"LA MARIJUANA E' SOPRATTUTTO UN VEGETALE"
Lo scrittore russo Anton Cechov morì a soli 44 anni di tubercolosi polmonare. La malattia lo aveva progressivamente indebolito tanto che negli ultimi tre anni di vita (morì nel 1904) Cechov riuscì a scrivere solo due racconti di media lunghezza ("L'arciepiscopo" e "La fidanzata"). Sono racconti eccezionalmente belli ed è davvero deprecabile che la morte abbia privato tanto presto l'umanità di uno scrittore così dotato.
Vicinissimo alla fine, Cechov, incapace ormai di lavoro creativo, passava il tempo a rivedere un atto unico in forma di monologo scritto in gioventù: "Il tabacco fa male" in cui Ivan Nijuchin, un povero diavolo costretto da una moglie tirannica a tenere una conferenza sui danni del fumo, approfitta dell'occasione per confidare al pubblico le angherie della consorte. Del tabacco Nijuchin non parla quasi mai definendolo en passant "soprattutto un vegetale".
Si tratta di una comica fallacia logica: non si può applicare un avverbio come "soprattutto" a una categoria così generale. Errori di questo tipo si trovano nelle discussioni in atto sulla legalizzazione della marijuana (M) nel nostro paese.
Alcuni sono comuni controsensi: "E se due sostanze altamente nocive sono permesse, perché la cannabis - che non uccide - non può essere legalizzata togliendo così anche terreno alla criminalità organizzata?" ci si domanda su un diffuso quotidiano nazionale. Il che è un non sequitur perchè la presenza tollerata di abitudini dannose non giustifica togliere il divieto a un'altra potenzialmente dannosa.
Un altro argomento fallace usato in proposito è il cosiddetto "argumentum consensus gentium" per cui si presume che le idee aventi un maggior numero di condivisioni siano quelle giuste. Quindi, se l'Uruguay, come recentemente quella repubblica ha fatto, e alcuni stati nordamericani hanno legalizzato l'uso della M vuol dire che è giusto e che conviene farlo anche da noi. A sostegno di ciò vengono ipotizzate alcune conseguenze favorevoli alla legalizzazione quale la lotta al racket che verrebbe privato degli introiti derivanti dal commercio illegale. In realtà prevedere gli esiti collaterali di una riforma è tutt'altro che facile: "Although we may learn to foresee many of the unintended consequences of our actions (the main aim of social technology) there will always be many which we did not foresee" sosteneva il filosofo della scienza Karl Popper. Il capitolo XXVIII dei Promessi Sposi, ove si parla del tetto imposto al prezzo del pane a Milano dal gran cancelliere Ferrer, riporta le conseguenze inattese (specie da Ferrer) a questa decisione e alle misure prese poi per rimediare alle conseguenze non previste della prima.
Un altro motivo addotto in sostegno alla liberalizzazione della M è quello di facilitarne l'impiego in medicina. Qui occorre precisare se intendiamo le molecole farmacologicamente attive contenute nella cannabis oppure il fumo di sigarette fatte con componenti di questo vegetale.
Nel primo caso non occorrono nuove leggi. La M contiene alcune molecole, i cannabinoidi, capaci di agire su recettori presenti nel nostro sistema nervoso centrale producendo svariati effetti tra cui quello di attutire sintomi spiacevoli quali dolore e nausea. Non si vede perchè queste molecole e composti di sintesi analoghi non possano essere testati come è stato fatto per innumerevoli altri, e se, ritenuti idonei, usati in clinica quando ci siano le indicazioni.
Legalizzare il fumo della M appare invece come una contraddizione normativa: ci diamo da fare per scoraggiare il fumo del tabacco, ne divulghiamo i danni, lo proibiamo nei locali pubblici - perfino nei giardini pubblici come è successo a Trieste - e poi diamo il via libera al fumo delle foglie di un altro vegetale? Certo, nessuno, è sperabile, fuma 20 e più sigarette di M al giorno come accade per le sigarette di tabacco ma sappiamo troppo poco sugli inconvenienti a lungo termine di questa inedita distrazione. Un amico che in passato ha diretto il programma fumo e salute al National Cancer Institute americano mi informa che il catrame del fumo di sigarette di M è piú carcinogeno sulla pelle dei topi che il catrame delle comuni sigarette. E' bene non affrettarsi a trarre conclusioni da qualche dato su animali per quel che riguarda l'uomo ma l'osservazione è tutt'altro che incoraggiante, ci sono farmaci potenzialmente utili non entrati in uso per meno.
Altri motivi di cautela sono i numerosi dati riguardanti sostanze aventi effetti analoghi a quelli dei cannabinoidi quali cocaina e oppiacei di cui parla un recente numero dello Scientific American. Queste sostanze infatti indurrebbero cambiamenti epigenetici su alcuni geni sensibilizzandoli alla droga e facilitando la dipendenza ad essa.
Sigarette di M come medicina? Qui si cade nelle stesse contraddizioni della fitoterapia. La composizione chimica dei vegetali varia grandemente a seconda del terreno di coltivazione, del tempo atmosferico, dei concimi, e con essi la quantità delle molecole medicamentose ivi contenute. Usati come medicine, i vegetali sono sì efficaci dato che contengono molecole farmacologicamente attive ma l'effetto che producono è di entità variabile data la loro difficile standardizzazione. Per di più c'è un corredo di potenziali effetti collaterali causati dalle tutte le impurità del rimedio. Si tratta insomma di una protomedicina che oggi non ha ragione di essere.
Secondo il nipote, la notte in cui morì Carlo Collodi (l'autore di Pinocchio) lo scrittore, tornando a casa da una cena presso amici, si sentì mancare il respiro e acquistò sigarette "antiasmatiche" in una farmacia fiorentina. Queste sigarette erano a base di stramonio, un vegetale ricco di alcaloidi aventi una azione rilassante sulla muscolatura liscia dei bronchi, e facevano parte dell'armamentario dell'epoca per la cura dell'asma assieme a cure "sudatorie"; inalazione di aria compressa, di cloroformio, di trementina; applicazioni di carte senapate sul petto ecc. La concomitanza dà un'idea di quanto sia datata l'idea di usare sigarette a scopo terapeutico. Collodi morì nel 1890.
Ricapitolando, la presente discussione sulla legalizzazione della M nel nostro paese presenta alcuni ingredienti che hanno contribuito al pasticcio Stamina ove chi caldeggiava il trattamento si serviva di slogan emotivi, ad esempio proclamandosi "dalla parte dei pazienti", e di argomenti poco pertinenti come malintese "cure compassionevoli". Sicchè, tutto sommato, è quasi meno errato considerare la marijuana "soprattutto un vegetale", come faceva Nijuchin per il tabacco, piuttosto che una medicina razionale o un responsabile mezzo di svago.
Nessun commento:
Posta un commento