domenica 20 settembre 2015

"FORZA VITALE": UN UTENSILE DELL'IGNORANZA DURO A MORIRE


"FORZA VITALE": UN UTENSILE DELL'IGNORANZA DURO A MORIRE

"Exact knowledge is the enemy of vitalism" (Francis Crick: Of Molecules and Man, Prometheus 2004)


Nella prefazione del suo libro: "DNA, the Secret of Life" Arrow 2003, James Watson, lo scopritore assieme a Francis Crick della struttura del DNA, ricorda che il suo collega in una occasione si vantò pubblicamente di aver trovato il "segreto della vita". Anche se poco consona all'understatement britannico non era una fanfaronata: la scoperta, dice Watson, aveva tra l'altro posto fine all'eterno dibattito se la vita "abbia una essenza magica e misteriosa (vitalismo), oppure fosse il semplice prodotto di normali processi fisici e chimici".

Gli scienziati, anche religiosi, capirono alfine che la piena comprensione dei processi vitali non richiedeva la rivelazione di nuove leggi della natura. Alla luce del DNA la vita appariva come una vastissima gamma di reazioni chimiche coordinate secondo un set di istruzioni trascritte digitalmente in ciascuna cellula del nostro corpo. In questo modo la vita è stata demistificata: il funzionamento degli organismi viventi non richiedeva più il soccorso di leggi biologiche autonome, ma diveniva spiegabile per mezzo scienze ordinarie come la chimica organica e la biologia molecolare. Come nota il biologo Ernst Mayr, anche i processi che regolano l'eredità biologica, e quindi l'evoluzione degli organismi viventi, diventarono comprensibili in termini di forze fisiche agenti secondo leggi impersonali.

Sarebbe hybris affermare che allo stato attuale delle conoscenze questa visione riduzionistica della vita spiega tutto e, se non fosse altro, il vitalismo offre una stampella utile a sorvolare sulle molte domande per ora prive di risposta (una tipica: cos'è che fa dischiudere ("unzip") il DNA nei processi di sintesi e di divisione cellulare?). A questo proposito è interessante notare che alcuni ricercatori di successo, anche vincitori di premi Nobel come il fisico Wolfgang Pauli, al termine della loro carriera scrivono saggi filosofici ove in vario modo riconoscono che in natura possono esistere questioni non assoggettabili ai comuni metodi di ricerca. Forse sarebbe anche hybris affermare che un giorno ogni fenomeno vitale sarà chiarito a puntino con la sola chimica. Tuttavia, mentre il vitalismo è una supposizione di comodo che sembra spiegare tutto mentre in realtà non spiega nulla, l'approccio riduzionistico della fisica e della biologia fa continui, rapidi progressi e offre spiegazioni sempre più esaurienti*.

Pur ridotto a soggetto avente un posto legittimo solo nella storia della scienza, il vitalismo continua a vivere e prosperare in discipline mediche che si discostano in vario modo e grado dal metodo scientifico quali sono le medicine complementari o CAM (acronimo dell'inglese Complementary Alternative Medicines). Non è un affare da poco, milioni di persone pensano di curarsi efficacemente con esse e in Italia alcune di loro sono state incluse nei livelli essenziali ("essenziali", avete capito bene) di assistenza (LEA) da molte amministrazioni regionali. "Dall'omeopatia all'agopuntura le cure alternative entrano in ospedale" sembra compiacersi il quotidiano Repubblica con una intera pagine del numero del 22-5, 2014**. Ora, chi più chi meno, tutte le medicine complementari si servono di riferimenti propri del vitalismo per spiegare l'origine delle malattie e i modi che propongono per combatterle. Queste le canzoni che di solito vi si trovano per entro:

1. L'anima (definizione non allegata) è intimamente legata al corpo e lo influenza con forze/energie spirituali.
2. La salute esiste quando queste forze sono in equilibrio armonioso tra loro. La malattia insorge quando l'equilibrio viene turbato – qui c'è chiaro un parallelo con la teoria umorale della medicina, un vecchiume che sono occorsi due millenni per, finalmente, sbarazzarcene. 
3. Ogni medicina complementare ha un suo modo per ristabilire questo equilibrio virtuoso e con esso la salute.
4. Il nostro corpo possiede una naturale tendenza alla guarigione (la "Vis medicatrix naturae" dei Romani) e le medicine complementari promuovono questa tendenza.

Si tratta di concetti venerabili della nostra cultura filosofica e medica condivisi dalle principali filosofie e medicine orientali e che le medicine complementari rimettono in circolazione in varie maniere. Alcune ricorrenti affermazioni in proposito. 

"L’energia vitale non è immateriale, è una sostanza e la Forza [maiuscolo nel testo] vitale è una forma della sostanza." Così assicura ER, responsabile d'un ambulatorio omeopatico USL funzionante in Toscana.

"L’agopuntura va ad agire regolando e bilanciando il flusso di energia e sangue"
e, per chi non lo sapesse: "Il fegato regola il flusso dell'energia vitale". Va detto che alcuni sostenitori dell'agopuntura hanno cercato di affrancarsi dal vitalismo proponendo per essa meccanismi d'azione fondati sulla medicina scientifica. Il problema è che gli effetti di questo intervento sono interamente spiegabili con un effetto placebo. 


Anche per l’Ayurveda, medicina tradizionale indiana che sta diffondendosi in Occidente, il corpo fisico è pervaso da energie vitali (dosha) in proporzioni diverse. Le patologie nascono quando si vengono a creare degli squilibri nei dosha (vikriti).


Popolare, e usata in alcuni ospedali regionali italiani, sta diventando anche il Reiki, disciplina spirituale la quale "grazie ad attivazioni energetiche permette di aumentare il passaggio di energia vitale attraverso il nostro sistema psicofisico". 

La naturopatia, una forma di medicina complementare su cui, apprendo, le Regioni si stanno dotando di una propria regolamentazione. La naturopatia sottolinea quanto sia importante la tendenza naturale del corpo umano alla guarigione e della necessità di aiutare questa benefica tendenza. Come? Migliori stili di vita, nutrizione sana, rimedi "naturali". Niente da obiettare in principio, a parte i rimedi "naturali" che non devono sostituire rimedi dotati di efficacia specifica.

Che dire dunque di questi modi di curare i malati? Sono tutte terapie, o meglio interventi, che hanno fondamenti non accertabili***, un po' come l'invisibile teiera di porcellana che Bertrand Russell immagina orbitare attorno alla Terra. Questa teiera sarebbe così piccola da essere al di sopra del potere risolutivo di ogni telescopio. Impossibile quindi provare che non esiste ma, sostiene Russell, sarebbe illogico usare questa impossibilità come prova che la teiera in realtà c'è. Se vogliamo fare un'altra analogia possiamo ricorrere al drago che un ipotetico amico dell'astronomo Carl Sagan sosteneva risiedere nel proprio garage ma di cui non c'era nessun modo di accertarne l'esistenza.

Per ultimo vorrei parlare della supposta generale tendenza alla guarigione del nostro corpo, un pilastro di queste medicine, specie della naturopatia. Tendenza che non è poi tanto generale perché spesso non c'è. Tralasciamo l'esempio drammatico dei tumori maligni di regola immuni da ogni forma di autocorrezione, e prendiamo quello del glaucoma acuto che una semplice, innata coordinazione degli organi oculari potrebbe curare – e non lo fa. Mi spiego in breve. L'umor acqueo viene continuamente prodotto dal corpo ciliare (vedi figura) alla non tanto piccola quantità di 2.5 µl per minuto. La stessa quantità di liquido viene espulsa nello stesso tempo superando lo resistenza al deflusso opposta da un filtro chiamato trabecolato sclerocorneale (trabecular meshwork). Questa resistenza fa sì che all'interno dell'occhio si stabilisce una pressione attorno ai 15 mmHg che mantiene la forma sferica del bulbo oculare. Ora può accadere che la radice dell'iride vada a coprire il trabecolato ostruendo all'acqueo la via di deflusso. Se esistesse una generale tendenza alla guarigione basterebbe che il corpo ciliare sospendesse la produzione dell'acqueo. Invece niente di tutto ciò: il corpo ciliare continua a produrre la stessa quantità di liquido (2.5 µl) al minuto. Questo fa sì che la pressione dell'occhio cresca progressivamente fino a 60 mmHg schiacciando i vasellini sanguigni che nutrono la testa del nervo ottico e procurando cecità a meno di un rapido intervento chirurgico (oggi incruento grazie a un tipo di laser) che sblocchi le vie di deflusso. Intervento che, per inciso, procura al chirurgo l'enorme soddisfazione professionale di vedere letteralmente rinascere un paziente che pochi minuti prima si torceva del dolore.





*Per capire quanto in profondità la scienza può render conto dei fenomeni naturali vedi il secondo capitolo (On a piece of chalk) del libro di S Weinberg Dreams of a Final Theory, Hutchinson 1993, ove l'autore risponde alle domande di un immaginario curioso che gli chiede di spiegargli perché il gesso è bianco. La prima risposta soddisfa solo parzialmente il curioso che come un bambino petulante con i suoi continui "perché?" chiede delucidazioni sempre più esaurienti. Sicché in stadi successivi si passa via via dalla prima semplice spiegazione simile alla manzoniana "Come la luce rapida/Posa di cosa in cosa/E color vari suscita/Dovunque si riposa", a spiegazioni sempre più profonde fino a coinvolgere le leggi della meccanica subatomica.

**Il giornalista, forse pensando di dar prova di equanimità, porta ai lati del pezzo due pareri: uno favorevole e uno contrario. Ma dico io: si può essere favorevoli, per esempio, all'omeopatia? Signor giornalista, a quando un bell'articolo sull'astronomia geocentrica con annessi trafiletti pro e contro?

***Che la convinzioni devono essere fondate se ne sono accorti anche i poeti (vedi i versi 155-158 della Ginestra di Leopardi).





















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