sabato 26 aprile 2014

LA CHIAROVEGGENZA ESISTE (P= 0.01)


Nei preistorici anni quaranta era di moda la trasmissione del pensiero (telepatia) e noi bambinetti "giocavamo alla telepatia" pensando fortemente a qualcosa e tenendo per il polso (sinistro) un compagno di giochi cui volevamo trasmettere l'informazione. In genere si trattava di un luogo della casa dove avevamo nascosto qualcosa che il soggetto in esame immancabilmente trovava. 

Funzionava, dato che, inconsciamente ma non tanto, baravamo perchè cercando di comunicare il nostro pensiero, gentilmente conducevamo l'amico al nascondiglio. Oggi, assieme alla psicocinesi, cioè la facoltà di agire su (in genere spostare) oggetti col solo pensiero, e alla precognizione o chiaroveggenza, la telepatia forma un gruppo di "scienze"chiamato "Psi. In verità, credere alla Psi ci avvicina a Calandrino che pensava di diventare invisibile mettendosi in tasca l'"elitropia", una pietra raccolta dal greto del Mugnone, il fiumiciattolo che scorre alla periferia di Firenze.
  
Perchè? Perchè sono cose così improbabili da essere virtualmente impossibili. I motivi? Per dirne uno, c'è una formidabile prova del nove: a fare cose del genere l'umanità ci ha provato da sempre senza mai riuscirci. Si dirà: ma in massato ci sono stati episodi ecc. Grazie no, per fenomeni incredibili il passato fa poco testo: hic Rhodus hic salta. In verità non ci vorrebbe molto per credere ai fenomeni del Psi. Per la precognizione basterebbe un singolo soggetto che regolarmente dà una corretta e particolareggiata descrizione del futuro. Una persona così però non c'è tra i 7 miliardi e passa che abitano la terra - e se esistesse si saprebbe subito. Oltre a questa ragione estrinseca ce ne sono delle intrinseche tra cui la più convincente è forse quella della "freccia del tempo" (vedi poi). 

Oggi esiste la statistica inferenziale che ci aiuta ad accertare la verità, o meglio, a informarci su come probabilmente stanno le cose. Perchè non applicare questo strumento ai fenomeni del "Psi" e vedere che risultati otteniamo? Idea venuta a Daryl Bem, uno psicologo della Cornell University che nel 2001 ha pubblicato le sue ricerche in proposito in un articolo intitolato: "Feeling the future: Experimental evidence for anomalous retroactive influence on cognition and affect." Bem non esaminala telepatia ma l'altrettanto improbabile precognizione di eventi futuri che influenzerebbero le nostre azioni presenti. Si tratta di esperimenti compiuti su circa 1000 soggetti i quali dovevano predire particolari di immagini  che venivano mostrate in un secondo momento. Bem analizza i risultati usando la statistica classica (frequentista) e trova un p-value significativo (<0.01) in 8 esperimenti su 9. Conclusione: la precognizione esiste.

Penso che la Cornell University, la quale vanta tra tra i suoi passati associati 39 premi Nobel di fisica, chimica e medicina, non abbia impiegato bene i propri fondi finanziando un ricercatore scientificamente tanto, diciamo così, ingenuo da ideare e portare a temine un esperimento del genere. Perchè ingenuo? Perchè Bem non si è reso conto che un p-value<0.01 (tra l'altro "one-tailed", quindi più propenso a produrre la significatività) non prova neppure lontanamente l'esistenza della precognizione (in verità il P-value non "prova" nessuna ipotesi). Perchè?

Perchè alla base della statistica classica usata da Bem c'è un errore di fondo che è tollerabile, o per lo meno tollerato, solo quando l'ipotesi da provare è plausibile e quindi ha buone probabilità di essere corretta. L'errore è la cosiddetta fallacia di trasposizione: si deduce la probabilità che l'ipotesi in esame sia vera dalla bassa probabilità (p-value) di non osservare il risultato che si è ottenuto nel caso che non esista alcuna differenza tra i soggetti esposti all'intervento in esame e ai controlli. Ma, anche intuitivamente, il valore della prova varia da ipotesi a ipotesi. Esempio: una bassa probabilità che una diminuzione della pressione sanguigna non sia dovuta al nuovo beta bloccante che stiamo provando non è la stessa (è più alta - quindi addio significatività) se invece il farmaco in prova sono caramelle di menta o altre sostanze che presumibilmente non hanno alcun effetto ipotensivo.

Un gruppo di psicologi olandesi guidati da E Wagenmakers (W) ha analizzato i risultati di Bem arrivando alla prevedibile conclusione che si trattava di bollicine. L'articolo è molto tecnico ma i punti essenziali della critica sono chiari. Il difetto fondamentale è  quello già menzionato: Bem non ha prestato abbastanza attenzione alla fallacia di trasposizione usando la bassa probabilità del risultato ottenuto come sostegno a una ipotesi estremamente improbabile qual è l'esistenza della precognizione. Si dirà: ma com'è che sul p-value interpretato come probabilità a posteriori si fonda la maggior parte dei risultati accettati dalla medicina moderna? Giusto, ma il fatto è che finora è andata bene a servirsi del p-value (anche se ciò ha contribuito ai molti falsi positivi della letteratura) perchè nella medicina basata sulla scienza, quella che conta cioè, vengono di regola esaminate ipotesi scientificamente ragionevoli. Ma Bem testa una ipotesi irragionevole dal punto di vista scientifico, avente di conseguenza una probabilità infinitesimale o nulla di esser vera. In queste condizioni un risultato positivo indica solo che la ricerca, con ogni probabilità, è viziata da errore/i involontario/i o da bias.  W riesamina i risultati di Bem applicando loro una forma semplificata di statistica bayesiana che, a differenza della frequentista usata da Bem, prende in considerazione la bassa probabilità iniziale che la precognizione esista realmente. Risultato: solo un test dava chiaro sostegno all'esistenza della precognizione, 3 test davano chiaro sostegno alla non esistenza della precognizione (sic!) mentre gli indizi a favore forniti dai rimanenti test erano da considerarsi accidentali o degni appena di nota. 

Un'altra critica mossa da W è che Bem ha tratto precise conclusione da uno studio "esplorativo" e non "confermativo". In altre parole, i risultati di Bem, oltre ad essere improbabili, sono del tutto nuovi e quindi è ancor più difficile trarre conclusioni definitive da essi. E infatti, successivi esperimenti volti a ripetere quelli, o analoghi a quelli di Bem non ne hanno confermato i risultati

A questo punto una domanda viene spontanea: è accettabile impiegare tempo e denari (in genere pubblici o in forma di grants privati) per esaminare qualsiasi ipotesi pur bizzarra e inverosimile che sia? Penso di no se si impiegano persone, e forse anche animali, come materiale d'esperimento. Purtroppo, in medicina sono "quasi" impossibili i "Gedankenexperiment" o esperimenti mentali cari ai fisici, che non costano nulla perchè non vengono attuati in realtà ma solo immaginati e i loro risultati calcolati base alle leggi della fisica e della chimica. Ho detto "quasi" impossibili perchè il ragionamento per assurdo è in fondo un esperimento mentale e può, se vogliamo, essere applicato ai fenomeni del Psi. Secondo questo metro se esistesse la precognizione seguita da un comportamento condizionato da essa bisognerebbe che si invertisse la "freccia del tempo", un evento ritenuto impossibile dai fisici dato che in natura si procede fatalmente dall'ordine al disordine: la seconda, ferrea, legge della termodinamica implica che in un sistema isolato ogni progresso comporta una asimmetria irreversibile.

Oltre a concludere che non esiste alcuna prova dell'esistenza della precognizione W afferma che il p-value è una misura inadatta a valutare fenomeni improbabili come quelli sul Psi. Analoga conseguenza può essere tratta quando vengono studiati interventi medici fondati solo su autorità e tradizione (omeopatia, agopuntura ecc).


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