giovedì 26 dicembre 2013

ANCORA STAMINA: INCONSISTENZE RECENTI E RESPONSABILITA' LONTANE


ANCORA STAMINA: INCONSISTENZE RECENTI E RESPONSABILITA' LONTANE


"Con i genitori di Sophia" così Guglielmo Pepe, editorialista di Repubblica, intitola il post del 6.6.13 del suo blog "Noi e Voi". In modo analogo ("vicini alla piccola e ai suoi genitori") si era, tre mesi prima, espressa la Regione Toscana per bocca del suo assessore alla sanità ("non smetteremo di fare tutto quanto in nostro potere perchè si continui la terapia"). Due dei numerosi proclami in questo senso di amministratori, giornalisti, e commentatori televisivi a proposito del notissimo caso Stamina.

Certo, è difficile non essere dalla parte di una piccola malata e dei suoi genitori in ansia. Bisogna vedere però in che maniera: che non può essere una qualsivoglia maniera. E il modo proposto da Pepe (il quale pensa che si possa derogare un po' alle regole scientifiche in nome di una non meglio definita "umanità in medicina") e quello della Regione Toscana (riprendere la cura con staminali interrotta) non erano i migliori.

Un parallelo in un altro campo. Che a scuola nessuno debba restare indietro era la massima di don Milani in fatto di istruzione. Difficile dissentire in principio ma il modo seguito dal sacerdote per raggiungere questo scopo era difettoso perchè penalizzava i più diligenti (vedi il libro di Roberto Berardi "Lettera a una Professoressa. Un mito degli anni sessanta", Shakespeare & Co 1992). 

Fare una asserzione moralmente inoppugnabile se generalmente intesa e servirsene poi per argomentare con chi, a proprio giudizio, non si comporta di conseguenza è una frequente fallacia logica. Se ne trova un esempio nei Promessi Sposi quando Antonio Ferrer (il gran cancelliere che aveva dissennatamente calmierato il prezzo del pane) arriva in carrozza per salvare il vicario di provvisione assediato dalla folla in tumulto. La quale folla è divisa tra facinorosi che vogliono linciare il vicario e moderati cui ripugna un esito cruento della sommossa. Ferrer, venuto, dice lui, per portare il vicario in prigione, dà un aiuto decisivo ai moderati: come infatti opporsi a chi ha calmierato il prezzo del pane? Chi è contro Ferrer è contro il pane a buon mercato, questo l'argomento dei moderati.

"Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce" dice Pascal. Giustissimo se si tratta di fede e di comportamento etico. Pascal però era anche uno scienziato e in ricerca si serviva esclusivamente della ragione. Quindi a che lacrimose e generiche affermazioni del tipo "essere dalla parte dei genitori di Sophia"? Col continuare/riprendere il trattamento col Metodo Stamina inteso come "cura compassionevole"? Bene, ma una cura anche se compassionevole deve essere pur sempre una "cura" cioè un intervento terapeutico con caratteristiche che però mancano a Stamina. La cura Di Bella non funzionava ma, almeno, il suo autore aveva spiegato nei particolari in che consisteva: qui non sappiamo bene neppure cosa viene iniettato nei pazienti: come parlare propriamente di "cura"? Si potrà, in via eccezionale, far così su animali da esperimento ma non è precisamente usando i pazienti come cavie che si è dalla loro parte. Adesso sappiamo anche che la cura Stamina comportava il rischio di gravi infezioni quali sifilide, epatiti, HIV: tanti saluti al "primum non nocere". Qui in modo particolare sarebbe stato meglio aver avuto "prima" il senno di poi, usare il cervello e vedere un po' come stavano le cose avanti di lanciare appelli accorati. 

La vicenda Stamina è un ulteriore esempio della commistione in atto da tempo tra sentimenti e scienza medica. Incidentalmente stupisce il contrasto tra il quasi religioso rispetto che avevano i nostri padri per la medicina in tempi in cui la diagnosi si basava sull'esame fisico e le terapie efficaci erano poche, e la diffidenza di oggi quando le diagnosi si basano spesso su esami molto sofisticati e il cerchio delle malattie incurabili si è grandemente ristretto.

Diverse le ragioni che hanno promosso questo atteggiamento. Una causa possono paradossalmente essere gli straordinari progressi compiuti negli ultimi decenni in campo medico che ci hanno viziato e portato a fare pretese irrealistiche: vogliamo guarire di tutto e subito. Penso che un'altra causa sia l'azione diseducativa esercitata sul grande pubblico dalla diffusione delle medicine alternative. In Italia ci sono ambulatori regionali che praticano e facoltà mediche che insegnano omeopatia e agopuntura con l'effetto di legittimare interventi medici basati solo su tradizione e autorità. Nella confusione tra scienza e non scienza che consegue il pubblico è indotto a fidarsi di pratiche irrazionali e nessuna meraviglia quindi se poi capita che persone anche con un buon grado di istruzione credono a una cura ideata da uno psicologo.

Il fatto è che la realtà fisica è del tutto indifferente ai nostri desideri, anche a quelli più legittimi. In medicina, più che in ogni altro campo della scienza applicata, entrano in ballo i sentimenti ma se vogliamo veramente la guarigione dei pazienti occorre usare solo la fredda ragione: i batteri, i virus, le cellule tumorali, le malattie metaboliche e degenerative hanno regole di comportamento tutte loro e le seguono ferreamente: è solo calandosi in queste regole ed interferendo con esse che possiamo far riacquistare la salute ai malati.

Nè in clinica esistono scorciatoie e vie di comodo sul modo con cui accertare i fatti. Decenni di errori con l'insegnamento che ne abbiamo ricavato hanno portato a una serie di norme per vagliare ogni nuova cura e interpretare correttamente i risultati dei test. Tanto per cominciare, prima di testare una medicina occorre sapere esattamente che cosa essa è (ma per questo c'è bisogno di regole?): problemi di brevetto e segretezza connessa come sono stati agitati nel caso di Stamina non c'entrano. E in un campo così carico di emozioni in cui tutti vogliono appassionatamente fare qualcosa per aiutare i malati era facile prevedere l'occorrenza di bias d'ogni genere. Sempre supponendo che fosse lecito iniettare le soluzioni di Stamina a dei malati, non ci voleva molto, in accordo con i pazienti/genitori dei pazienti, a intraprendere, per esempio, uno studio pilota randomizzato e a doppio cieco su pochi soggetti. Dopo un tempo limitato avremmo avuto qualcosa di meno vago su cui ragionare e decidere se e come procedere. Inoltre, coinvolgere i genitori dei piccoli pazienti nella valutazione dei risultati prima che fossero rotti i sigilli e palesata l'identità dei pazienti sarebbe stato utile a convincere i genitori stessi della mancanza di efficacia specifica della cura.

Invece non è stato fatto niente di tutto ciò e il risultato è il pasticcio che ho riassunto nel post precedente. Quello che fa più meraviglia (almeno a me) è il notevole numero di persone che si sono pronunciate in materia senza aver prima fatto i compiti a casa, il "homework" come si dice in inglese. Bastava aprire un comune libro di metodologia e statistica medica per capire che la cosa, così com'era impostata, avrebbe solo perpetuato l'incertezza e ingigantito le controversie. Tant'è: come leggo in un'antologia di citazioni: "Parmi d'aver per lunghe esperienze osservato, tale essere la condizione umana intorno alle cose intellettuali, che quanto altri meno ne intende e ne sa, tanto più risolutamente voglia discorrerne…".

Così diceva Galileo deprecando un vizio evidentemente sopravvissuto in Italia fino ai nostri giorni. Con la differenza che ai tempi di Galileo non c'era stato da secoli un Galileo, cosa che invece, colpevolmente, è il caso di noi contemporanei. 

domenica 8 dicembre 2013

STAMINA OGGI: "NON SO SE IL RISO O LA PIETA' PREVALE"


STAMINA OGGI: "NON SO SE IL RISO O LA PIETA' PREVALE"

Riassumo. Nel settembre 2011 gli Spedali Civili di Brescia consentono a sperimentare una nuova cura con cellule staminali su 12 pazienti affetti da malattie degenerative nervose. Nel maggio del 2012 l'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) impone la sospensione del trattamento per mancanza di regolare autorizzazione e rischi per la sicurezza dei pazienti. Tre mesi dopo, in seguito a un ricorso dei pazienti e della Fondazione Stamina che propone la cura, il tribunale di Venezia impone allo stesso ospedale di continuare il trattamento estendendolo ad altri malati. Marzo 2013: per decreto, l'allora ministro della salute Renato Balduzzi permette la prosecuzione della cura e ne dispone la sperimentazione clinica finanziandola con tre milioni di euro. A Balduzzi succede il mese seguente Beatrice Lorenzin che nomina un comitato di esperti il quale, tre mesi dopo, è unanime nel dichiarare il metodo privo di basi scientifiche e pericoloso per i pazienti al che la ministra blocca la sperimentazione. Contro il provvedimento seguono dimostrazioni pubbliche di pazienti e un ricorso al TAR del Lazio. Il quale TAR, il 4 dicembre 2013, accoglie il ricorso dell'ideatore della cura, lo psicologo Davide Vannoni, e sospende il parere del comitato scientifico nominato dalla Lorenzin dichiarandone "illegittima" la composizione perchè alcuni dei suoi componenti avrebbero avuto sul metodo una opinione preconcetta in senso negativo. Il Ministero si oppone allora a che venga ripresa la sperimentazione clinica e annuncia la nomina, a breve, di un nuovo comitato scientifico per la valutazione del metodo Stamina.

Un esempio delle contraddizioni disseminate in questa sconclusionata vicenda si trova nella sentenza appena menzionata del TAR ove viene prescritta la formazione di un nuovo comitato scientifico ai cui lavori dovrebbero partecipare "esperti, eventualmente anche stranieri, che sulla questione non hanno già preso posizione o, se ciò non è possibile essendosi tutti gli esperti già esposti, che siano chiamati in seno al Comitato, in pari misura, anche coloro che si sono espressi in favore di tale Metodo" (il corsivo è mio).

Immagino la meraviglia ma avete capito bene. Perchè c'è da chiedersi come possano essere considerati "esperti" coloro che in passato si sono pronunciati favorevolmente su un metodo di cura sostenuto da chi, quali gli ideatori del metodo Stamina:

1. E' stato colto da una nota rivista internazionale (Nature)  a manipolare una documentazione fotografica del metodo che propone.
2. Si astiene dal pubblicare le proprie ricerche su riviste scientifiche qualificate.

3. Non comunica per tempo e in cosa esattamente consiste il metodo in questione.

4. Reagisce scompostamente alle critiche agitando anche il sospetto di congiure avverse da parte della scienza “ufficiale” (un ricercatore serio non fa mai questo, anzi, auspica verifiche indipendenti).

5. Propone un intervento medico giudicato infondato dalla totalità delle persone competenti in materia  e, soprattutto, disinteressate.



Penso che qualsiasi ricercatore serio si rifiuterebbe per principio di entrare in una commissione col preciso incarico di giudicare “obiettivamente” una ipotesi  clinica così viziata in partenza da essere di fatto non giudicabile, che, in altre parole, "is not even wrong" come disse il fisico Pauli di una teoria che non stava assolutamente in piedi. E se accetta, prefiggendosi di essere “obiettivo” quando è tecnicamente impossibile farlo, vuol dire che non ha capito nulla e quindi è incompetente a giudicare. E’ una specie di paradosso logico analogo a quello del barbiere di Bertrand Russell "che fa la barba a tutti meno a quelli che se la fanno da sé".

La situazione che è risultata da questo rimpallo di competenze talvolta fasulle e di incompetenze sempre autentiche è quanto di meno si possa desiderare. Gli aspetti negativi in ordine decrescente di importanza sono: 

1. Perdurare dell'incertezza angosciosa dei pazienti e dei loro familiari. Questo naturalmente è il male maggiore.
2. Messaggio disastroso per la fiducia del pubblico verso medici,  amministratori e politici al vedere: 
a. Ospedali che si prestano a sottoporre pazienti a cure infondate e rischiose.
b. Un ministro della salute (Balduzzi) che in base a un malinteso criterio di compassione e cedendo alla emotività popolare sostiene e finanzia una sperimentazione clinica priva di ragionevoli requisiti.
c. Medici aventi posizioni di responsabilità che litigano apertamente tra loro.
3. Motivi di dubbio sulla capacità di giudizio di alcuni (speriamo pochi) magistrati che sembrano continuare a vivere in un mondo tutto loro senza percepire che nel terzo millennio non si possono dirimere questioni medico-scientifiche con la dialettica di Hegel e relativa triade (tesi, antitesi e sintesi). 
4. Ancora sprechi di denaro pubblico.
5. Un altro colpo alla credibilità dell'Italia all'estero. Meno male che di figuracce in questo campo ne abbiamo fatte già tante sicché una più una meno… Questo forse è il male minore. 

Prevale "il riso o la pietà"? La risposta è implicita nella seconda parte de "La Ginestra" di Leopardi (che comincia con: "Sovente in queste rive...").