domenica 14 maggio 2017

TELEFONI CELLULARI E TUMORI

TELEFONI CELLULARI E TUMORI

Sentenze contraddittorie si sono avute sul ruolo dei vaccini pediatrici come presunta causa di autismo. Qui il ricorso in appello ha corretto errori ma problemi di questo tipo continuano a presentarsi come mostra la sentenza di un giudice del lavoro di Ivrea il quale ha riconosciuto l’uso del telefono cellulare come causa di tumore intracranico condannando l'Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale a un dipendente di Telecom che al lavoro aveva fatto un uso assiduo dell’apparecchio.

La decisione è opinabile ed è stata anche riportata in modo errato dalla stampa, come "Sentenza storica: riconosciuto il nesso tra uso del cellulare e tumore al cervello" (Unità 27/4, 2017) o "Il cellulare provoca il cancro" (La Stampa 21/4, 2017). Chiariamo le cose: in questo caso non si tratta né di tumore al cervello né di cancro bensì di un neurinoma, un tumore istologicamente benigno della membrana isolante che avvolge un nervo (l’acustico) nel suo decorso entro la cavità cranica. A rendere il tumore pericoloso non è tanto la sua natura (essendo benigno si sviluppa lentamente e non dà metastasi) ma il fatto che esso si accresce entro un contenitore rigido comprimendo le strutture nervose circostanti e compromettendone la funzione. Detto questo, è dubbio che il giudice avesse elementi per riconoscere, come ha fatto con una sentenza, che è stato l'uso del cellulare a cagionare il neurinoma del paziente.

Accertare un nesso di causa–effetto è sempre stato difficile. Il greco Democrito (l’autore della teoria atomica della materia) diceva che avrebbe preferito trovare un vero rapporto del genere che diventare re di Persia mentre il filosofo Hume negava addirittura la causalità. Finezze filosofiche a parte, in medicina vengono continuamente accertate correlazioni causali utilissime per la prevenzione di malattie anche mortali, tra le più note quella tra fumo di sigarette e tumore polmonare riportata dall’inglese Richard Doll nel 1950. Certo, un tumore del polmone può svilupparsi in chi non ha mai fumato ma resta il fatto che chi fuma ha 15–30 volte maggiori probabilità di morire di questa malattia di chi non fuma.

E il telefono cellulare come causa di tumori intracranici? Qui non occorreva Sherlock Holmes per fare il seguente ragionamento e diventare subito scettici in proposito. Negli ultimi 30 anni il numero dei cellulari è aumentato a dismisura, solo negli Stati Uniti le utenze sono passate da 340,000 nel 1985 a 327.5 milioni nel 2014. Se il telefono cellulare provocasse tumori questa patologia sarebbe aumentata di pari passo o per lo meno sarebbe aumentata considerevolmente. Invece no, la letteratura medica qualificata ci dice che il numero di questi tumori è rimasto stazionario negli ultimi venti anni o forse leggermente diminuito. Certo, “absence of evidence is not evidence of absence” (l’assenza di prove non è prova di assenza) ma con un materiale clinico così enorme se ci fosse stato un rapporto tumori-cellulari questo sarebbe venuta fuori. E infatti chi sostiene una correlazione causale ricorre spesso al ripiego di dire che "è ipotizzabile” o "non si può escludere" che la colpa sia del telefonino. Ma con questo metro entriamo in un modo magico di cause e concause dove tutto diviene possibile e si può decidere in qualsiasi modo senza pensarci tanto: una babilonia. Tra l’altro non ci sono indizi che le onde elettromagnetiche usate nelle telecomunicazioni causino tumori: esse non sono ionizzanti e non danneggiano il DNA come fanno le radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza quali i raggi X, nota causa di tumori maligni.

Sull’eventuale rapporto tra cellulari e tumori esiste un monumentale resoconto del National Cancer Institute statunitense aggiornato al 27 maggio 2016 che ha rivisto criticamente tre grandi studi epidemiologici in proposito arrivando alla conclusione di dichiarare improbabile un nesso causale. Si tratta di studi molto ampi in cui sono state valutate molte variabili e, come da aspettarsi in simili casi, hanno mostrato qualche associazione marginale, ad esempio un leggero aumento del rischio di glioma cerebrale nel gruppo di soggetti che faceva un uso smodato del cellulare. 

In proposito c’è anche il giudizio del Comitato Scientifico della Commissione Europea sui nuovi rischi sanitari (“European Commission Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks” la quale ha considerato gli studi epidemiologici in proposito e concluso che l’uso del cellulare non comporta un aumentato rischio di tumori del cervello e di altre regioni della testa e del collo.

Per quel che riguarda il neurinoma del nervo acustico sono stati sollevati sospetti di una correlazione ancorché debole con l’uso del cellulare secondo uno studio dell’Università di Oxford smentita però da un successivo studio della stessa Università nel 2103.

Visita la pressoché totale assenza di dati positivi in materia, desta perplessità la sentenza emessa dal Tribunale del lavoro di Ivrea. Molti mezzi d'informazione hanno sottolineato la novità della sentenza come il quotidiano che ha parlato addirittura di “Sentenza Storica dell’Italia” dato che in nessuna altra nazione era stata ancora presa.

C’è da domandarsi però se con la profonda incertezza che perdura in questo campo possiamo trarre dalla vicenda, come sembra si sottintenda, motivo d’orgoglio nazionale dato che non c’è nessun merito a prendere per primi una decisione probabilmente incauta. Negli Stati Uniti sono in vigore i “criteri Daubert" per cui nei processi può essere riconosciuto come prova un dato avente giustificazione scientifica anche se esso non gode dell’appoggio della maggioranza degli scienziati. Leggo che nel 2010 la Cassazione ha accolto questi criteri nella giurisprudenza italiana. Nel nostro caso però non ci sono prove affidabili, neppure una che non sia poi stata smentita. Semplicemente non si sa. Ora l'ignoto è una nozione esistenziale che ha affascinato navigatori e poeti (Baudelaire anelava di partire per l'ignoto) ma non può verosimilmente servire da sostegno a una sentenza giudiziaria riguardante una questione scientifica.

Qui la sola conclusione logica che sarebbe stato bene prendere è dello stesso tipo del “debole parere” di fra Cristoforo secondo cui “non dovrebbero esserci né sfide, né portatori, né bastonate”: con quello che sappiamo, su cellulari e tumori non dovrebbero esserci decisioni. Almeno per ora.





Nessun commento:

Posta un commento