martedì 6 marzo 2018

OMEOPATIA SU RAI 3: ENNESIMO INUTILE PROGRAMMA

OMEOPATIA SU RAI 3: ENNESIMO INUTILE PROGRAMMA

Sabato 3 marzo, ho visto su RAI 3 alcune (poche) parti di un ennesimo programma sull'omeopatia, formalmente di buona qualità, ma viziato dal solito equivoco. Infatti è perfettamente inutile tornare a discutere su una questione in cui vero e falso, torto e ragione sono stati stabiliti fino alla nausea. Né, penso che abbia fatto bene il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi a partecipare a un dibattito di questo tipo mettendosi allo stesso livello di chi ha idee fuori dall'ambito della medicina scientifica ed è ben deciso a non abbandonarle. Continuare le ricerche cliniche sull'omeopatia? Così suggerisce tra gli altri l'omeopata Antonella Ronchi intervistata dal giornalista di Rai 3. Sull'omeopatia continuano ad accumularsi pareri qualificati che attribuiscono qualsiasi eventuale azione favorevole accertata all'effetto placebo. Qui la domanda d’obbligo è: perché ostinarsi a mettere alla prova un intervento medico chiaramente inefficace? Viene in mente il paragone con il mostro di Loch Ness evocato da J Coyne nel libro “Facts versus Faith (Penguin 2015): se passi anni e anni cercando il mostro, perlustrando il lago in lungo e in largo, ispezionandolo ad ogni profondità a bordo di un battello sottomarino e continui a non trovare niente, che sorta di conclusione sensata puoi trarre? Concludi che il mostro non c'è oppure alzi le mani in segno di disperazione e dici: potrebbe esserci, non ne sono sicuro? E così riguardo all'omeopatia: se messa alla prova fino alla nausea si rivela inefficace lasci perdere o continui a sprecare tempo ed energie? Ma, si sa, come dice il Manzoni, "l'errore non vive quel tanto che può vivere […] se non a forza di sapersi guardare dalle insidie della logica". 





mercoledì 1 novembre 2017

VACCINI E... RIFORMA DEL TRAFFICO


VACCINI E... RIFORMA DEL TRAFFICO




Lavoravo in Svezia nel settembre del 1967 quando venne attuata la riforma del traffico stradale per cui dalla guida a sinistra si passò alla guida a destra in uso nel resto dell'Europa continentale. La mattina di domenica 3 settembre il traffico si fermò dovunque per 5 minuti, poi tutti i veicoli si portarono sul lato destro della strada a loro opposto (foto). Il cambiamento era ben organizzato e non ci furono incidenti degni di nota.

La riforma era necessaria (troppi gli incidenti causati dagli automobilisti svedesi in Europa e da quelli europei in Svezia) ma non popolare. L'opinione pubblica era contro il cambiamento e un referendum tenuto anni prima aveva mostrato che la maggioranza era favorevole a mantenere la guida a sinistra. Ricordo che nelle discussioni pubbliche, anche accese, tenute in precedenza ci fu qualcuno che, forse per ridurre la tensione, criticava il carattere totalitario della riforma e per burla suggeriva di introdurla gradualmente, ad esempio col fare qualche eccezione come permettere ai tassì di continuare a circolare a sinistra almeno per un po’. 

Senza rendersi incontro dell’incongruenza d’una richiesta analoga sono quelli oggi contrari alla obbligatorietà dei vaccini che considerano lesiva delle libertà individuali. Essi esordiscono di regola col dire che sono “favorevoli ai vaccini” ma che sono contrari a imposizioni ed obblighi. Opinioni riassunte da un sociologo (prof Ivan Cavicchi) nel programma televisivo “La Gabbia” del maggio 2017. Cavicchi è un sociologo dotato come i suoi confratelli di un considerevole “os rotundum” che, dopo aver premesso (bontà sua) di essere favorevole alle vaccinazioni, criticava una frettolosità che vedeva nel decreto ministeriale: vaccinare sì ma prima "dobbiamo dire come stanno le cose, non limitarci alla campagna di vaccinazione… bisogna fare dei programmi di formazione, bisogna coinvolgere le scuole, coinvolgere i genitori…” eccetera eccetera. 


"Dum Romae consulitur…”: il problema è che nel tempo in cui si mette in atto il programma di formazione suggerito dal professore "coinvolgendo scuole e genitori" una quantità di persone incolpevoli, specie bambini in età scolare tra cui gli immunodepressi per ragioni mediche, sono esposti a essere infettati da coetanei non vaccinati. I bambini non vaccinati per trascuratezza sarebbero equivalenti ai tassì svedesi cui è ancora permesso di circolare a destra secondo la proposta fatta per burla da qualche buontempone. Con la differenza che questi tassì sono immaginari e non fanno danni talvolta irreparabili mentre invece…



domenica 15 ottobre 2017

OMEOPATIA SCREDITATA MA AGOPUNTURA NO. PERCHE'?




C'è da chiederselo. Perché se l'omeopatia si basa su scienza malintesa ma concepibile al tempo della sua invenzione, l'agopuntura si fonda su superstizione che per natura non è mai ammissibile.
Come scrive il fisico, storico della scienza Robert Park nel libro "Superstition", una tecnica dell'agopuntura è quella di correggere la presentazione podalica del nascituro applicando una erba (Artemisia) scaldata all'angolo esterno del quinto dito del piede. Perché proprio questa erba, perché proprio quel dito? Perché si è sempre fatto così, spiega Park. Ora, si può immaginare una misura terapeutica più improbabile e cervellotica di questa? Con quale meccanismo può la stimolazione per mezzo di un'erba riscaldata di un particolare dito del piede regolarizzare la posizione intrauterina di un nascituro? Eppure sono stati fatti lavori diciamo così scientifici per verificare questa ridicola ipotesi e l'agopuntura è oggi utilizzata per la promozione del parto fisiologico nella medicina cosiddetta integrata promossa da alcune amministrazioni regionali italiane.
Da Popper in poi la falsificabilità è un attributo indispensabile di ogni  teoria scientifica: per essere riconosciuta tale la teoria deve poter essere mostrata falsa se è falsa. Riguardo all’omeopatia ciò è possibile dato che per questo intervento è concepibile un placebo adeguato (granuli senza principio attivo) il che rende possibili studi randomizzati e a doppio cieco. Invece, a causa della sua insanabile irrazionalità, l’agopuntura non ammette alcun placebo utilizzabile per studi controllati. La ragione ce la spiega il medico californiano Howard Moffet. Come per ogni intervento terapeutico, dice Moffet, il test di efficacia dell'agopuntura si dovrebbe basare sul raffronto tra il risultato ottenuto dal gruppo trattato con agopuntura "vera" con quello dal gruppo trattato con agopuntura "falsa" (placebo). Ora, si chiede Moffet, su quali basi biologiche agopuntura "vera" e agopuntura "placebo" (1) dovrebbero essere differenti? Forse perché i punti di stimolazione "sbagliati" e quelli stimolati nel trattamento "corretto" sono quelli indicati dall'"antica sapienza cinese"? Cioè concepiti in tempi di superstizioni prescientiifiche, ad esempio quando si credeva che l'eclissi di sole fosse dovuta a un gigantesco drago celeste che ingoiava l'astro? E' chiaro che ogni volta che si mettono a confronto due modi di applicare gli aghi il ricercatore deve spiegare perché i due tipi di intervento sono diversi. Altrimenti siamo di fronte solo a uno spreco di fatiche e di risorse. Questo è il caso dell'agopuntura in cui manca il fondamento logico  per rifiutate l'ipotesi zero Ho.
Ed è, come appare, proprio quello che sta avvenendo. Lo studioso di scienza Simon Singh ha chiesto un parere sull'impiego in clinica dell'agopuntura a 19 clinici per lo più appartenenti al mondo anglosassone (UK, US, Australia) tra cui un premio Nobel per la medicina. Di essi non uno, dico uno, che attribuisca all'agopuntura una qualche utilità. L'esperto in medicine non convenzionali Edzard Ernst riassume bene la situazione così: "La presente ricerca in questa area è per la maggior parte pseudoricerca avente lo scopo di promuovere più che di testare l'agopuntura".


1. Nel gruppo placebo gli aghi vengono infissi in punti non "prescritti" per la condizione da trattare dai manuali di agopuntura.

domenica 24 settembre 2017

UNIVERSITA’ E PSEUDOMEDICINE

UNIVERSITA’ E PSEUDOMEDICINE

"Nessuna di esse è scienza neppure sforzando al massimo l’immaginazione […]. Non sono insegnate come storia della cultura o come strano fenomeno sociologico ma come scienza (David Colquhoun farmacologo britannico).

Un motivo (tra i tanti) di confusione per il pubblico è che terapie discutibili come le medicine non convenzionali vengono attualmente insegnate in università europee accanto a materie legittime. Un esempio. Nell’autunno del 2015 è cominciato all’Università di Firenze un corso master di medicina “integrativa”  della durata di due anni avente tra le materie agopuntura e medicina tradizionale cinese. Uno dei quattro docenti principali era Rudy Lanza noto per dirigere in altre sedi corsi dove si insegna tra l'altro a curare i pazienti con i Fiori di Bach e a utilizzare un metodo diagnostico totalmente screditato quale l’iridologia. Nota bene: queste terapie (forse meglio chiamarle “interventi” all’inglese dato che la loro utilità è ancora da provare) sono intese come medicine a tutti gli effetti cioè provviste di efficacia specifica e quindi da utilizzare per curare i pazienti.
Il filosofo spagnolo Miguel de Unamuno chiamava l’Università di Salamanca di cui era rettore “tempio dell’intelletto”. Oggi si pensa alle università in modi meno reverenziali ma resta immutata la norma che in queste istituzioni non si debbano dare per vere cose non vere. Così non è permesso dire agli studenti di fisica che un corpo può spostarsi a velocità maggiore di quella della luce, a quelli di lettere che la poesia di Saffo appartiene al genere epico, a quelli di filosofia che Hume è un pensatore idealista eccetera. Le università sono per antonomasia sedi di retta conoscenza e legittimità scientifica. Non vi si può raccontare ogni cosa che salta in mente, la libertà d’insegnamento non c’entra affatto.
Ciò è ben noto e le università quando insegnano qualcosa hanno l’effetto di convalidarla presso l’opinione pubblica, esperti in materia compresi. Occorre però distinguere tra insegnamento “di” qualcosa e “circa” qualcosa. Nel nostro caso una università potrà ragionevolmente tenere lezioni su materie quali omeopatia e medicina tradizionale cinese trattandole come parte della storia della medicina, come fenomeno sociologico, come paradigma di pseudoscienza ma non come mezzo da usare in clinica.
Che simili corsi diffondano dubbia scienza è palese e non occorre molto per dimostrarlo. Qualche prova per chi stenta a convincersene. Il già citato David Colquhoun, appellandosi al “Freedom of Information Act” britannico, ha ottenuto da alcune università del Regno Unito materiale didattico al riguardo. Ecco due domande di esame del corso di omeopatia rese note da Colquhoun sulla rivista scientifica “Nature” (22-3-2007):

1. “Descrivete i medicamenti a base di zolfo usati contro il prurito causato dalle punture di insetti. Parlare dei vari modi di applicarli.”
2. “Psorinum e zolfo sono rimedi psorici. Discutere i modi con cui i sintomi di questi rimedi riflettono la loro natura miasmatica.”

Ambo i quesiti sembrano destinati a esaminandi dell’ottocento quando era ancora ignota la genesi batterica delle malattie infettive, si operava senza anestesia e si pensava che la malaria fosse causata dai miasmi delle acque putride. Infatti la prima domanda faceva parte dell’esame di clinica medica per gli studenti di medicina britannici del 1863. Ma la seconda? Rientra in un esame del corso di omeopatia  dall’Università di Westminster, anno di grazia 2006.
Ecco il testo di due diapositive (ce ne sono molte altre simili) proiettate a una lezione di terapie alternative tenuto dalla stessa università. La prima dice (corsivo originale):

“IL CAMPO ENERGETICO UMANO
Il campo energetico umano o aura include numerosi stati complessi e interdipendenti di energia vibrante.
Si tratta però più che di energia perché: tutto quello che sei, tutto quello che sei stato e tutto quello che potrai essere è compreso nel tuo campo energetico.”

Che vorrà dire? In ogni caso se il campo energetico viene turbato la salute sarà a rischio. Ce lo spiega la seconda diapositiva:

“CAMPI ENERGETICI DISTORTI
Producono ostruzione al flusso di energia che danneggia la nostra aura
Svuota, secca, produce uno squilibrio nella nostra energia.
Questo squilibrio energetico può condurre a sintomi fisici e senso di malessere mentale e emozionale.”

Ora che esista un campo energetico umano  è da dimostrare e parlarne in una università come se fosse cosa reale non sta in piedi.
Prendiamo la medicina tradizionale cinese (MTC), materia di insegnamento anche in corsi italiani. Un esempio: chi frequenta il corso di MTC all’università del Middlesex viene a sapere che la pensosità esagerata è dovuta a una milza “annodata” (“knotted”) e, passando dalla psicosomatica alla pediatria, che i bambini sono “puro yang”.
Le domande di esame rispecchiano per capacità di sorprendere il materiale didattico. Ecco un quesito a scelta multipla tratto da un esame del corso in MTC tenuto all’Università di Salford nel 2009:

“In caso di scarsezza di Jing renale quale dei seguenti è più improbabile:
a. Infertilità
b. Dolori articolari
c. Poca memoria
d. Gonfiore delle articolazioni
e. Sensazione di ronzio”

Probabilmente la risposta appropriata è non darne alcuna.
Si dirà che le pratiche della MTC vanno giudicate nel contesto di questa dottrina. Di nuovo, ciò ammissibile da un punto di vista storico ma quando ci sono di mezzo dei malati non esistono contesti diversi: l’unica medicina consentita è quello della realtà dei fatti. Fatti che si chiamano biochimica, anatomia, fisiologia ecc, insomma le sole materie di cui si può legittimamente parlare ai futuri medici. Così la domanda precedente presuppone una energia vitale (il Ying) e il vitalismo è oggi una teoria non più rispettabile dell’astronomia geocentrica, dell’etere elettromagnetico, della generazione spontanea, delle sfere cristalline di Aristotele per dirne alcune. Concezione quindi campata in aria sicché non sembra ragionevole conferire un diploma di carattere scientifico a chi imbrocca le risposte a domande del genere.
Corsi post laurea sulle medicine non convenzionali vengono tenuti in diverse università europee ma è un costume che va indebolendosi. Limitandoci al Regno Unito, veniamo a sapere che l’Università di Westminster ha annullato l’insegnamento dell’omeopatia tenuto per anni. La stessa cosa ha fatto nel 2009 l’Università di Salford annunciando anche l’intenzione di abolire un programma di medicina tradizionale cinese mentre l’Università del Lancashire Centrale (UCLAN) ha cessato nel 2008 di conferire diplomi di omeopatia. L’Università Napier di Edinburgo ha abolito un corso su erbe medicinali e nel 2010 l’Università di Buckingham (l’unica università privata del Regno Unito) ha smesso di accreditare il master di medicina integrata istituito appena un anno prima. Altre università britanniche avvertono la pressione delle critiche e sono sulla difensiva. Così la stessa UCLAN ha commissionato una revisione dei propri corsi di medicina non convenzionale mentre altri istituti quali l’University Campus di Suffolk aggirano l’accusa di insegnare pseudoscienza conferendo diplomi non di medicina ma di arte. E in Spagna è stato chiuso di recente il master in omeopatia tenuto per molti anni all’università di Barcellona mentre master sullo steso soggetto avevano già chiuso i battenti alle università di Cordoba, Sevilla e Saragozza.  
Le cose stanno cambiando anche da noi. Un motivo indiretto sono le recenti vertenze sanitarie quali il pasticcio Stamina e la controversia sui vaccini che hanno mostrato a quali problemi si può andare incontro abbandonando le regole della scienza. Di recente (2016) il dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa ha annunciato un corso master per farmacisti dal titolo “La nuova farmacia tra salute e benessere” con approfondimenti su “prodotti cosmetici, medicinali omeopatici e prodotti per la medicina complementare, fitofarmacia e marketing sanitario”. L'idea è stata criticata come un tentativo di sdoganare cure irrazionali e il chimico Marco Malvaldi, ricercatore presso la stessa università, l'ha definita come un "permesso a degli imbonitori di parlare in Ateneo”. Gli organizzatori si sono difesi sottolineando il carattere informativo e non educativo del corso. Il problema si è risolto da sé poiché due iscritti ci hanno saggiamente ripensato ritirando la loro partecipazione e facendo scendere il numero dei partecipanti sotto il minimo indispensabile di 15.
Difficile che il materiale dei corsi italiani sia diverso da quello dei britannici, lo si può arguire dalle pubblicazioni e conferenze tenute in passato dai loro docenti. Né può essere altrimenti perché le materie di studio, basandosi su superstizioni prescientifiche e eccentriche filosofie naturali sono refrattarie a ogni sviluppo e progresso pena il loro travisamento. Ad esempio secondo la medicina tradizionale cinese (MTC), le scaglie di pangolino sono utili contro l'eccessiva eccitabilità. Per quale ragione? Difficile dirlo, forse perché dalla apparente imperturbabilità di questo pacifico animaletto si è dedotta la presenza nei suoi tessuti di un misterioso principio tranquillizzante trasferibile per via orale. Ora, come lavorare su una terapie basata su presupposti del genere? Impossibile applicare ad essa i metodi di verifica e nonché le modificazioni necessarie a cui va incontro ogni cura degna di questo nome. Tra l’altro, nessun ricercatore serio di metterebbe, pena il ridicolo, a studiare una cura basata soltanto su una analogia e l'analogia, come dice l'immunologo Peter Medawar, deva trovarsi alla fine e non all'inizio d'una successione di pensieri. Si tratta dunque di una superstizione inutilizzabile e capace solo di danneggiare una specie animale in pericolo estinzione. Altro che un esempio di "antica saggezza da valorizzare" come si legge nelle introduzioni ufficiali a questi corsi.
Ancora, perché ostinarsi a insegnare cure che non "funzionano" come omeopatia e agopuntura? Prendiamo l'agopuntura, oggetto immancabile di questi corsi. Nel gennaio del 2017 lo scrittore scientifico Simon Singh ne ha chiesto un giudizio a 20 accademici incluso un premio Nobel in medicina ricevendone risposte sempre negative e pareri concordi nell'attribuire qualsiasi eventuale azione favorevole all'effetto placebo: una situazione analoga a quella dell’omeopatia su cui continuano a accumularsi studi clinici negativi. In ambo i casi la domanda d’obbligo è: perché ostinarsi a mettere alla prova due interventi medici chiaramente inefficaci? Qui viene in mente il mostro di Loch Ness rammentato da J Coyne nel libro “Facts and Faith" (Penguin 2015) a proposito di ipotesi impossibili: Se passi anni e anni cercando il mostro, perlustrando il lago in lungo e in largo, ispezionandolo ad ogni profondità a bordo di un battello sottomarino e continui a non trovare niente, che sorta di conclusione sensata puoi trarre? Concludi che omeopatia e anche agopuntura sono semplicemente inefficaci, oppure alzi le mani in segno di disperazione e dici: potrebbero funzionare, non ne sono sicuro? Ma, si sa, come dice il Manzoni, "l'errore non vive quel tanto che può vivere […] se non a forza di sapersi guardare dalle insidie della logica". 
Il continuare delle pubblicazioni qualificate che negano l'efficacia delle medicine non convenzionali più diffuse ha indotto la tendenza a legittimare queste interventi con altri mezzi, ad esempio “mimetizzandoli” entro corsi, meeting in cui vengono trattate discipline più accreditate come antropologia, sociologia, storia della medicina. Un esempio è il recente (2016–2017) master di sistemi sanitari tenuto alla Università di Milano–Bicocca ove accanto a materie sociologiche e amministrative come la struttura del welfare sanitario si trattano medicine tradizionali e non convenzionali. Oppure facendone tema di simposi in istituzioni di prestigio quali il Senato della Repubblica come di recente è avvenuto con l'infelice convegno del 2016 su "Le Medicine Tradizionali, Complementari e Non Convenzionali nel Servizio Sanitario Nazionale per l’uguaglianza dei diritti di salute…" che aveva anche lo scopo del finanziamento pubblico col pretesto della uguaglianza dei diritti alla salute.

La verità prima o poi salta fuori ed è arguibile che queste medicine fasulle cadranno in disuso o per lo meno non verranno più insegnate in sedi qualificate. Più difficile sapere quanto tempo ci vorrà.