ACQUA, AGOPUNTURA E DIGIUNO
Gil Blas (GB) è il giovane protagonista del romanzo omonimo di Alain Réné Lesage (1668–1747) ambientato nella Spagna del seicento. Uno dei capitoli più divertenti riguarda il lavoro di GB al servizio del dottor Sangrado di Valladolid che curava i malati con l'acqua, secondo lui un vero toccasana. L'acqua, diceva Sangrado, è un dissolvente universale che sciogliendo tutti i sali ha mirabili effetti sulla circolazione: "Il corso del sangue è rallentato?” L'acqua lo sveltisce. E' troppo rapido? L'acqua ne arresta l'impetuosità."
I risultati però erano cattivi. I malati morivano, del resto non più di quanto facessero quelli curati dagli altri medici della città. La situazione peggiorò durante una epidemia di febbri maligne (così le chiama GB) che colpì Valladolid, nel corso della quale, nonostante le generose dosi di acqua prescritte, accadeva di apprendere già alla seconda visita che il malato era in agonia o addirittura era già morto e sepolto.
Sembra che lo spirito del dottor Sangrado viva ancora a giudicare da una morte avvenuta in concomitanza con l'ingestione di tre litri di acqua al giorno e digiuno prolungato (3 settimane), il tutto corredato da sedute di agopuntura. Un medico aveva ordinato questo trattamento per curare la sclerosi multipla di cui la paziente soffriva.
I fondamenti di questa singolare terapia? Non ci sono, o meglio vanno cercati nel calderone con cui in genere vengono giustificate le medicine non convenzionali/complementari. Ne possiamo leggere alcuni in rete a cura a del dottor Massimo Melelli Roia, il medico che aveva prescritto la cura di cui sopra. Vi si parla della necessità di una visione olistica, "tridimensionale" del paziente da ottenere con l’aiuto della l'iridologia, la lettura del polso secondo l'"antica sapienza cinese", l'agopuntura che "consente di regolare i flussi elettrici dell’organismo", l'attenzione alle vitamine e minerali del paziente per accertarne eventuali "squilibri". E via di questo passo con l'annesso sbaglio di categoria di considerare il corpo una macchina da "ripulire" magari con idrocolon (clisteri), cui cambiare i filtri ecc.
Difficile commentare, viene in mente il Manzoni quando dice che "con un concetto tutto nuvole e nebbia non può esserci né concordia, né contrasto, né nulla". Non è noto se l'ordine dei medici locale sia venuto a conoscenza di questo annuncio e abbia convocato il socio per chiedere chiarimenti su una visione della medicina che non ha riscontri in nessun testo medico accreditato.
La perplessità si attenua leggendo il modo analogo con cui vengono presentate le medicine non convenzionali/complementari in sedi "ufficiali", ad esempio come è avvenuto in occasione del congresso tenuto la scorso settembre nei locali del Senato della Repubblica. Il modo è molto più cauto, ma in sostanza i concetti sono gli stessi. Anche qui viene sottolineato l’approccio olistico di queste cure, l’attenzione al paziente nella sua interezza, la necessaria integrazione tra corpo e mente da ottenersi tra l'altro con alcune delle cure praticate dal medico di Perugia come l’agopuntura e la medicina tradizionale cinese, l’omeopatia, l’omotossicologia. Oppure considerando che queste cure tanto lontane dalla medicina scientifica vengono implicitamente legittimate dai corsi master organizzati da università italiane che ne insegnano la pratica.
E’ questo un pericolo sottovalutato quando si apre alle cure "dolci" – che male c'è? è la domanda ricorrente: l’omeopatia, ad esempio, è di per sé supremamente innocua (l’agopuntura no) e in mani di un medico esperto può essere usata per generare un effetto placebo – anche se la pratica è obiettabile perché comporta un inganno se pur a fin di bene del paziente. Il pericolo è che menti meno critiche di medici trovino allettante la facilità delle terapie irrazionali, prendano queste sul serio e mettano da parte la medicina appresa con gli studi.
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