIE, BIOLOGIA E MEDICINA II


IDEOLOGIE, BIOLOGIA E MEDICINA II


L'uomo ha sempre provato disagio per la modesta posizione in cui si è via via accorto di trovarsi nel creato e della quale vede innumerevoli conferme nella natura che lo circonda. Il biologo Jacques Monod ha descritto questa difficoltà in una sintesi così appropriata che vale la pena ricordare anche se è già molto nota:

"Noi vogliamo essere necessari, inevitabili, ordinati da sempre. Tutte le religioni, quasi tutte le filosofie, perfino una parte della scienza, sono testimoni dell'instancabile, eroico sforzo dell'umanità che nega disperatamente la propria contingenza."

Come già pensava Giulio Cesare, gli uomini sono portati a credere ciò che vogliono: facile dunque capire perché ogni teoria, concezione, ideologia che lusinghi il nostro desiderio di trascendenza possa contare su popolarità e durata. Una di queste idee è il vitalismo, secondo cui nel complesso apparato che regola gli aspetti fisici e, nell'uomo, mentali della vita esiste una componente immateriale, e inconoscibile perché fuori dalla portata dei nostri mezzi di indagine. In questa concezione è facile intravedere una componente providenziale. Il grande neurobiologo spagnolo Ramon y Cayal (1858–1934) racconta nelle sue memorie le discussioni che ebbe da studente di medicina con i suoi insegnati imbevuti di vitalismo cui appariva impossibile non vedere un elemento di finalità nelle reazioni dell’organismo alle malattie come ad esempio l’infiammazione. Idea seducente ma, ahimè, resa improbabile dagli strabilianti progressi della biologia molecolare i quali suggeriscono fortemente che tutti i processi degli organismi viventi sono spiegabili in termini di fisica e di chimica. 
ll vitalismo oggi è difficilmente proponibile come tale e sopravvive entro l'olismo, un'altra ideologia dai caratteri mal definiti – quindi più difficile a falsificare – e che, a differenza del vitalismo, riguarda altri campi oltre la biologia quali la fisica e la sociologia. Generalmente inteso, l'olismo propone di considerare ogni entità complessa solo nella sua interezza e ne rifiuta lo studio di parti separate. In biologia esso si basa sulla concezione degli organismi viventi come sistemi che devono sempre essere considerati nel loro complesso e non a livelli al di sotto dell'intera compagine. 
Le medicine non convenzionali (MnC) o complementari quali omeopatia, agopuntura, naturopatia, Ayurveda si sono impadronite dell'olismo e ne hanno fatto una loro bandiera. Ecco una tipica presentazione di esse da parte di chi le pratica:

"Le medicine complementari (MC) o non convenzionali [MnC] si fondano su una visione olistica della salute, nella quale corpo e mente sono integrati in un insieme organico, da cui deriva lo stato di salute inteso come benessere dell'individuo inteso nella sua totalità e in rapporto all'ambiente" (1).

Applausi, però a pensarci, e neppure tanto, si tratta di una costruzione metafisica in cui corpo, mente e, se si vuole, "spirito" sono legati assieme da non meglio definiti campi d’energia o forze vitali i quali a loro volta sono refrattari al metodo sperimentale e quindi inconoscibili con i mezzi di indagine a nostra disposizione. Questa concezione rifiuta in blocco il metodo analitico "riduzionistico" incolpato di ridurre le proprietà di un organismo complesso quale quello vivente alla pura e semplice somma delle proprietà della sue parti. 
Va subito detto che nel ricusare l'antipatico riduzionismo, l'olismo travisa il corretto metodo scientifico. Persone che di scienza se ne intendevano come il già citato biologo Monod, l'immunologo Peter Medawar e il fisico Joseph Weinberg hanno mostrato la scarsa plausibilità di questo approccio, contrario al modo di procedere che ha assicurato alla scienza gli spettacolari progressi che sappiamo. Weinberg ha paragonato il metodo scientifico alla curiosità di un bambino petulante il quale con i suoi ripetuti "perché?" non si accontenta delle risposte che via via riceve e ne richiede sempre di più precise e esaurienti. Tutto sommato, il ricercatore è un bambino incontentabile nel suo desiderio di saperne sempre di più. L'olismo interrompe questo processo virtuoso e pone un limite invalicabile alla conoscenza: fa in un certo modo come l'adulto che, seccato delle domande del piccolo, si mette il dito indice sulle labbra e  impone il silenzio.
Dunque, considerare sempre le cose nella loro interezza suona bene ma è facile rilevare di alcune decisive inconsistenze, prima fra tutte la vaghezza dei concetti utilizzati. Per esempio, l'integrazione tra corpo e mente "in un insieme organico" si riferisce a un difficile problema dibattuto da Aristotele in poi e che i recenti progressi della neuroscienza hanno se mai reso più intricato. Leggendo il recente libro del neurofisiologo Antonio Damasio "L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano" (Adelphi 1995), appare chiaro quanto sia improvvisato ispirare la cura delle malattie a un rapporto ipotetico di cui in essenza si ignorano natura e meccanismi.
Al riduzionismo è strettamente associato il concetto di scientismo: si parla di "riduzionismo scientistico" spesso come di un modello da evitare nella medicina clinica. Al quale è contrapposto il modello virtuoso risalente addirittura a Ippocrate per cui compito del medico è "guarire talvolta, lenire spesso, confortare sempre". 
Di nuovo, alate parole ma rispondenti alla realtà di oggi? No, la massima ippocratica si adatta a una medicina che non esiste più, quella anteriore a un secolo fa quando alla buona perizia diagnostica faceva ancora riscontro una essenziale impotenza terapeutica. Come dice il medico scrittore Lewis Thomas (purtroppo non riesco a reperire la citazione originale), fino agli inizi del 900 si consultava il medico più per sapere di che malattia si soffriva e qual era la prognosi che per ricevere i rimedi per guarirne, rimedi che il medico non poteva dare perché non c'erano. Allora non esistevano antibiotici, sulfamidici, antiipertensivi, corticosteroidi, antiinfiammatori non steroidei (salvo l'aspirina), antidiabetici, preparati ormonali sostitutivi ecc. La chirurgia aveva ambiti parimenti limitati: non si poteva operare sul torace, interventi sul cervello più che impensabili erano roba da fantascienza. Conclusione: il fatto che la guarigione sia divenuta  possibile per un sempre maggior numero di malattie ha fortemente diminuito l'importanza del secondo e terzo caposaldo del monito ippocratico: chiaramente, la guarigione comporta la scomparsa dei sintomi da lenire e rende il conforto superfluo.
Alla ideologia/fallacia naturalistica si riferisce il precetto, base della naturopatia, ed ancillare di altre MnC, per cui le cure devono ispirarsi alla natura intesa come entità essenzialmente buona. A una natura benigna risponde il concetto di "fitocomplesso" della fitoterapia per cui gli agenti farmacologicamente attivi contenuti nelle piante sarebbero in sinergia positiva, cioè aumenterebbero vicendevolmente le loro proprietà terapeutiche. Non esistono prove di ciò oltre il fatto che l'aglio è efficace al 100% nel tenere lontani i vampiri.
Che la natura voglia il bene delle creature viventi e dell'uomo in modo particolare è una illusione che ci lusinga e quindi dura a morire. In realtà, alla natura siamo sovranamente indifferenti come dice – per non chiamare in causa il solito Leopardi – il poeta inglese WH Auden:

"Looking up to the stars, I know quite well 
That, for all they care, I can go to hell,"

"You can't get an ought from an is": niente a questo mondo è necessariamente quello che secondo noi dovrebbe essere o sarebbe bene, anche eticamente, che fosse. Una constatazione ripetuta da Darwin in poi fino alla noia ma non per questo meno corretta.
I vaccini sono stati vittime periodiche di varie ideologie. Fin dall'inizio furono oggetto di critiche fuori tema e talvolta espresse in termini apocalittici a cominciare dal famoso economista inglese Thomas Malthus (1676-1734) che, riconoscendone implicitamente la grande efficacia contro  vaiolo e malattie infettive, cioè la principale causa di morte del tempo, temeva che fossero causa indiretta di un devastante aumento della popolazione mondiale. I religiosi furono tra i primi a fare obiezioni paventando una indebita interferenza nei disegni del Signore. Alcuni di essi temevano che con l'iniettare sostanze di origine animale quali i vaccini si corrompesse la natura umana. La grande vittoria dei vaccini sulla poliomielite, terrore dei genitori e dei bambini grandicelli d'una volta, conferì negli anni cinquanta grande popolarità a questi farmaci. Tuttavia, la loro successiva obbligatorietà per prevenire malattie meno drammatiche della polio come morbillo e scarlattina destò crescenti sospetti e critiche specialmente tra i sostenitori delle MnC i quali, è stato osservato, spesso si appellano a concezioni del passato.
A questo stesso tipo di fallacia si appella certa pubblicità di medicine e alimenti vantati come "privi di sostanze chimiche" intese come veleni artificiali. Come scrive il chimico Gianni Fochi in uno spiritoso librino (“Fischi per fiaschi nell'italiano scientifico”, Longanesi 2010) " 'chimico' non è affatto sinonimo di artificiale e sintetico, non è il contrario di naturale, genuino o salubre. [...] Ed è una leggenda figlia dell'ignoranza quella secondo cui la natura è buona e la chimica è cattiva: fra i più potenti veleni conosciuti ce ne sono di naturali." Tra l'altro, nota Fochi, in natura non c'è niente che non sia "chimico" ed esprimibile in termini capaci di spaventare gli ignoranti: ad esempio, il temibile "monossido di diidrogeno in fase liquida" che inquina ogni alimento non è altro che acqua di cannella.
I timori, legittimi, sui pericoli ambientali di un progresso tecnologico disordinato hanno generato falsi allarmi dovuti a scienza malintesa. Un esempio è il ruolo attribuito al mercurio contenuto in alcuni vaccini nel causare l'autismo o ADS ("autism spectrum disorders") sempre più spesso diagnosticato nei bambini occidentali. Questo elemento si trova nel Thiomerosal, un composto usato per impedire la crescita nei vaccini di batteri e funghi. A parte che la quantità di mercurio, e quindi dei suoi metaboliti, in una singola vaccinazione è minima (circa 15 milligrammi – molti di coloro che, anziani come chi scrive, si baloccavano da bambini col mercurio di un termometro rotto dovrebbero essere autistici) l'ADS non è per niente diminuito, anzi, in alcuni è aumentato, nei paesi industrializzati che hanno da tempo eliminato il Thiomerosal nelle vaccinazione pediatriche.
Alla scienza malintesa appartiene ideologia/fallacia quantistica. Un grado sofisticato di scienza malintesa riguarda l'uso approssimativo e maccheronico  di teorie scientifiche complesse quale la teoria dei quanti a giustificazione di MnC. Questa è una teoria controintuitiva e oltremodo difficile ("se credete di avere capito la teoria dei quanti vuol dire che non l'avete capita" diceva il fisico Feynman). E' quindi automatico che in mani non strettamente specialistiche e talvolta disinteressate chiamare in causa della fisica dia risultati per lo meno bizzarri.
Un esempio di questi tentativi è uno studio dal titolo "Towards a new model of homeopathic process based on quantum field theory" apparso nel 2006 su Forschende Komplementärmedizin, una rivista di medicina complementare (L. R. Milgrom (2006). Towards a New Model of the Homeopathic Process Based on Quantum Field Theory. Forsch Komplementärmed 2006;13:174-183.) L'autore, L Milgrom, è un chimico e omeopata britannico, provvisto di una certa preparazione fisico-matematica che gli consente di giustificare in teoria un intervento sprovvisto di basi scientifiche. Chi scrive non ha la competenza per giudicare il lavoro di Milgrom che però non ha impressionato la gente del mestiere. Un fisico del Politecnico di Milano, D Chrastinaha esaminato  lo studio trovandolo pieno di "fanciful mathematic formulae and expressions" incapaci di portare a conclusioni sensate.
Tra l'altro perché affaticarsi a dare un fondamento scientifico a una cura prima di accertare che questa cura "funzioni" per davvero? Come diceva il moralista e scrittore di scienza Bernard de Fontenelle (1657-1757), è bene assicurarsi che il fatto esiste prima di mettersi a ricercarne la causa ("assurons-nous bien du fait avant de nous inquiéter de la cause"). E nella grande maggioranza degli studi clinici ben fatti l’omeopatia, al pari delle altre MnC, non mostra effetti curativi specifici nonostante che i loro sostenitori affermano che "funzionano" ("work").
Parentesi. Cosa si intende affermando che un intervento medico "funziona" ("works" in inglese)? Lo sintetizza bene l'infettologo americano Mark Crislip secondo cui " 'funzionare' è diverso dall'avere un effetto benefico. Una interazione positiva tra paziente e curante, anche se vengono prescritte pseudomedicine, produce in alcuni pazienti la sensazione di miglioramento[…]. Queste medicine cambiano la percezione non la realtà…". Crislip dà anche una buona definizione di "worthless" nel senso inutile. Eccola: "Aggettivo. Uno studio clinico senza doppio cieco, placebo e avente come punto di riferimento il giudizio del paziente."
Un modo meno faticoso di vestire di scienza cure che con la scienza hanno poco o niente a che fare è appiccicar loro tout court l'aggettivo "quantistico". Così nella letteratura medica internazionale oltre la "Quantum Homeopathy" abbiamo la "Quantum Acupuncture", la "Naturopatia quantistica", il "Quantum Yoga" ed altre tecniche di rilassamento orientali. Esiste anche la "Naturopatia quantistica", un metodo di "trattamento naturale in assenza della persona" [immagino che voglia dire "il paziente"] che rende possibile il trattamento "a distanza". Cosa mirabile ma indubitabile, direbbe il Giusti. Scordavo, ci sono anche i Fiori di Bach quantistici.
L'esistenza di un complotto diffuso contro le MnC è una forma ideologica cui si ricorre spesso per evadere critiche e obiezioni. Qui l'uomo nero sono spesso le multinazionali del farmaco, timorose di vendere meno le loro medicine sintetiche e inquinate da "sostanze chimiche". Negli Stati Uniti si accusa il Food and Drug Administration (FDA) di complicità. E molta gente (37% della popolazione interpellata) crede che questa meritoria organizzazione "impedisca al pubblico di procurarsi cure naturali contro il cancro e altre malattie.


1. Toscana Medica numero di dicembre 2013 p 33. 

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