lunedì 4 giugno 2012

“EFFICACIA SPECIFICA”: REQUISITO ESSENZIALE PER OGNI MEDICINA


Nessuno, penso, prende una medicina o, più in generale, si sottopone a una cura solo perchè essa è priva di effetti collaterali sgraditi, perchè è preferita da molti pazienti, perchè la consigliano antiche filosofie mediche, perchè ci pone in armonia con la natura, perchè ad essa si sono affidati personaggi famosi, per esercitare il diritto di “scelta terapeutica” o per tutte queste cose messe insieme. Di regola ci si cura perchè siamo malati e si vuole che quella cura combatta proprio la malattia che ci affligge e ce ne liberi. Più precisamente, vogliamo che la cura abbia una “efficacia specifica” contro quella malattia.

Tutto ciò è così ovvio da non meritare alcuna discussione sensata, eppure negli ultimi decenni sono sorti e si sono moltiplicati in Occidente rimedi   scientificamente implausibili la cui efficacia specifica non è provata e dei quali si sostiene l’impiego principalmente basandosi su altri motivi. Intendo parlare delle medicine una volta denominate “alternative”, adesso chiamate “complementari” o “integrate” o “non convenzionali” (MnC). Quali sono queste medicine?

Almeno nove, il cui esercizio è stato riconosciuto come atto medico a tutti gli effetti dalla Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO). Esse sono: agopuntura, antroposofia, medicina ayurvedica, chiropratica, fitoterapia, medicina tradizionale cinese, omeopatia, osteopatia, omotossicologia.

Bene, eccetto la fitoterapia che è una medicina imperfetta, un doppione non privo di rischi della farmacologia, per nessuna di queste medicine è stata finora dimostrata in modo convincente l’efficacia specifica, proprio cioè quella caratteristica che, fondamentalmente, ne motiva la prescrizione da parte dei medici e l’uso da parte dei pazienti.

Come vengono giustificate le MnC? Con motivi impropri, del tipo di quelli elencati all’inizio (antica sapienza, il fatto che sono cure “dolci”, la cosiddetta “libertà di scelta terapeutica”, la grande quantità di pazienti che si affidano ad esse ecc.). Certo, non viene del tutto trascurato il lato efficacia, ma qui il gioco di chi le propone non è difficile, basta scorrere il mare magnum della letteratura medica internazionale per trovare lavori clinici che mostrano qualche effetto favorevole cui far riferimento.

Personalmente non ho difficoltà a riconoscere a chi propone e pratica le MnC il sincero interesse di giovare ai pazienti. Penso però che, nel complesso, le McN, così come esse vengono concepite oggi, siano, in essenza, uno spreco di risorse. Molte amministrazioni regionali hanno istituito ambulatori in cui si prescrivono e si praticano cure come omeopatia e agopuntura nelle più varie affezioni senza avere per questi interventi medici, tra  l’altro scientificamente implausibili, attendibili prove cliniche di efficacia. Penso che i soldi spesi  a finaziare simili iniziative dovrebbero essere impiegati meglio. Pericolosa inoltre, per la deformazione della conoscenza che propone, è la tendenza, messa in atto da alcune facoltà universitarie, a insegnare le MnC non dal punto di vista storico e epistemologico ma come terapie vere e proprie con cui trattare i malati.

Questo blog si propone di presentare e discutere i problemi connessi con le MnC. Una speciale attenzione sarà rivolta alle deviazioni che questi interventi medici di nuovo conio, spesso servendosi di concetti connessi a fallacie logiche, quali “integrazione”, “libertà di scelta terapeutica” ecc, propongono dall’approccio scientifico ai problemi della salute. Un approccio che, pur con le sue limitazioni e insuccessi, si è rivelato, negli ultimi cento anni, straordinariamente proficuo nel prolungare la vita e migliorarne la qualità. E’ bene riflettere a lungo prima di imboccare altre strade.