IN DIFESA DELL'ACQUA TIEPIDA
Dicevamo che, come del resto era da aspettarsi, ci sono state proteste alla bocciatura dell'omeopatia pronunciata dal NHMRC (National Health and Medical Research Council) australiano. Niente di insolito, compreso il carattere delle rimostranze, vibrate ma anche generiche e viziate da fallacie logiche. Alcuni esempi:
Una fallacia ricorrente è il cosiddetto argomento fantoccio ("straw man argument") che consiste nel confutare un ragionamento riproponendolo in maniera errata o non pertinente. “Non possiamo che aspettarci continui attacchi da chi crede che i farmaci convenzionali possano garantire la guarigione assoluta, e chi pensa sia giusto tutelare una categoria di pazienti sciocchi o creduloni come noi che abbiamo scelto di curarci con medicinali efficaci, sicuri e privi di effetti collaterali”: così reagisce DS, la vicepresidente dell'APO (Associazione Pazienti Omeopatici). Ma, ovviamente, chi critica l'omeopatia non crede che i farmaci convenzionali garantiscano la "guarigione assoluta", né pensa che chi si cura con le palline di zucchero dell'omeopatia sia per forza uno stupido. Da notare l'ossimoro dei "medicinali efficaci [...] privi di effetti collaterali".
Un argomento curioso è quello di LM, membro della Associazione Medica Italiana di Omotossicologia (AMIOT), per cui il documento australiano "non è scientifico" perché non pubblicato su "riviste indicizzate" [dalla National Library of Medicine] peer–reviewed". Pretesa strana anche perché queste riviste non sono il luogo più adatto per ospitare documenti ufficiali come il giudizio di un comitato nominato dal governo per dirimere una questione sanitaria. Inoltre, uno dei privilegi della verità è che può essere detta in qualsiasi sede.
Il dottor ER, direttore di un ambulatorio omeopatico finanziato dalla Regione Toscana, critica il rapporto australiano perché a suo avviso non ha tenuto conto degli studi favorevoli all'omeopatia: obiezione valida se di lavori ben condotti e favorevoli ce ne fossero molti mentre invece sono l'eccezione. Tra l'altro, a norma di buon senso, se l'omeopatia avesse realmente un qualche effetto benefico esso diverrebbe più evidente quanto fosse maggiore la qualità della verifica clinica, non viceversa. ER nota anche che lo studio australiano "non sostiene che i medicinali omeopatici non sono efficaci; sostiene invece che non esiste una sufficiente dimostrazione di efficacia del trattamento omeopatico". Siamo al solito argomento per cui "absence of evidence is not evidence of absence" che è vero fino a un centro punto perché, come in questo caso, le ripetute mancanze di convincenti prove di efficacia diventano a un certo punto prova di inefficacia.
Il professor OS, direttore di un ambulatorio "anti-aging", omeopatia e agopuntura di un ospedale pubblico romano, riporta a sostegno dell'omeopatia la sua "esperienza quarantennale" oltre a riferirsi a quella di migliaia di medici al mondo per cui "i medicinali omeopatici sono farmaci efficaci, sicuri e utili non solo in patologie lievi, ma anche patologie croniche, recidivanti e importanti che spesso non sono state risolte dalla medicina cosiddetta ufficiale". Nessuna difficoltà a credere che OS e molti colleghi abbiano una buona e talvolta lunga esperienza con l'omeopatia: si tratta sempre però di giudizi personali che non hanno necessariamente valore di prova.
Un argomento difensivo ricorrente è quello di evocare una congiura contro l'omeopatia ad opera della medicina "ufficiale" e/o delle multinazionali del farmaco spaventati dalla concorrenza di questa disciplina. Ad esempio, OS* parla di "molte sperimentazioni, costruite ad arte contro l'omeopatia" mentre ER* vede nel rapporto australiano "una campagna mediatica con l'obiettivo più o meno dichiarato di rimuovere le medicine complementari dalle coperture fornite dei Fondi assicurativi sanitari australiani". Congiura sospettata anche dalla vicepresidente dell'APO*, la quale si domanda "per quale straordinario motivo queste campagne mediatiche [suscitate dal rapporto australiano] vengono fatte ogni volta che si avvicina il 10 aprile, giornata mondiale della medicina omeopatica".
L' "argumentum ad numerum", che presuppone un rapporto diretto tre la giustezza di una convinzione e il numero delle persone che la condividono, è usato da alcuni come DS* per cui i farmaci omeopatici vengono utilizzati da più di 11 milioni di italiani e prescritti da circa 20mila medici". Probabilmente ciò è vero ma è un dato di statistica descrittiva, non inferenziale.
Argomento fallace connesso al precedente è quello "ab auctoritate" usato dal dottor PRS, esperto di medicine non convenzionali (MnC) presso il Consiglio Superiore di Sanità, secondo il quale le MnC, cui l'omeopatia appartiene, sono efficaci tant'è vero, continua PRS, che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha di recente emanato un piano per la valorizzazione di queste medicine. Ora, come il numero dei credenti non stabilisce necessariamente la verità della cosa creduta, le organizzazioni internazionali, organi in parte politici, non sono per definizione infallibili in questioni scientifiche.
Altri difendono l'omeopatia in modi che rendono questo intervento difficile a verificare. Uno di essi è ancora PRS per cui "gli studi negativi presi ad esempio dal documento australiano utilizzano l'omeopatia "in modo difforme dal protocollo della corretta pratica omeopatica" con "risultati che non potranno essere che scarsi". Probabilmente PRS allude al fatto che la cura omeopatica deve essere "personalizzata" cioè adattata a ogni singolo paziente con la conseguenza che non tutte le persone con la stesso malattia ricevono lo stesso trattamento il che che rende difficile la formazione di gruppi omogenei adatti al raffronto con controlli. Questo è un tipo di obiezione importante perché se fosse accettabile metterebbe in discussione la maggior parte dei lavori clinici che smentiscono l'omeopatia. In realtà le cose non stanno proprio così: i testi di omeopatia parlano principalmente dei farmaci a disposizione per questa o quella malattia e poco sulle modalità di uso a secondo dei singoli pazienti. Ad esempio nella rubrica omeopatica che appare ogni martedì su "Repubblica Salute" si parla esclusivamente di questo o quel farmaco omeopatico per questa o quella condizione patologica senza altre precisazioni.
La dottoressa SB, responsabile di un ospedale pubblico toscano ove viene praticata la medicina integrata, è insoddisfatta dei "criteri faziosi" con cui sarebbero stati scelti gli studi a sostegno del rapporto australiano. Ora, se guardiamo la composizione del comitato giudicante vediamo che i membri hanno i requisiti per essere competenti in materia e quindi fondare le proprie conclusioni su materiale attendibile. Infatti il comitato ha considerato ben 1800 pubblicazioni apparse dal 1997 in poi scegliendone 225 in base alla loro qualità e 57 riviste sistematiche giudicate pure di alta qualità. Questo però non sembra un titolo di merito per SB la quale invece si lamenta del fatto che l'omeopatia è stata valutata "con i criteri della Evidence Based Medicine (EBM)" o medicina basata sulle prove cliniche la quale, secondo SB, "è stata costruita a immagine e somiglianza del farmaco chimico che è quanto di più lontano si possa immaginare per una medicina che vuole ripristinare il potenziale di autoguarigione". Meccanismo d'azione ipotetico e che, comunque, dovrebbe produrre una azione curativa esattamente come il "farmaco chimico" della medicina corrente. In questo modo un eventuale effetto benefico del rimedio omeopatico dovrebbe essere idoneo a essere valutato con i metodi della EBM. Sono però d'accordo con SB quando sostiene che l'omeopatia, data per morta nel 2005 dopo la rivista sistematica del Lancet (vedi l'editoriale "The end of homeopathy" apparso su quel periodico), "non morirà neanche stavolta". Perché? Saremmo tentati di spiegarlo col verso 84 del Trionfo del Tempo di Petrarca ma, per rispetto dei pazienti – e anche dei colleghi che prescrivono questo intervento col sincero intento di giovare – diremo che la ragione va ricercata, almeno per quel che riguarda l'Italia, nella limitata cultura scientifica del paese.
*Sta per già citato