Nei
preistorici anni quaranta era di moda la trasmissione del pensiero (telepatia)
e noi bambinetti "giocavamo alla telepatia" pensando fortemente a
qualcosa e tenendo per il polso (sinistro) un compagno di giochi cui volevamo
trasmettere l'informazione. In genere si trattava di un luogo della casa dove
avevamo nascosto qualcosa che il soggetto in esame immancabilmente trovava.
Funzionava, dato che, inconsciamente ma non tanto, baravamo perchè cercando di
comunicare il nostro pensiero, gentilmente conducevamo l'amico al nascondiglio.
Oggi, assieme alla psicocinesi, cioè la facoltà di agire su (in genere
spostare) oggetti col solo pensiero, e alla precognizione o chiaroveggenza, la
telepatia forma un gruppo di "scienze"chiamato "Psi. In verità,
credere alla Psi ci avvicina a Calandrino che pensava di diventare invisibile
mettendosi in tasca l'"elitropia", una pietra raccolta dal greto del
Mugnone, il fiumiciattolo che scorre alla periferia di Firenze.
Perchè?
Perchè sono cose così improbabili da essere virtualmente impossibili. I motivi?
Per dirne uno, c'è una formidabile prova del nove: a fare cose del genere
l'umanità ci ha provato da sempre senza mai riuscirci. Si dirà: ma in massato
ci sono stati episodi ecc. Grazie no, per fenomeni incredibili il passato fa
poco testo: hic Rhodus hic salta. In verità non ci vorrebbe molto per credere
ai fenomeni del Psi. Per la precognizione basterebbe un singolo soggetto che
regolarmente dà una corretta e particolareggiata descrizione del futuro. Una
persona così però non c'è tra i 7 miliardi e passa che abitano la terra - e se
esistesse si saprebbe subito. Oltre a questa ragione estrinseca ce ne sono
delle intrinseche tra cui la più convincente è forse quella della "freccia
del tempo" (vedi poi).
Oggi esiste la statistica inferenziale che ci aiuta ad accertare la verità, o meglio, a informarci su come probabilmente stanno le cose. Perchè non applicare questo strumento ai fenomeni del "Psi" e vedere che risultati otteniamo? Idea venuta a Daryl Bem, uno psicologo della Cornell University che nel 2001 ha pubblicato le sue ricerche in proposito in un articolo intitolato: "Feeling the future: Experimental evidence for anomalous retroactive influence on cognition and affect." Bem non esaminala telepatia ma l'altrettanto improbabile precognizione di eventi futuri che influenzerebbero le nostre azioni presenti. Si tratta di esperimenti compiuti su circa 1000 soggetti i quali dovevano predire particolari di immagini che venivano mostrate in un secondo momento. Bem analizza i risultati usando la statistica classica (frequentista) e trova un p-value significativo (<0.01) in 8 esperimenti su 9. Conclusione: la precognizione esiste.
Oggi esiste la statistica inferenziale che ci aiuta ad accertare la verità, o meglio, a informarci su come probabilmente stanno le cose. Perchè non applicare questo strumento ai fenomeni del "Psi" e vedere che risultati otteniamo? Idea venuta a Daryl Bem, uno psicologo della Cornell University che nel 2001 ha pubblicato le sue ricerche in proposito in un articolo intitolato: "Feeling the future: Experimental evidence for anomalous retroactive influence on cognition and affect." Bem non esaminala telepatia ma l'altrettanto improbabile precognizione di eventi futuri che influenzerebbero le nostre azioni presenti. Si tratta di esperimenti compiuti su circa 1000 soggetti i quali dovevano predire particolari di immagini che venivano mostrate in un secondo momento. Bem analizza i risultati usando la statistica classica (frequentista) e trova un p-value significativo (<0.01) in 8 esperimenti su 9. Conclusione: la precognizione esiste.
Penso che la Cornell University, la quale vanta tra
tra i suoi passati associati 39 premi Nobel di fisica, chimica e medicina, non
abbia impiegato bene i propri fondi finanziando un ricercatore scientificamente
tanto, diciamo così, ingenuo da ideare e portare a temine un esperimento del
genere. Perchè ingenuo? Perchè Bem non si è reso conto che un p-value<0.01
(tra l'altro "one-tailed", quindi più propenso a produrre la significatività)
non prova neppure lontanamente l'esistenza della precognizione (in verità il
P-value non "prova" nessuna ipotesi). Perchè?
Perchè alla base della statistica classica usata da Bem c'è un errore di fondo che è tollerabile, o per lo meno tollerato, solo quando l'ipotesi da provare è plausibile e quindi ha buone probabilità di essere corretta. L'errore è la cosiddetta fallacia di trasposizione: si deduce la probabilità che l'ipotesi in esame sia vera dalla bassa probabilità (p-value) di non osservare il risultato che si è ottenuto nel caso che non esista alcuna differenza tra i soggetti esposti all'intervento in esame e ai controlli. Ma, anche intuitivamente, il valore della prova varia da ipotesi a ipotesi. Esempio: una bassa probabilità che una diminuzione della pressione sanguigna non sia dovuta al nuovo beta bloccante che stiamo provando non è la stessa (è più alta - quindi addio significatività) se invece il farmaco in prova sono caramelle di menta o altre sostanze che presumibilmente non hanno alcun effetto ipotensivo.
Perchè alla base della statistica classica usata da Bem c'è un errore di fondo che è tollerabile, o per lo meno tollerato, solo quando l'ipotesi da provare è plausibile e quindi ha buone probabilità di essere corretta. L'errore è la cosiddetta fallacia di trasposizione: si deduce la probabilità che l'ipotesi in esame sia vera dalla bassa probabilità (p-value) di non osservare il risultato che si è ottenuto nel caso che non esista alcuna differenza tra i soggetti esposti all'intervento in esame e ai controlli. Ma, anche intuitivamente, il valore della prova varia da ipotesi a ipotesi. Esempio: una bassa probabilità che una diminuzione della pressione sanguigna non sia dovuta al nuovo beta bloccante che stiamo provando non è la stessa (è più alta - quindi addio significatività) se invece il farmaco in prova sono caramelle di menta o altre sostanze che presumibilmente non hanno alcun effetto ipotensivo.
Un gruppo di
psicologi olandesi guidati da E Wagenmakers (W) ha analizzato i risultati di Bem arrivando alla
prevedibile conclusione che si trattava di bollicine. L'articolo è molto
tecnico ma i punti essenziali della critica sono chiari. Il difetto
fondamentale è quello già menzionato: Bem non ha prestato abbastanza
attenzione alla fallacia di trasposizione usando la bassa probabilità del
risultato ottenuto come sostegno a una ipotesi estremamente improbabile qual è
l'esistenza della precognizione. Si dirà: ma com'è che sul p-value interpretato
come probabilità a posteriori si fonda la maggior parte dei risultati accettati
dalla medicina moderna? Giusto, ma il fatto è che finora è andata bene a
servirsi del p-value (anche se ciò ha contribuito ai molti falsi positivi della
letteratura) perchè nella medicina basata sulla scienza, quella che conta cioè,
vengono di regola esaminate ipotesi scientificamente ragionevoli. Ma Bem testa
una ipotesi irragionevole dal punto di vista scientifico, avente di conseguenza
una probabilità infinitesimale o nulla di esser vera. In queste condizioni un
risultato positivo indica solo che la ricerca, con ogni probabilità, è viziata
da errore/i involontario/i o da bias. W riesamina i risultati di Bem
applicando loro una forma semplificata di statistica bayesiana che, a
differenza della frequentista usata da Bem, prende in considerazione la bassa
probabilità iniziale che la precognizione esista realmente. Risultato: solo un
test dava chiaro sostegno all'esistenza della precognizione, 3 test davano
chiaro sostegno alla non esistenza della precognizione (sic!)
mentre gli indizi a favore forniti dai rimanenti test erano da considerarsi
accidentali o degni appena di nota.
Un'altra critica mossa da W è che Bem
ha tratto precise conclusione da uno studio "esplorativo" e non
"confermativo". In altre parole, i risultati di Bem, oltre ad essere
improbabili, sono del tutto nuovi e quindi è ancor più difficile trarre
conclusioni definitive da essi. E infatti, successivi esperimenti volti a
ripetere quelli, o analoghi a quelli di Bem non ne hanno confermato i risultati.
A questo punto una domanda viene spontanea: è accettabile impiegare tempo e
denari (in genere pubblici o in forma di grants privati) per esaminare
qualsiasi ipotesi pur bizzarra e inverosimile che sia? Penso di no se si
impiegano persone, e forse anche animali, come materiale d'esperimento. Purtroppo, in medicina sono "quasi" impossibili i
"Gedankenexperiment" o esperimenti mentali cari ai fisici, che non
costano nulla perchè non vengono attuati in realtà ma solo immaginati e i loro
risultati calcolati base alle leggi della fisica e della chimica. Ho detto
"quasi" impossibili perchè il ragionamento per assurdo è in fondo un
esperimento mentale e può, se vogliamo, essere applicato ai fenomeni del Psi.
Secondo questo metro se esistesse la precognizione seguita da un comportamento
condizionato da essa bisognerebbe che si invertisse la "freccia del
tempo", un evento ritenuto impossibile dai fisici dato che in natura si
procede fatalmente dall'ordine al disordine: la seconda, ferrea, legge della
termodinamica implica che in un sistema isolato ogni progresso comporta una asimmetria irreversibile.
Oltre
a concludere che non esiste alcuna prova dell'esistenza della precognizione W
afferma che il p-value è una misura inadatta a valutare fenomeni improbabili
come quelli sul Psi. Analoga conseguenza può essere tratta quando vengono
studiati interventi medici fondati solo su autorità e tradizione (omeopatia,
agopuntura ecc).
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