lunedì 4 marzo 2013

FACOLTA' MEDICHE E DUBBIA SCIENZA


FACOLTA’ MEDICHE E DUBBIA SCIENZA

Destò un vespaio una intervista al farmacologo Silvio Garattini pubblicata sul settimanale Oggi il 27 aprile 2011. Garattini criticava l’impiego di agopuntura, omeopatia e fitoterapia negli ospedali pubblici sostenendone l’irrazionalità. Il fatto che queste “cure” siano popolari presso i pazienti, argomentava tra l’altro il farmacologo, non è una ragione sufficiente per finanziarne l’uso con denaro pubblico. “A quando dare spazio a maghi, guaritori e fattucchiere negli ospedali?” si chiese Garattinini. Non pochi pazienti infatti si affidano a questi, in senso (molto) lato, “operatori sanitari”.

Ci furono reazioni indignate, polemiche per un paio di mesi, poi tutto restò come prima, e le cure criticate da Garattini continuarono a essere praticate negli ospedali e negli ambulatori pubblici.

Un ulteriore motivo di incertezza è che queste terapie dubbie vengono attualmente insegnate in alcune università europee accanto a materie legittime. Un esempio. E’ da poco cominciato all’Università di Firenze un corso master di medicina “integrata” in cui vengono tra l’altro insegnate agopuntura e medicina tradizionale cinese. Nota bene: queste terapie (forse meglio chiamarle sin da ora “interventi” all’inglese dato che la loro efficacia specifica è tuttora da provare) vengono insegnate non come storia della medicina ma come medicina “vera” cioè provvista di efficacia specifica e quindi da utilizzare per curare i pazienti.

L’uomo è fallibile, si sa, e il suo giudizio è particolarmente malsicuro su argomenti che lo toccano profondamante come salute e malattie. In questo campo sbagli, illusioni, equivoci si sono accumulati per millenni creando una specie di sogno metafisico da cui ci ha gradualmente svegliato il metodo scientifico che si è dimostrato il modo di gran lunga migliore per discernere la verità dei fatti dagli inganni dell’intelletto. Al metodo scientifico applicato alla medicina dobbiamo lo stupefacente miglioramento della qualità della nostra vita e il suo enorme allungamento. Una moltitudine di malattie che portavano alla morte e alla invalidità ancora nostri nonni sono adesso prevenute e curate, spesso con facilità.

Il filosofo spagnolo Miguel de Unamuno chiamava l’Università di Salamanca di cui era rettore “tempio dell’intelletto”. Oggi si pensa alle università in modi meno reverenziali ma resta immutata la norma che in queste istituzioni non si debbano insegnare per vere cose non vere. Così non è permesso dire agli studenti di fisica che un corpo può spostarsi a velocità maggiore di quella della luce, a quelli di lettere che la poesia di Saffo appartiene al genere epico, a quelli di filosofia che Hume è un pensatore idealista eccetera. Le università sono presupposte per antonomasia essere sedi di retta conoscenza e di legittimità scientifica. Non vi si può insegnare tutto ciò che salta in mente, la libertà d’insegnamento non c’entra affatto.

Una conseguenza di questo ragionevole presupposto è che le università quando insegnano qualcosa tendono automaticamente a convalidarla presso l’opinione pubblica, esperti in materia compresi. Occorre naturalmente distinguere tra insegnamento “di” qualcosa e “circa” qualcosa. Nel nostro caso una università può ragionevolmente insegnare materie quali omeopatia e medicina tradizionale cinese come parte della storia della medicina, come fenomeno sociologico, come paradigma di pseudoscienza ma non come mezzo specificamente efficace con cui curare i pazienti.

Che questi corsi diffondano dubbia scienza è palese, e non occorre dilungarsi per provarlo. Qualche esempio è tuttavia opportuno. Il farmacologo David Colquhoun, appellandosi al “Fredom of Information Act” britannico, ha ottenuto da alcune università del Regno Unito materiale di questo insegnamento. Ecco due domande di esame rese note da Colquhoun sulla rivista scientifica “Nature” (22-3-2007):

1. “Descrivete i medicamenti a base di zolfo usati contro il prurito causato dalle punture di insetti. Parlare dei vari modi di applicarli.”
2. “Psorinum e zolfo sono rimedi psorici. Discutere i modi con cui i sintomi di questi rimedi riflettono la loro natura miasmatica.”

Ambo i quesiti sembrano destinati a esaminandi dell’ottocento quando era ancora ignota la genesi batterica delle malattie infettive, si operava senza anestesia, e si pensava che la malaria fosse causata dai miasmi delle acque putride. Infatti la prima domanda faceva parte dell’esame di clinica medica per gli studenti di medicina britannici del 1863. E la seconda? Rientra in un esame del corso di omeopatia  dall’Università di Westminster, anno di grazia 2006.
Ecco il testo di due diapositive (ce ne sono molte altre simili) proiettate a una lezione di terapie alternative tenuto dalla stessa università. La prima dice (corsivo originale):

“IL CAMPO ENERGETICO UMANO
Il campo energetico umano o aura include numerosi stati complessi e interdipendenti di energia vibrante.
Si tratta però più che di energia perchè: tutto quello che sei, tutto quello che sei stato e tutto quello che potrai essere è compreso nel tuo campo energetico.”

Naturalmente se il campo energetico viene turbato la salute è a rischio. Ce lo spiega la seconda diapositiva:

“CAMPI ENERGETICI DISTORTI
Producono ostruzione al flusso di energia che danneggia la nostra aura
Svuota, secca, produce uno squilibrio nella nostra energia.
Questo squilibrio energetico può condurre a sintomi fisici e senso di malessere mentale e emozionale.”

Ora che esista un campo energetico umano  è da dimostrare e parlarne in una università come se fosse cosa reale evidentemente non sta in piedi.

Prendiamo la medicina tradizionale cinese (MTC) materia di insegnamento in università italiane. Cosa vi si insegna lo si può forse arguire dal materiale didattico di università del Regno Unito. Per cui, ad esempio, chi frequenta il corso di MTC all’università del Middlesex viene a sapere che la pensosità esagerata è dovuta a una milza “annodata” (“knotted”) e, passando dalla psicosomatica alla pediatria, che i bambini sono “puro yang” (http://www.dcscience.net/?p=2923).

Le domande di esame rispecchiano per capacità di sorprendere il materiale di insegnamento. Un solo esempio tratto da un esame in MTC tenuto all’Università di Salford nel 2009:

“In caso di scarsezza di Jing renale quale dei seguenti è più improbabile:
a. Infertilità
b. Dolori articolari
c. Poca memoria
d. Gonfiore delle articolazioni
e. Sensazione di ronzio”

Si dirà che le pratiche della MTC vanno giudicate nel contesto di questa dottrina. Ciò, ripeto, può andare da un punto di vista storico ma quando ci sono di mezzo i malati non esistono contesti diversi: l’unico accettabile in medicina è quello della realtà dei fatti. Fatti che si chiamano biochimica, anatomia, fisiologia ecc, insomma le sole materiere che possono essere legittimamente insegnate ai futuri medici. La domanda d’esame precendente presuppone l’esistenza di una energia vitale (il Jing) e il vitalismo è oggi una teoria non più rispettabile dell’astronomia geocentrica, dell’etere elettromagnetico, della generazione spontanea, delle sfere cristalline di Aristotele per dirne alcune. E’ quindi, fino a prova contraria, campata in aria e, per inciso, non sembra ragionevole conferire un diploma scientifico a chi supera un esame ove si fanno domande in aperto contrasto con i principi largamente accettati della scienza.

Non dispongo di materiale d’insegnamento originale dei corsi tenuti in Italia ma non è improbabile che esso non sia in sostanza diverso. Lo si può arguire da scritti e conferenze di docenti di quei corsi consultabili in rete. Prendiamo un “F.A.Q” (frequently asked questions) sull’agopuntura   (http://www.claudiocorbellini.it/it/faq/index.php#faq13) autore CC, un docente di agopuntura alle università di Milano e di Pavia. Non sono università da poco, a Pavia insegnava Camillo Golgi, l’unico italiano che ha preso il Nobel in medicina con ricerche fatte interamente in Italia.

Ho letto parte di questo materiale e tratto l’impressione che, a sentire CC, quasi non ci sia problema di salute che non possa essere raddrizzato o alleviato con l’agopuntura: osteoporosi, artrite reumatoide, fibromialgia, ansia, attacchi di panico, insonnia, depressione, stress, asma, allergie, dispepsia, nausea e vomito, ulcera pepetica, colon irritabile, stipsi, vaginiti, disturbi menopausa, malposizione del feto, acne, prurito, psoriasi, disturbi sessuali di ambo i sessi, malattie infettive, prestazioni sportive subottimali: tutto in qualche misura risponde a questo intervento. Non un cenno o quasi a effetti collaterali. Insomma una specie di panacea, una medicina immaginaria e che ricorda quella del settecentesco dottor Sangrado, del romanzo picareso “Gil Blas” di Le Sage, il quale curava tutte le malattie con l’acqua. Secondo Sangrado la salute dipendeva dalla “humectation” degli organi. La cura era quindi bere acqua che, traduco dal francese, “è il dissolvente universale. L’acqua fonde tutti i sali. Il corso del sangue è rallentato: essa lo sveltisce. E’ troppo rapido: essa ne arresta l’impetuosità...” ecc.

Facile ironizzare sulle affermazioni di CC, una cura così è “too good to be true” per esistere. Essa, si afferma, funziona in patologie diversissime che è impensabile possano essere curate alla stessa maniera (cioè con l’agopuntura). Infatti, che rapporto può esserci tra malposizione del feto e acne giovanile? O tra psoriasi e attacchi di panico? Non occorre scomodare Occam e il suo rasoio per concludere che i benefici osservati con l’agopuntura sono con tutta probabilità dovuti non alla efficacia specifica dell’intervento ma alla sua capacità di generare nei pazienti effetti placebo nelle più diverse condizioni. Come osserva E Ernst (http://edzardernst.com/), l’agopuntura ha tutte le caratteristiche per suscitare effetti placebo. Essa infatti:

E’ invasiva
E’ esotica
E’ leggermente dolorosa
Comporta un contatto prolungato col terapeuta
Comporta un contatto fisico

Non è difficile trovare altri riscontri di una visione, diciamo insolita, della medicina e del metodo scientifico in genere in chi insegna in questi corsi. L’energia vitale, per esempio è un tema che permea molte aree delle medicine non convenzionali (”piccoli biscotti con l’ago con 1 o 2 dita, accellera la propagazione dell’energia” si legge in un corso sulle tecniche di agopuntura).

Ora in fisica conosciamo diversi tipi di energie (termica, elettromagnetica, cinetica ecc) tutte rilevabili e misurabili. Irrilevabile, e quindi non obbiettivamente misurabile, è l’energia Qi che secondo gli esperti di agopuntura scorre in pure inaccertabili canali corporei. Ciò appare incomprensibile: perchè dovrebbe essere tecnicamente impossibile misurare il Qi quando oggi esiste il modo per rilevare perfino l’infinitesima energia residua sprigionata dal Big Bang 14 miliardi e passa di anni fa? Tutto suggerisce che il Qi semplicemente non esiste, come non esistono le energie ad esso connesse Yin e Yang. E, di grazia, che senso ha insegnare nelle università una medicina dai fondamenti così dubbi?

Leggo (http://www.doctor33.it/medicine-complementari-formazione-certificata-per-medici-e-farmacisti/politica-e-sanita/news-44579.html) che di recente alla Conferenza Stato-Regioni è stato sottoscritto un documento il quale tra l’altro promuove l’istituzione sul territorio nazionale di un “percorso formativo certificato” offerto da università e/o istituti privati che conferisca la competenza in omeopatia (altra medicina di incerto fondamento) e agopuntura a medici, autorizzando solo ad essi la pratica di questi interventi. Tutto ciò, si sostiene, a “tutela dei pazienti”.  Sono del parere che alcune facoltà mediche, se hanno davvero intenzione di tutelare i pazienti, dovrebbero preliminarmente salvaguardarli da interventi sprovvisti di efficacia specifica.