lunedì 12 dicembre 2016

POPPER, FALSIFICABILITA' E AGOPUNTURA



POPPER, FALSIFICABILITA' E AGOPUNTURA

Copio il primo paragrafo da un vecchio post.


Un amico dell'astronomo Carl Sagan sosteneva di avere un drago nel garage. Sagan andò a vedere. Il drago non c’era.
“Dov’è il drago?” chiese Sagan. E l’amico: “È qui, ma mi ero scordato di dirti che è invisibile.”
Sagan propose di spargere farina sul pavimento per rilevarne le impronte.
“Buona idea, disse l’amico, ma il drago è sospeso per aria e non lascia tracce.”
“Perché non constatarne l’esistenza con un sensore di calore a infrarossi?” chiese Sagan.
“Buona idea, ma è un drago che non emette calore.”
“Perché allora non servirsi di una vernice a spruzzo per rivelarlo?”
"Buona idea, ma il drago è incorporeo e la vernice non gli si attacca.”
E così via. Ma allora, pensa Sagan, che differenza c’è tra un drago invisibile, incorporeo, che sputa un fuoco senza calore ecc. e nessun drago?

Col togliere al drago ogni proprietà accertabile con i sensi, l'amico di Sagan ha reso la sua testimonianza impossibile a verificare o, usando la terminologia del filosofo della scienza Karl Poppe, ”infalsificabile": una pecca imperdonabile come vedremo tra poco. Popper è uno dei pochi filosofi che gli scienziati hanno trovato utile leggere quali il naturalista Richard Dawkins, lo statistico Nassim Taleb, l'immunologo premio Nobel Peter Medawar. E infatti Popper sembra scrivere non tanto per i filosofi di professione quanto per chi fa ricerca o, più generalmente, per persone alle prese col mondo reale. Una caratteristica che lo rende amabile è la chiarezza dello suo stile, inoltre il suo tedesco è così piano che anche chi ha una modesta conoscenza di questa lingua può leggerne i libri in originale. Con il suo approccio, Popper ha il merito di aver disincagliato la logica della conoscenza scientifica dalle secche in cui era finita due secoli prima ad opera del filosofo empirico David Hume. Ecco come in estrema sintesi.

Hume aveva notato che acquisire conoscenze nel campo delle scienze naturali con il metodo tradizionale di accumulare osservazioni concordanti e derivare da esse regole e leggi generali (induzione) è un processo logicamente viziato perché presuppone la regolarità della natura, anch'essa una induzione sulla quale ovviamente non può essere basata una seconda. Esempio comune: affermare che il sole continuerà a sorgere al mattino perché così ha fatto innumerevoli volte in passato. Naturalmente ciò avverrà, ma solo in base alla logica non possiamo affermarlo perché si dovrebbe anche indurre che nel modo fisico le cose continueranno a procedere come in passato. Va detto che il metodo scientifico ha continuato a funzionare benissimo anche dopo la pecca rivelata da Hume: il filosofo morì nel 1776 e da allora la nostra esistenza è cambiata indescrivibilmente in meglio grazie a un metodo (quello scientifico) per struttura difettoso.

La novità di Popper non è l'aver trovato il modo di giustificare il metodo induttivo cui, al pari di Hume, si dichiara contrario. Sta invece nell’aver intuito che la "verità" ricavata dalla ricerca scientifica è sempre una verità "minore" in quanto per definizione provvisoria. Alla verità assoluta ci possiamo avvicinare sempre più per tentativi ed errori ma mai pervenire interamente. Citata spesso come esempio di ciò è la teoria della gravitazione universale di Newton per più di due secoli ritenuta onnicomprensiva ma che poi si è rivelata una caso particolare della relatività generale di Einstein. Per Popper dunque esisterebbero solo due tipi di teorie/ipotesi scientifiche:

1. Quelle che sono state esaminate, trovate false e scartate.

2. Quelle che finora hanno superato ogni tentativo di mostrarle false, ma che potrebbero essere “falsificate” in futuro.

In questa concezione la falsificabilità fa da linea di demarcazione tra scienza sperimentale e non scienza tanto da essere entrata nelle comuni definizioni di scienza intesa come "impegno all'impiego della razionalità, osservazione empirica, testabilità e falsificabilità" (J Coyne: Faith versus Facts, Penguin 2015 p 198). Senza questo attributo una teoria non può definirsi scientifica come, ad esempio, pretende di essere la psicanalisi. Da giovane Popper considerò questa disciplina (viveva allora nella Vienna di Freud) e ne notò la straordinaria capacità di autolegittimarsi: ogni nuovo caso clinico non faceva che convalidarla. Era questa una caratteristica che la accomunava al marxismo i cui adepti non potevano aprire un giornale senza trovarvi conferme alla loro interpretazione della storia. Le due teorie non erano però falsificabili: la psicanalisi non indicava alcun comportamento umano capace di contraddire i suoi dettami mentre il marxismo, il quale si vantava di essere scienza perché capace di fare previsioni storiche, razionalizzava sistematicamente le profezie che sbagliava(1).

Col tempo Popper si accorse che le continue conferme anziché una forza erano una debolezza: quello che veramente contava erano le convalide di previsioni ove la teoria mette a rischio se stessa. Un errore comune dei ricercatori è quello di adoperarsi a provare la propria teoria: un procedimento che porta facilmente a autoingannarsi; invece chi fa ricerca dovrebbe provare a smentire in tutti i modi la teoria che propone e, se non ci riesce, dare ad essa il titolo di verità pur provvisoria. Tra l’altro i ricercatori seri sono favorevoli alle critiche anche le più severe perché vedono nel loro superamento il mezzo di convalida più attendibile.

L’infalsificabilità è una caratteristica di quasi tutte le medicine  non convenzionali specie quelle che si definiscono tradizionali o "basate sulla antica saggezza”, prima fra tutte l’agopuntura ove di falsificabile  non c'è niente salvo forse la riluttanza dei suoi adepti a renderla tale. Infatti, al pari degli attributi dell'inesistente drago di Sagan, che differenza c’è tra il fluido vitale Qi  dell’agopuntura con relativi Yin e Yang, i meridiani corporei in cui il fluido dovrebbe scorrere, i punti strategici in cui infiggere gli aghi e nessun Qi, nessun Yin, Yang, nessun punto cutaneo da preferire? Cose che non possono essere verificate, affermazioni immuni da confutazioni, sono veridicamente prive di valore ed è invero straordinario che siano tanti a credere in un intervento terapeutico i cui fondamenti non sono in alcun modo accertabili né misurabili. L’esistenza di questi fluidi vitali, assieme a quella dei meridiani corporei e degli agopunti, è confinata in testi di medicina orientale scritti in epoca prescientifica e si sa bene in che stato si trovava allora la salute pubblica. 

Ma l’agopuntura funziona (in special modo allevia il dolore): lo affermano non pochi medici e la pratica è raccomandata da organismi internazionali quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità che, a quanto si legge, ne riconosce l’utilità in non meno di 62 condizioni cliniche. Ci si può allora chiedere se non sia opportuno avere un approccio limitato alla efficacia di questo intervento a prescindere dai suoi dubbi fondamenti. Dopotutto per anni e anni ci siamo serviti di medicamenti senza sapere il loro modo di funzionare, esempio classico l'aspirina il cui il meccanismo d'azione divenne noto settanta anni dopo l'entrata in uso di questo farmaco.

Il fatto è che se gli ipotetici fondamenti dell'agopuntura sono inaccertabili con metodi scientifici non lo è la sua vantata azione clinica: per questo scopo ci sono i test clinici randomizzati e controllati (RTC). Si tratta un mezzo di verifica estremamente affidabile perché elimina dalla stima dell'azione terapeutica ogni interferenza capace di indurre a errore, specie quella dell'effetto placebo cioè l'attenuazione dei sintomi dovuta all'aspettativa di miglioramento che ogni paziente nutre all'inizio di una cura. Ebbene, stando a un grandissimo numero di lavori clinici l'agopuntura non ha prodotto nei pazienti effetti benefici oltre quelli del placebo. Risale al marzo di questo anno il giudizio negativo del NICE (National Institute for Health and Care Excellence) britannico sull'impiego dell'agopuntura nel dolore della zona lombare, forse la più frequente indicazione di questo intervento. Particolarmente grave è anche il dato che tanto maggiore è la qualità degli studi clinici sull'agopuntura tanto minore risulta l'effetto curativo al netto del placebo. Infatti se l'agopuntura avesse davvero una azione specifica questa diverrebbe sempre più evidente quanto migliore il metodo di esame. 

Una squalifica bella e buona che ha causato un disagio crescente nei cultori di questo intervento alcuni dei quali si sono serviti di ripieghi per sfuggire alle verifiche dei RCT. Popper ha notato che chi non vuole abbandonare una teoria invalidata da controprove cerca di salvarla in vari modi come reinterpretando ad hoc la teoria stessa oppure aggiungendo ipotesi ausiliari. Una operazione del genere ha però il prezzo di abbassare livello scientifico della teoria in questione. Nel caso dell'agopuntura si è ricorso a metodi di verifica meno stringenti di quelli prescritti dai RCT ad esempio trascurando il requisito del doppio cieco (2) e dando valore di prova ad aneddoti e all'esperienza clinica personale.

Va detto che tra le medicine discutibili l'agopuntura, con la sua aura esoterica e le sue cerimonie, è efficacissima nel generare un effetto placebo ed è naturale che i pazienti si credano realmente migliorati dopo un ciclo di cure. Resta il fatto che questo intervento, oltre a essere irrazionale, è privo di qualsiasi efficacia specifica e si traduce in un inganno, pur commesso con le migliori intenzioni, dei pazienti. Probabilmente sono presenti anche interessi al di fuori della scienza nel tenere in vita questa pratica. Ipotesi: in tempi di contenzioso sanitario alcuni medici possono trovare confortevole praticare un intervento definito complementare e di fatto sprovvisto di effetti collaterali. 


1. Qualcosa di simile può dirsi per l’astrologia basata sulla osservazione delle stelle unita ai dati biografici di singole persone le cui previsioni sono espresse così vagamente da non essere esposte ad alcun rischio di smentita.
2. Con questa tecnica né le persone oggetto dell'esperimento (volontari sani, pazienti) né gli sperimentatori sanno chi riceve un particolare trattamento. In questo modo si elimina l'interferenza dell'effetto placebo e si preserva lo sperimentatore da ogni tipo di bias.