BACINO SULLA BUA, "CARGO CULT" E "FATA DEL DENTINO"
BACINO SULLA BUA
Ce lo dava la mamma o la tata, tutti da bambini ne abbiamo sperimentato l’effetto immediato sul dolore da abrasioni e ammaccature. La amenissima rivista americana “Annals of Improbable Research” ha pubblicato nel 1995 un immaginario studio clinico con tanto di rigorosi controlli che documentava in modo inoppugnabile il valore curativo del bacino sulla bua.
Va aggiunto che questa terapia (dottamente denominata “osculatoria”) è ancora più efficace se viene accompagnata da una cantilena ad hoc come questa in uso in Toscana:
“Bua, bua guarisci,
Il gatto ci ti pisci,
Ci ti pisci la gallina,
Bua guarisci domattina.”
“CARGO CULT” (SCIENZA DA)
Durante la guerra contro il Giappone gli americani crearono nelle isole del Pacifico basi militari che rifornivano con un flusso continuo di aerei cargo. Grande fu quindi il disappunto delle popolazioni locali quando, finita la guerra, smontati gli aeroporti e rimpatriate le guarnigioni, gli aerei smisero di arrivare e con loro il ben di dio che trasportavano.
Per propiziare il ritorno degli aerei, gli abitanti di alcune isole pensarono di costruire nuovi aeroporti che facessero da richiamo ai grandi uccelli meccanici e così fecero approntando piste rudimentali, torri di controllo fatte di legno, antenne radar di bambù ecc. Insomma delle volenterose e passabili imitazioni di aeroporti, magari da lontano indistinguibili da essi, che però non ebbero successo: gli aerei cargo continuarono a non farsi vedere.
Il fisico Feynman cita questo curioso fatto (la cui autenticità non è del tutto certa) per introdurre il concetto di “scienze da cargo cult”, false scienze cioè che seguono le forme esteriori della scienza ma non i principi di essa e quindi destinate all’insuccesso proprio come gli aeroporti posticci che rimasero deserti.
"FATA DEL DENTINO" (SCIENZA DA)
Nei paesi anglosassoni questa fata “compra” dai bambini il dente di latte appena caduto. Prima di addormentarsi i piccoli mettono il dentino sotto il guanciale e al risveglio trovano al suo posto una moneta. Harriet Hall è una dottoressa americana che ha ideato il concetto di “scienza da fata del dentino” (“tooth fairy science” http://www.skepdic.com/toothfairyscience.html). Quando si studia un fenomeno, dice la Hall, viene considerata una quantità variabile di fattori. Nella supposta monetizzazione del dente di latte si può indagare se la moneta lasciata dalla fata ha maggiore o minor valore in rapporto, per esempio, alle fasi lunari, a seconda se il dentino è avvolto o no in un fazzoletto, se si tratta di un incisivo invece di un molare eccetera. In questo modo si può ottenere una messe di dati con cui fare tabelle, statistiche con differenze significative e no. Tuttavia, quello che alla fine avremo imparato sarà senza valore perchè non abbiamo accertato in primo luogo se la fatina benefica esiste veramente.
COMMENTO
Ci sono rapporti tra queste divertenti pseudoscienze e diverse medicine dubbie quali le medicine non convenzionali (MnC). Prendiamo il "bacino sulla bua". Secondo molti suoi sostenitori l'omeopatia possiede efficacia specifica perché essa funziona anche nei bambini piccoli e negli animali, in soggetti cioè incapaci di concepire l'aspettativa di beneficio responsabile dell'ingannevole effetto placebo.
Lasciamo stare gli animali e limitiamoci ai bambini i quali, pur molto piccoli, rispondono, se non alla medicina in sé, al comportamento e alle aspettative dei genitori tanto da beneficiare anch'essi dell'effetto placebo connesso con qualsiasi cura. Infatti, i genitori che curano i figlioletti con l'omeopatia "credono" in questo intervento e il solo somministrarlo ne allevia l'ansia il che non può non riflettersi favorevolmente sulle condizioni dei piccoli.
Sono numerose le MnC che cercano di darsi una qualche legittimazione scientifica. Troppo grande fu la scossa data al mondo dell'intelletto quando apparve chiaro che le stelle e i pianeti ubbidivano alle leggi di Newton, e che su queste basi si poteva prevedere la posizione dei corpi celesti a distanza di anni e anni come la cometa di Halley che ricompariva esattamente ogni 75 anni. Da allora avere qualche lato in comune con la scienza venne considerato un requisito importante di affidabilità.
La meccanica quantistica si presta bene allo scopo. Questa sezione della fisica ha lati difficilmente comprensibili tanto che, secondo il fisico Feynman, se qualcuno afferma di capirla vuol dire che in effetti non l'ha capita. Le sue regole sono controintuitive mostrando che i fenomeni naturali possono avere comportamenti in apparenza eterodossi per spiegare i quali occorrono paradigmi scientifici nuovi. Alcuni omeopati sono stati lesti a immaginare un parallelo con l’omeopatia, la quale, inesplicabile secondo la medicina attuale, potrebbe essere retta da leggi ancora da scoprire. Difficile prendere posizione su una ipotesi così vaga.
La fisica quantistica si serve anche di una nomenclatura affatto nuova per esprimere concetti suggestivi quali "entanglement", collasso della funzione onda, rottura della simmetria, principio di indeterminazione. Concetti che trasferiti arbitrariamente all'omeopatia le conferiscono alcuni caratteri esteriori della medicina scientifica: un po' come le piste di atterraggio fasulle, le torri di legno, le antenne radar di bambù davano agli aeroporti del "cargo cult" l'apparenza di aeroporti veri.
Di recente un omeopata esperto di chimica, Lionel Milgrom, si è improvvisato fisico e ha cercato di elaborare una giustificazione quantistica dell'omeopatia clinica (http://www.karger.com/Article/Abstract/93662). Sforzo lodevole, ma solo per l'impegno perché bocciato nel merito dai fisici veri uno dei quali ha affermato che le elucubrazioni di Milgrom non erano "neppure sbagliate" (http://forums.randi.org/showthread.php?t=85740). Insuccesso più che prevedibile perché, e mi scuso per il lungo inciso, per poter ragionare correttamente di fisica quantistica occorre conoscere, oltre la matematica del liceo, anche il calcolo differenziale e integrale avanzato, le equazioni differenziali ordinarie e parziali, il calcolo vettoriale, alcune funzioni speciali di matematica fisica, la teoria dei gruppi e altro ancora. Studi che richiedono un impegno di norma decennale. E dopo essersi procurato la cornice necessaria per orientarsi nella meccanica quantistica occorre mettersi a studiarla. Questo per dare un'idea di quanto sia in potenza letale per chi non è del mestiere improvvisare in un campo minato di questa fatta.
Il termine "quantum" è anche usato come etichetta generica per dare agli occhi del grande pubblico un valore aggiunto ad altre pratiche mediche dubbie. Si hanno così l'agopuntura quantistica, la riflessologia quantistica, la naturopatia quantistica ecc.
E la "scienza da fata del dentino"? Un caso tipico è la grande quantità di lavori che studiano gli ipotetici "meccanismi d'azione dell'agopuntura". Ne sono esempio le numerose indagini di risonanza magnetica funzionale del cervello (fMRI) e quelle sul livello di oppioidi fisiologici e di neurotrasmittori quali la serotonina durante il trattamento con agopuntura (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18711761). Ancora maggiore è la quantità di studi sulle numerose variabili di questo intervento (localizzazione degli agopunti, penetrazione o no degli aghi, uso di altri mezzi di stimolazione quali semplici stecchini di legno appuntito, erbe scaldate come nella moxibustione, corrente elettrica, laser). Va detto per inciso che dell'agopuntura non abbiamo ancora una definizione soddisfacente: in essenza non sappiamo quando questa pratica cessa di essere il punzecchiare a caso e in vario modo la pelle dei pazienti e diventa agopuntura propriamente detta.
Ma che senso ci può essere a studiare i "meccanismi d'azione" di un intervento quando non siamo per niente sicuri che quell'intervento ha di per sé una qualche attività specifica? Perché quanto più si accumulano i lavori clinici sull'agopuntura tanto più si rafforza la convinzione che abbiamo a che fare con una procedura specialmente atta a provocare un effetto placebo e null'altro. L'agopuntura infatti fallisce secondo il metro di giudizio chiave di ogni prova clinica: il raffronto con i controlli: qualsiasi falsa agopuntura venga escogitata mostra, negli studi di buona qualità, effetti paragonabili a quelli della procedura autentica (http://www.dcscience.net/?p=6060).
Sotto questo aspetto, almeno per ora, gli studi riguardanti il funzionamento dell'agopuntura non sono altro che un vasto capitolo di una "scienza da fata del dentino". Come diceva il moralista e scrittore di scienza Bernard de Fontenelle (1657-1757), è bene assicurarsi che il fatto esiste realmente prima di mettersi a ricercarne la causa ("assurons-nous bien du fait avant de nous inquiéter de la cause").
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