Il filosofo della scienza Ludovico Geymonat non aveva una grande stima della cosiddetta filosofia naturale che considerava un "abbandono alle forze sfrenate della fantasia che ha prodotto le più ridicole assurdità". Questo modo di pensare nacque nella Germania di fine settecento ove prese il nome di "Naturphilosophie". Esso presupponeva l'unione dello spirito con la natura alla quale veniva attribuita una specie di intelligenza inconscia e una capacità intrinseca di manifestarsi ed evolvere in ogni sua forma secondo schemi preordinati. "La natura non lo sa ma è intelligente", sosteneva Friedrich Schelling, il filosofo idealista che fu il principale propugnatore di questa dottrina.
L'idea di attribuire alla natura proprietà spirituali era adatta a soddisfare l'uomo cui è sempre seccato di vivere in un mondo senz'anima che lo ignorava. Questo gradimento è forse il motivo principale per cui aspetti della "Naturphilosophie" sopravvivono ancor oggi. Uno di questi aspetti è il concetto di "olismo" che negando il dualismo corpo-anima dichiara improprio ogni studio sull'uomo rivolto solo a una di queste componenti.
Va detto che la sopravvivenza della filosofia naturale non è certo dovuta alla sua utilità pratica dato che essa, come nota Geymonat, ha indotto molti suoi adepti a errori. Uno di essi è la teoria dei colori di Goethe il quale, attribuendo qualità spirituali alla luce fisica, affermava che la luce bianca "doveva" essere immacolata per natura e non risultare da una mescolanza di colori come invece aveva mostrato Newton. Goethe persistè nell'errore argomentando a lungo contro le "unwähre und kaptiöse" (false e capziose) concezioni del sommo fisico e prendendo così un notevole granchio. Eppure nel "Faust" Goethe fa dire a Mefistofele: "Disprezza intelletto e scienza e sarai mio per sempre".
Patria di origine della "Naturphilosophie", la Germania è oggi la ovvia sede della "medicina naturale", un approccio terapeutico che si propone di conservare e recuperare la salute con l'assecondare la benefica azione della forza vitale in noi piuttosto che con gli interventi della medicina moderna. A questo proposito la rivista "Der Spiegel" ha pubblicato nel 2013 un articolo intitolato "Der heilende Geist ("Lo spirito che guarisce") e che ha come sottotitolo: "Medicina: sani con la meditazione e il rilassamento". Che bella cosa: addio esami clinici scomodi e medicine rischiose.
Lo Spiegel è una rivista seria e in genere merita la fatica di penetrarne il tedesco che è più difficile della già difficile media di questa lingua. Nell'articolo si afferma in essenza che la nostra mente è capace di promuovere fisicamente la guarigione dalle malattie grazie alla sua diretta connessione con la materia corporea. E come? Uno dei modi è la meditazione orientale come illustra la lievitazione dell'uomo assorto in pensiero raffigurato nella copertina. In essenza l'articolo consta di 17 interviste fatte a psicologi e medici tedeschi e americani, tutte esprimenti sostegno più o meno diretto a queste tre tesi:
1. La mente (anima, spirito, pensiero) è organicamente connessa con il corpo
2. La mente ha la capacità di influenzare il corpo in vari modi
3. Questa influenza può essere sfruttata nella cura di varie malattie principalmente per mezzo della la meditazione
Va detto per prima cosa che l'unanimità degli intervistati nel sostenere questi tre punti è sospetta: nelle questioni mediche accade raramente che tutti siano d'accordo e questo vale in modo speciale per le tesi dell'articolo sulle quali esistono molti distinguo e in qualche caso notevole scetticismo. Avere incluso nell'articolo alcuni dati e testimonianze discordanti avrebbe giovato alla sua credibilità.
La interviste possono essere riunite in quattro gruppi in base al tipo di disturbo che secondo l'articolo può esser influenzato favorevolmente dalla meditazione.
1. Depressione: 5 testimonianze. I tipi di meditazione citati sono orientali come Yoga, Tai-Chi, Qigong. Si fa anche cenno a effetti sul cervello prodotte da questi metodi che sono documentabili con metodi neuroradiologici.
2. Malattie corporee: 5 testimonianze secondo una delle quali la meditazione sarebbe efficace nei disturbi del ritmo cardiaco, e secondo un'altra sui sintomi del morbo di Parkinson. Vengono citati anche risultati epidemiologici che mostrano una relazione diretta tra situazioni familiari ed economiche favorevoli e longevità. Anche qui vengono citati risultati neuroradiologici che documentano un effetto della meditazione sul sistema nervoso centrale.
3. Dolore: 3 testimonianze. La meditazione è utile nel dolore in generale e in alcuni casi specifici come il diffusissimo dolore lombare cronico ("low back pain").
4. Due interviste riguardano anche i benefici effetti che può avere una informazione adeguata a pazienti prima di un importante intervento chirurgico, ma qui davvero non si dice una novità. Tra l'altro l'indispensabile consenso informato del paziente a ogni intervento medico presuppone una soddisfacente informazione.
L'articolo è in fondo una riedizione aggiornata di vecchie concezioni cui si è aggiunto il lato glamour dal ricorso a cure esotiche. Purtroppo non esistono ancora prove convincenti che la forza di volontà abbia di per sè il potere di farci recuperare la salute fisica. I risultati positivi di cui parla l'articolo riguardano sintomi soggettivi e sono probabilmente conseguibili con una comune psicoterapia. Interessanti ma da confermare i risultati ottenuti con tecniche radiologiche speciali che documentano l'influenza della psiche su speciali aree del cervello. Un esempio di ciò è una indagine citata dall'articolo in cui la risonanza magnetica mostrava che dopo un periodo di meditazione aumentava la sostanza grigia in una zona cerebrale importante per l'apprendimento e la memoria mentre la diminuiva in un'altra devoluta all'ansietà e allo stress. Dato interessante ma da accettare con cautela perchè documentare con la neuroradiologia eventuali effetti sul cervello di malattie psichiatriche o interventi terapeutici è un'area di ricerca tra le più aleatorie e inquinate da falsi positivi.
Lontana dall'esser provata è anche l'asserzione, menzionata nell'articolo, di due psicologi americani, Humphrey e Skoyles, per cui l'ottimismo e la fiducia hanno una forte influenza benefica sulla salute. Certo è plausibile che ottimismo e fiducia aiutino nella gestione di una malattia e ne influenzino positivamente il decorso ma ciò avviene per vie indirette ad esempio incoraggiando l'osservanza delle prescrizioni sulla condotta di vita da tenere e la regolarità nella assunzione dei medicinali.
Credibili sono i dati che mostrano una influenza favorevole della meditazione su dolore e ansietà. Nulla di straordinario tuttavia perchè questa azione benefica è facilmente spiegabile col solito effetto placebo e connessa secrezione nel nostro cervello di oppioidi endogeni o endorfine. Attenti poi a non cadere nell'errore di attribuire al presunto fondamento di una cura effetti che invece sono prodotti dai suoi aspetti esteriori. Nel caso della meditazione il messaggio più o meno esplicito di chi la propone è che essa funziona grazie all'influenza diretta che la mente ha sul corpo. Tutto invece fa supporre che l'influenza sia indiretta: ad agire non è la meditazione in sè ma il rituale esotico che la accompagna e che genera l'effetto placebo.
Da qui si comprende la contraddizione alla base di questa terapia. I suoi sostenitori cercano di diffonderla provando ad armonizzare le tecniche di meditazione del buddismo e dall'induismo con le fredde regole della medicina moderna senza avvertire che così facendo rendono inefficaci questi interventi perchè li privano della capacità di generare il solo effetto di cui essi sono capaci che è l'effetto placebo. Una conciliazione tra l'altro difficile dato che queste tecniche sono basate su autorità e tradizione, due principi in diametrale contrasto con quelli della medicina basata sulla scienza. Per non parlare del comico spettacolo di confusi pazienti, spesso attempati e in sovrappeso, che si ingegnano ad assumere le scomode posture degli asceti orientali.

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