STAMINA OGGI: "NON SO SE IL RISO O LA PIETA' PREVALE"
Riassumo. Nel settembre 2011 gli Spedali Civili di Brescia consentono a sperimentare una nuova cura con cellule staminali su 12 pazienti affetti da malattie degenerative nervose. Nel maggio del 2012 l'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) impone la sospensione del trattamento per mancanza di regolare autorizzazione e rischi per la sicurezza dei pazienti. Tre mesi dopo, in seguito a un ricorso dei pazienti e della Fondazione Stamina che propone la cura, il tribunale di Venezia impone allo stesso ospedale di continuare il trattamento estendendolo ad altri malati. Marzo 2013: per decreto, l'allora ministro della salute Renato Balduzzi permette la prosecuzione della cura e ne dispone la sperimentazione clinica finanziandola con tre milioni di euro. A Balduzzi succede il mese seguente Beatrice Lorenzin che nomina un comitato di esperti il quale, tre mesi dopo, è unanime nel dichiarare il metodo privo di basi scientifiche e pericoloso per i pazienti al che la ministra blocca la sperimentazione. Contro il provvedimento seguono dimostrazioni pubbliche di pazienti e un ricorso al TAR del Lazio. Il quale TAR, il 4 dicembre 2013, accoglie il ricorso dell'ideatore della cura, lo psicologo Davide Vannoni, e sospende il parere del comitato scientifico nominato dalla Lorenzin dichiarandone "illegittima" la composizione perchè alcuni dei suoi componenti avrebbero avuto sul metodo una opinione preconcetta in senso negativo. Il Ministero si oppone allora a che venga ripresa la sperimentazione clinica e annuncia la nomina, a breve, di un nuovo comitato scientifico per la valutazione del metodo Stamina.
Un esempio delle contraddizioni disseminate in questa sconclusionata vicenda si trova nella sentenza appena menzionata del TAR ove viene prescritta la formazione di un nuovo comitato scientifico ai cui lavori dovrebbero partecipare "esperti, eventualmente anche stranieri, che sulla questione non hanno già preso posizione o, se ciò non è possibile essendosi tutti gli esperti già esposti, che siano chiamati in seno al Comitato, in pari misura, anche coloro che si sono espressi in favore di tale Metodo" (il corsivo è mio).
Immagino la meraviglia ma avete capito bene. Perchè c'è da chiedersi come possano essere considerati "esperti" coloro che in passato si sono pronunciati favorevolmente su un metodo di cura sostenuto da chi, quali gli ideatori del metodo Stamina:
1. E' stato colto da una nota rivista internazionale (Nature) a manipolare una documentazione fotografica del metodo che propone.
2. Si astiene dal pubblicare le proprie ricerche su riviste scientifiche qualificate.
3. Non comunica per tempo e in cosa esattamente consiste il metodo in questione.
4. Reagisce scompostamente alle critiche agitando anche il sospetto di congiure avverse da parte della scienza “ufficiale” (un ricercatore serio non fa mai questo, anzi, auspica verifiche indipendenti).
5. Propone un intervento medico giudicato infondato dalla totalità delle persone competenti in materia e, soprattutto, disinteressate.
Penso che qualsiasi ricercatore serio si rifiuterebbe per principio di entrare in una commissione col preciso incarico di giudicare “obiettivamente” una ipotesi clinica così viziata in partenza da essere di fatto non giudicabile, che, in altre parole, "is not even wrong" come disse il fisico Pauli di una teoria che non stava assolutamente in piedi. E se accetta, prefiggendosi di essere “obiettivo” quando è tecnicamente impossibile farlo, vuol dire che non ha capito nulla e quindi è incompetente a giudicare. E’ una specie di paradosso logico analogo a quello del barbiere di Bertrand Russell "che fa la barba a tutti meno a quelli che se la fanno da sé".
La situazione che è risultata da questo rimpallo di competenze talvolta fasulle e di incompetenze sempre autentiche è quanto di meno si possa desiderare. Gli aspetti negativi in ordine decrescente di importanza sono:
1. Perdurare dell'incertezza angosciosa dei pazienti e dei loro familiari. Questo naturalmente è il male maggiore.
2. Messaggio disastroso per la fiducia del pubblico verso medici, amministratori e politici al vedere:
a. Ospedali che si prestano a sottoporre pazienti a cure infondate e rischiose.
b. Un ministro della salute (Balduzzi) che in base a un malinteso criterio di compassione e cedendo alla emotività popolare sostiene e finanzia una sperimentazione clinica priva di ragionevoli requisiti.
c. Medici aventi posizioni di responsabilità che litigano apertamente tra loro.
3. Motivi di dubbio sulla capacità di giudizio di alcuni (speriamo pochi) magistrati che sembrano continuare a vivere in un mondo tutto loro senza percepire che nel terzo millennio non si possono dirimere questioni medico-scientifiche con la dialettica di Hegel e relativa triade (tesi, antitesi e sintesi).
4. Ancora sprechi di denaro pubblico.
5. Un altro colpo alla credibilità dell'Italia all'estero. Meno male che di figuracce in questo campo ne abbiamo fatte già tante sicché una più una meno… Questo forse è il male minore.
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