GRILLO E I VACCINI: COSA HA DETTO
Ripropongo, modificato, un vecchio post del 2013 perché contiene informazioni che non vedo riportate nella presente discussione in proposito.
Grillo (G) non è più ma è stato certamente contrario alle vaccinazioni obbligatorie ed ai vaccini in genere. Ai vaccini ha dedicato nel 1998 una puntata del suo spettacolo "Apocalisse Morbida" cominciando con l'affermare che le vaccinazioni obbligatorie sono 10. In realtà sono quattro (poliomielite, difterite, tetano, epatite B). Quello delle vaccinazioni è un soggetto molto complesso, affetto più che altri dalle incertezze della politica sanitaria. Non entriamo in tutto questo e limitiamoci a trattare un aspetto importante che G sviluppa. G sposa una tesi cara al movimenti "antivax" per cui i vaccini contro alcune malattie infettive, segnatamente quelle dell'infanzia, sono al meglio inutili perché queste patologie tendono a estinguersi spontaneamente. Quando essi non sono dannosi ad esempio, come hanno sostenuto alcuni del suo movimento, favorendo nei bambini l'insorgenza di autismo.
Dopo una fantasiosa, e, va detto, divertente, descrizione del meccanismo della vaccinazione, G si immagina una specie di congiura internazionale tesa per motivi economici a sostenere l'utilità dei vaccini, e a prova di ciò mostra una diapositiva (sotto) il cui contenuto ho ricostruito.
"Questi sono dati ISTAT" afferma G a mo' di certificazione - anche se sembra improbabile che l'Istituto Italiano di Statistica si metta a contare le malattie infettive americane. in alto. Come si vede, continua a un dipresso G, il vaccino contro la difterite è stato introdotto negli USA nel 1930 e la difterite è scomparsa nel 1950.
Ma non è merito del vaccino però, stabilisce G. Infatti, se guardiamo l'intero grafico (figura successiva) che, secondo G, "non ci hanno fatto vedere", "la difterite stava scomparendo per i cavoli suoi" (consenso e ilarità del pubblico).
Conclusione: il vaccino contro questa malattia è inutile, una specie di Maramaldo che infierisce contro un morente difterite.
Prima di assentire e partecipare al buonumore generale, non sarà male esaminare attentamente la seconda diapositiva. G l'ha tratta con ogni probabilità da un grafico compilato a cura dell'americana National Health Federation. Il grafico originale (figura successiva) è assai più complesso perché, oltre la difterite, riguarda morbillo, scarlattina, tifo e pertosse. In esso però vi è rappresentata non la prevalenza (numero di casi) di queste malattie come G sembra intendere per la difterite – e come anche il suo grafico riporta – ma la mortalità ad esse associata (qui il numero di morti per 100,000 casi). Il che è una bella differenza. In epidemiologia prevalenza e mortalità sono parametri indipendenti, ad esempio il morbo di Ebola ha una mortalità molto alta ma esso per fortuna è rarissimo.
Dal grafico si vede tra l'altro che, delle cinque malattie infettive, la difterite è nel complesso quella con la più alta mortalità, un carattere che consiglia in modo particolare la vaccinazione. Inoltre, secondo quanto G mostra, la vaccinazione antidifterica fu introdotta in USA nel 1930 mentre dal grafico originale risulta che in quell'anno essa era già praticata da 10 anni. Perché questa manomissione? Forse per celare la recrudescenza avvenuta in quegli anni della malattia che evidentemente non se ne andava "per i cavoli suoi"? Difficile dirlo.
Grazie ai rapidi progressi della medicina avvenuti nel secolo scorso è solo naturale che la mortalità per malattie infettive stesse gradualmente diminuendo anche prima delle vaccinazioni. Questo non vuol dire però che la difterite stava scomparendo in seguito a un suo ravvedimento nei nostri confronti o perché si era commossa leggendo "Mors. Nell'epidemia difterica", la bellissima poesia in cui Carducci piange la perdita del figlioletto morto, appunto, di difterite.
Essa uccideva meno perché i medici erano diventati più abili a curarne le complicazioni mortali. Che poi le malattie infettive non tendano per loro natura alla estinzione e che i vaccini siano decisivi a farle scomparire lo dicono esperienza e buon senso. L'igiene e le migliorate condizioni di vita non bastano. Prendiamo la poliomielite, una malattia veramente orribile, terrore dei genitori della prima metà del 900 scomparsa in Italia dopo l'introduzione del vaccino. Impossibile non fremere di commozione vedendo la foto della sala d'un antico reparto di pediatria ove stavano allineati alcuni polmoni di acciaio da ognuno dei quali spuntava il visino di un fanciullo col diaframma paralizzato.
Secondo G il vaccino contro questa malattia sarebbe inutile, una specie di Maramaldo che infierisce su un morente.
Va detto anche che le ricorrenti epidemie di polio non risparmiavano le società più progredite, anzi si aveva l'impressione che colpissero di più i paesi dove l'igiene e le condizioni di vita erano migliori come le nazioni del Nordeuropa e gli Stati Uniti.
G non pensa così e infatti aggiunge scandendo le parole: "La poliomielite stava scomparendo per i cavoli suoi", e poi (gridando): "Sabin, il grande scienziato, un Di Bella, uno che non ha venduto nulla [cioè non praticava la medicina per lucro] è morto col dubbio sul suo vaccino. Là dove hanno fatto le vaccinazioni le malattie sono scomparse, là dove no, lo stesso."
A parte che nulla suggerisce che Albert Sabin dubitasse della utilità del suo vaccino, ciò è falso: oggi la poliomielite persiste in forma endemica (quando cioè l'infezione si perpetua senza l'intervento di una causa esterna) in Nigeria, Pakistan e Afganistan: proprio nei paesi ove la vaccinazione generalizzata è ostacolata da arretratezza e da religiosi che vedono in essa uno strumento dell'Occidente per turbare i loro paradigmi. Dando retta a G e ai talebani avremmo tutti da perdere, sia, ovviamente, chi vive nelle zone ove la malattia persiste, sia da noi ove essa è ormai roba del passato: in Italia l'ultimo caso di polio è occorso nel 1982.
Come quello del vaiolo, il virus della poliomielite colpisce esclusivamente l'uomo e quindi la sua eliminazione dalla faccia della terra è tecnicamente possibile come, infatti, è avvenuto per il vaiolo, una malattia dichiarata estinta nel 1980 e il cui virus oggi vive solo in qualche laboratorio. E' immaginabile il pericolo che i paesi progrediti correrebbero smettendo di vaccinare e persistendo nel mondo grandi sacche di questa infezione. Questo perché col passare del tempo sarebbero sempre più numerosi i non vaccinati infettabili e con essi la possibilità che tornino a svilupparsi epidemie di polio in popolazioni che le vaccinazioni degli avi avevano reso indenni. La poliomielite non è scarsamente infettiva come, ad esempio, la SARS: la polmonite virale che a intervalli preoccupa tanto l'opinione pubblica. La poliomielite si diffonde rapidamente ed è facile immaginare il rischio di nuove epidemie anche considerando il costante aumento dei viaggi internazionali, migrazioni e con essi le occasioni di contagio. Tra l'altro, i vaccini non sono come farmaci di sintesi producibili quasi senza indugio su scala industriale. Per farli occorre tempo, ad esempio il vaccino per l'influenza stagionale suina richiede da 4 a 6 mesi. C'è quindi anche il rischio di non avere subito i mezzi per arginare improvvise epidemie.
Di passata Grillo accenna anche alla tossicità dei vaccini dovuta al mercurio del Thimerosal, un antisettico contenente mercurio e usato come conservante in alcune preparazioni farmaceutiche. Esso fu introdotto per impedire la crescita di funghi e batteri dopo un terribile incidente avvenuto negli Stati Uniti nel 1928 in cui morirono di difterite 12 su 21 bambini vaccinati da una fiala multiuso infetta. Ora, siccome "è la dose a fare il veleno" occorre sapere che secondo la Environmental Protection Agency americana non c'è pericolo ad assumere 0.1 microgrammo di mercurio moltiplicato il peso del nostro corpo in chilogrammi (secondo la Food and Drug Administration il limite è 0.4 microgrammi). E il mercurio del Thimerosal usato nelle correnti preparazioni farmaceutiche è inferiore a queste dosi. Timori oltretutto del passato riguardo ai vaccini pediatrici poiché, almeno in Europa e negli Stati Uniti, essi non contengono più questo conservante.
PS. E' notevole che a distanza di secoli si torni ad avere dubbi sull'utilità delle vaccinazioni i cui benefici furono subito compresi dalle menti illuminate (in verità non tutte) del tempo in cui furono introdotte. Ed era anche stato anche capito il meccanismo della protezione da vaccini. Nell'ode scritta nel 1756 "L'innesto del vaiolo" e dedicata al dottor Gianmaria Bicetti fautore di questa pratica, il Parini spiega che il medico:
"Del regnante velen spontaneo elegge
Quel ch'è men tristo; e macular ne suole
La ben amata prole,
Che, non più recidiva, in salvo torna."
Chi dice che scienza e poesia non possono andare d'accordo?
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