lunedì 26 giugno 2017

SCIENZE IMMAGINARIE E FALSE MEDICINE



SCIENZE IMMAGINARIE E FALSE MEDICINE


BACINO SULLA BUA

Ce lo dava la mamma oppure la tata, tutti da bambini ne abbiamo sperimentato l’effetto immediato sul dolore da abrasioni e ammaccature. La amenissima rivista americana “Annals of Improbable Research” ha pubblicato nel 1995 un immaginario studio clinico con tanto di rigorosi controlli che documentava in modo inoppugnabile il valore curativo del bacino sulla bua.
Va aggiunto che questa terapia (dottamente denominata “osculatoria”) è ancora più efficace se viene accompagnata da una cantilena ad hoc come quella in uso in Toscana cha inizia con “Bua bua, guarisci…”

“CARGO CULT” (SCIENZA DA)

Durante la guerra contro il Giappone gli americani crearono nelle isole del Pacifico basi militari che rifornivano con un flusso continuo di aerei cargo. Grande fu quindi il disappunto delle popolazioni locali quando, finita la guerra, smontati gli aeroporti e rimpatriate le guarnigioni, gli aerei smisero di arrivare e, con loro, il ben di dio che trasportavano.
Per propiziare il ritorno degli aerei, gli abitanti di alcune isole pensarono di costruire nuovi aeroporti che facessero da richiamo ai grandi uccelli meccanici e così fecero approntando piste rudimentali, torri di controllo fatte di legno, antenne radar di bambù ecc. Insomma delle volenterose e passabili imitazioni di aeroporti, magari da lontano indistinguibili da essi, che però non ebbero successo: gli aerei cargo continuarono a non farsi vedere.
Il fisico Feynman cita questo curioso fatto (la cui autenticità non è del tutto certa) per introdurre il concetto di “scienze da cargo cult”, scienze immaginarie cioè che seguono le forme esteriori della scienza ma non i principi di essa e quindi destinate all’insuccesso proprio come gli aeroporti posticci che rimasero deserti.
Assomiglia alla "fata del dentino" qua sotto.

"FATA DEL DENTINO" (SCIENZA DA)

Nella tradizione dei paesi anglosassoni questa fata “acquista” dai bambini il dente di latte appena caduto. Prima di addormentarsi i piccoli mettono il dentino sotto il guanciale e al risveglio trovano al suo posto una moneta. Harriet Hall è una dottoressa americana che ha ideato il concetto di “scienza da fata del dentino” (“tooth fairy science”). Quando si studia un fenomeno, dice la Hall, viene considerata una quantità di fattori. Nella supposta conversione in soldi del dente di latte si può indagare se la moneta lasciata dalla fata ha maggiore o minor valore in rapporto alle fasi lunari, a seconda se il dentino è avvolto o no in un fazzoletto, se si tratta di un incisivo invece di un molare eccetera. In questo modo si ottiene una messe di dati con cui fare grafici, tabelle, statistiche. Tuttavia, quello che alla fine avremo imparato sarà senza valore perché non abbiamo accertato in primo luogo se la fata benefica esiste veramente.

FARFALLE E MALTEMPO

Nel film “Havana”, Robert Redford, nei panni di un giocatore d’azzardo  internazionale chiede pensoso all'affascinante rivoluzionaria cubana Lena Olin: "Può il battito d’ali d’una farfalla in Brasile causare un tornado nel Texas?"
Il significato della domanda (che nel film rimane senza risposta) sta nel cosiddetto effetto farfalla, una ipotesi riguardante spesso la meteorologia per cui un evento insignificante all’inizio può innescare una catena di fenomeni naturali sempre più importanti fino a raggiungere le dimensioni di una catastrofe. Esiste un ramo della matematica chiamato teoria del caso che studia questa ipotesi in diverse condizioni. Calcolare però in anticipo l’effetto finale di una catena d’eventi che non hanno tra loro un esclusivo rapporto causa–effetto si è rivelato molto arduo e questa difficoltà fa sì che la teoria del caos costituisca oggi una forte obiezione al determinismo cioè alla dottrina per cui ogni fenomeno o evento del presente è strettamente determinato da fenomeni o eventi precedenti.
Per ora quindi l’effetto farfalla è allo stadio di teoria ed è stato oggetto di applicazioni scherzose quale una riportata sul già citato Annals of Improbable Research, numero novembre–dicembre 1995. Gli autori, ricercatori alla Università di Losanna, affermano di aver studiato i battiti di ali di 16 farfalle per verificare una eventuale correlazione tra la loro frequenza e il tempo atmosferico di Parigi ove uno dei ricercatori aveva la fidanzata.
Il lavoro possiede in burletta i requisiti di uno studio serio, ad esempio le farfalle, identificate con un numero per rispettarne la privacy, non erano informate della ricerca in modo da non coinvolgerle emotivamente. Ne risultava una significatività statistica tra il battito delle ali di una particolare farfalla (la numero 10) e la pioggia a Parigi con la possibilità concreta di un rapporto causa–effetto. Peccato che questo promettente studio, deplorano gli autori, sia stato interrotto dall’arrivo di un madornale conto del telefono alla amministrazione dell’università in seguito alle lunghissime conversazioni che, approfittando dell’occasione, il ricercatore aveva con la fidanzata parigina. 

Ci sono spunti che collegano queste divertenti pseudoscienze con alcune pseudomedicine. Prendiamo il "bacino sulla bua". Secondo i sostenitori dell’omeopatia, la prova che questo intervento è efficace oltre l’effetto placebo sta nel fatto che esso sembra funzionare anche nei bambini piccoli e negli animali, in soggetti cioè incapaci di concepire l'aspettativa di beneficio responsabile di questo effetto.
Lasciamo stare gli animali e limitiamoci ai bambini i quali, anche se molto piccoli, rispondono al comportamento e alle aspettative dei genitori tanto da beneficiare anch'essi dell'effetto placebo connesso con qualsiasi cura. I genitori che curano i figlioletti con l'omeopatia "credono" in questo intervento e il solo somministrarlo ne allevia l'ansia il che non può non riflettersi favorevolmente sulla psicologia dei piccoli.
Quasi tutte le false medicine cercano di darsi una legittimazione scientifica. Troppo grande fu la scossa data al mondo dell'intelletto quando apparve chiaro che le stelle e i pianeti ubbidivano alle leggi di Newton, e che su queste basi si poteva prevedere la posizione dei corpi celesti a distanza di decenni come la cometa di Halley che ricompariva esattamente ogni 75 anni. Da allora avere qualche lato in comune con la scienza venne considerato un requisito importante di affidabilità.
La meccanica quantistica si presta a dare una veste scientifica a terapie di cui i sostenitori non sanno render conto del meccanismo d’azione. Questa sezione della fisica ha lati difficilmente comprensibili per spiegare i quali occorrono paradigmi scientifici enigmatici tanto che, secondo il fisico Feynman, se qualcuno afferma di averla capita bene vuol dire che in effetti non l'ha capita. La fisica quantistica usa anche una nomenclatura di nuovo conio con termini quali "entanglement", collasso della funzione d’onda, rottura della simmetria, principio di indeterminazione. Concetti che trasferiti arbitrariamente ad alcune dubbie medicine conferiscono loro i caratteri esteriori di scienza: un po' come le piste di atterraggio fasulle, le torri di legno, le antenne radar di bambù cercavano di dare agli aeroporti del "cargo cult" l'apparenza  di aeroporti veri.
Di recente un omeopata esperto di chimica, Lionel Milgrom,  si è improvvisato fisico e ha elaborato una giustificazione quantistica dell'omeopatia per rispondere alla eterna obiezione rivolta a questo intervento, cioè che preparati senza neppure una molecola del farmaco non possono avere un effetto terapeutico. Sforzo lodevole per l'impegno ma bocciato nel merito dai fisici “veri”, uno dei quali ha affermato che le elucubrazioni di Milgrom non erano "neppure sbagliate”. L'insuccesso era prevedibile dato che per poter ragionare correttamente di fisica quantistica occorre conoscere, così dice l'astronomo Carl Sagan, oltre la matematica del liceo, anche il calcolo differenziale e integrale avanzato, le equazioni differenziali ordinarie e parziali, il calcolo vettoriale, alcune funzioni speciali di matematica fisica, la teoria dei gruppi e altro ancora. Studi che richiedono un impegno di norma decennale. E dopo essersi procurato la cornice necessaria per orientarsi nella meccanica quantistica bisogna mettersi a studiarla.   Insomma un corredo di cognizioni che Milgrom non aveva. Questo per dare un'idea di quanto sia pericoloso per chi non è del mestiere improvvisare in un campo minato di questa fatta.
Il termine "quantum" è anche usato come etichetta generica per dare agli occhi del grande pubblico un valore aggiunto ad altre pratiche mediche dubbie. Si hanno così l'agopuntura quantistica, la riflessologia quantistica, la naturopatia quantistica ecc. C'è anche la guarigione quantistica ("quantum healing") del medico indiano Deepak Chopra secondo cui si può guarire da qualsiasi malattia con l'ottimismo e la forza di volontà. 
Accorgimenti che non sono confinati alla medicina: come osserva il matematico Nassim Taleb, ci sono umanisti che usano fuori contesto oltre la fisica quantistica, il principio di incertezza, il teorema di Gödel, l’universo parallelo eccetera per far credere che ila propria produzione sia in regola con la scienza. 
E la "scienza da fata del dentino"? Un caso tipico è la grande quantità di lavori che studiano gli ipotetici "meccanismi d'azione dell'agopuntura". Ne sono esempio le numerose indagini di risonanza magnetica funzionale del cervello (fMRI) e quelle sul livello di oppioidi fisiologici e di neurotrasmittori quali la serotonina durante il trattamento con agopuntura. Ancora maggiore è la quantità di studi sulle numerose variabili di questo intervento (localizzazione degli agopunti, penetrazione o no degli aghi, uso di altri mezzi di stimolazione quali semplici stecchini di legno appuntito, erbe riscaldate come nella moxibustione, corrente elettrica, laser). Ci sono anche lavori che si servono della teoria del caos per dosare propriamente l’elettroagopuntura che però non hanno avuto seguito.  
Ma che senso ci può essere a studiare i "meccanismi d'azione" di un intervento medico quando non siamo per niente sicuri che quell'intervento ha di per sé una qualche attività specifica? Perché quanto più si accumulano i lavori clinici sull'agopuntura tanto più si rafforza la convinzione che abbiamo a che fare con una procedura atta a provocare un effetto placebo e null'altro. L'agopuntura infatti fallisce secondo il metro di giudizio chiave di ogni prova clinica: il raffronto con i controlli: qualsiasi falsa agopuntura venga escogitata mostra, negli studi di buona qualità, effetti paragonabili a quelli della procedura dichiarata "autentica" .

Sotto questo aspetto, almeno per ora, gli studi riguardanti il funzionamento di questo intervento non sono altro che un vasto capitolo di una "scienza da fata del dentino". Come diceva il moralista e scrittore di scienza Bernard de Fontenelle (1657-1757), è bene assicurarsi che il fatto esiste realmente prima di mettersi a ricercarne la causa ("assurons-nous bien du fait avant de nous inquiéter de la cause").


giovedì 15 giugno 2017

ACQUA, AGOPUNTURA E DIGIUNO

ACQUA, AGOPUNTURA E DIGIUNO

Gil Blas (GB) è il giovane protagonista del romanzo omonimo di Alain Réné Lesage (1668–1747) ambientato nella Spagna del seicento. Uno dei  capitoli più divertenti riguarda il lavoro di GB al servizio del dottor Sangrado di Valladolid che curava i malati con l'acqua, secondo lui un vero toccasana. L'acqua, diceva Sangrado, è un dissolvente universale che sciogliendo tutti i sali ha mirabili effetti sulla circolazione: "Il corso del sangue è rallentato?” L'acqua lo sveltisce. E' troppo rapido? L'acqua ne arresta l'impetuosità."
I risultati però erano cattivi. I malati morivano, del resto non più di quanto facessero quelli curati dagli altri medici della città. La situazione peggiorò durante una epidemia di febbri maligne (così le chiama GB) che colpì Valladolid, nel corso della quale, nonostante le generose dosi di acqua prescritte, accadeva di apprendere già alla seconda visita che il malato era in agonia o addirittura era già morto e sepolto.
Sembra che lo spirito del dottor Sangrado viva ancora a giudicare da una morte avvenuta in concomitanza con l'ingestione di tre litri di acqua al giorno e digiuno prolungato (3 settimane), il tutto corredato da sedute di agopuntura. Un medico aveva ordinato questo trattamento per curare la sclerosi multipla di cui la paziente soffriva.
I fondamenti di questa singolare terapia? Non ci sono, o meglio vanno cercati nel calderone con cui in genere vengono giustificate le medicine non convenzionali/complementari. Ne possiamo leggere alcuni in rete a cura a del dottor Massimo Melelli Roia, il medico che aveva prescritto la cura di cui sopra. Vi si parla della necessità di una visione olistica, "tridimensionale" del paziente da ottenere con l’aiuto della l'iridologia, la lettura del polso secondo l'"antica sapienza cinese", l'agopuntura che "consente di regolare i flussi elettrici dell’organismo", l'attenzione alle vitamine e minerali del paziente per accertarne eventuali "squilibri". E via di questo passo con l'annesso sbaglio di categoria di considerare il corpo una macchina da "ripulire" magari con idrocolon (clisteri), cui cambiare i filtri ecc.
Difficile commentare, viene in mente il Manzoni quando dice che "con un concetto tutto nuvole e nebbia non può esserci né concordia, né contrasto, né nulla". Non è noto se l'ordine dei medici locale sia venuto a conoscenza di questo annuncio e abbia convocato il socio per chiedere chiarimenti su una visione della medicina che non ha riscontri in nessun testo medico accreditato.
La perplessità si attenua leggendo il modo analogo con cui vengono presentate le medicine non convenzionali/complementari in sedi "ufficiali", ad esempio come è avvenuto in occasione del congresso tenuto la scorso settembre nei locali del Senato della Repubblica. Il modo è molto più cauto, ma in sostanza i concetti sono gli stessi. Anche qui viene sottolineato l’approccio olistico di queste cure, l’attenzione al paziente nella sua interezza, la necessaria integrazione tra corpo e mente da ottenersi tra l'altro con alcune delle cure praticate dal medico di Perugia come l’agopuntura e la medicina tradizionale cinese, l’omeopatia, l’omotossicologia. Oppure considerando che queste cure tanto lontane dalla medicina scientifica vengono implicitamente legittimate dai corsi master organizzati da università italiane che ne insegnano la pratica.
E’ questo un pericolo sottovalutato quando si apre alle cure "dolci" – che male c'è? è la domanda ricorrente: l’omeopatia, ad esempio, è di per sé supremamente innocua (l’agopuntura no) e in mani di un medico esperto può essere usata per generare un effetto placebo – anche se la pratica è obiettabile perché comporta un inganno se pur a fin di bene del paziente. Il pericolo è che menti meno critiche di medici trovino allettante la facilità delle terapie irrazionali, prendano queste sul serio e mettano da parte la medicina appresa con gli studi. 



martedì 30 maggio 2017

FALSE MEDICINE E VERE MALATTIE


FALSE MEDICINE E VERE MALATTIE


Sono due entità che per fortuna si incontrano di rado ma quando ciò avviene l'esito è pessimo. L'otite media, ad esempio, è una malattia "vera" e, come tale, capace di complicarsi pericolosamente. Somministrare medicine "false" quali i preparati omeopatici dà l'illusione che qualcosa venga fatto per combattere il male. Ciò ritarda la somministrazione di farmaci efficaci quando ne diviene evidente l'indicazione.

Si sente spesso domandare che male ci sia con le medicine alternative/complementari/integrative ("what's the harm in alternative medicine?"). Anche se fossero inefficaci, questi metodi di cura, si dice, non hanno effetti collaterali, sono graditi ai pazienti, e hanno il beneficio di arrecare un effetto placebo, proprio come le medicine "vere".

Il punto è che le malattie, come ogni fenomeno naturale, hanno regole proprie e sono perfettamente indifferenti alle nostre argomentazioni. A loro non importa se le cure con cui cerchiamo di combatterle sono frutto di sapienza millenaria, se sono riconosciute dall'Organizzazione Mondiale di Sanità, se figurano nei "Livelli essenziali di assistenza" da questa o quella Regione italiana. Le sole misure cui rispondono sono quelle della biochimica e della fisiologia. Così, la penicillina funziona bloccando il meccanismo biochimico che forma la membrana protettiva dei batteri, i farmaci beta–bloccanti curano il glaucoma diminuendo la produzione di umor acqueo da parte del corpo ciliare. Eccetera.

Per quale ragione allora l'omeopatia dovrebbe combattere l'otite dei bambini? Perché così dice Hahnemann, il fondatore dell'omeopatia, nella suo monumentale opera "L'Organo della medicina razionale": soluzioni ultradiluite in granuli di Arsenicum album, Camomilla, Pulsatilla, Silicea attenuano il dolore e combattono l'infiammazione. Ma questa non è una spiegazione accettabile, anzi non è una spiegazione almeno da Galileo in poi: "Nullius in verba", come dichiara la Royal Society.

Giustificazioni di questo tipo vengono addotte per ogni tipo di medicina complementare. L'agopuntura, si spiega, agisce facilitando il flusso della forza vitale Qi e ristabilendo l'equilibrio tra Yin e Yang. E perché ciò dovrebbe combattere le malattie e produrre altri effetti desiderabili come promuovere la fertilità? Perché così sta scritto nei testi classici di medicina che circolavano in Cina quando a Roma era imperatore Augusto. Ma nessuno sa spiegare come l'agopuntura funzioni dato che l'esistenza del Qi non è verificabile né, tanto meno, se ne può misurare il flusso. Nel linguaggio della scienza, come dice il fisico Robert Park, "Qi has no metric".


Siamo dunque di fronte al nulla e col nulla ovviamente non si può "integrare" niente, medicina compresa. Per di più è un nulla che pretende di essere qualcosa e come tale capace di fare danni alla salute oltre che generare confusione nella testa dei pazienti e, per somma disgrazia, anche in quella di alcuni medici.


domenica 14 maggio 2017

TELEFONI CELLULARI E TUMORI

TELEFONI CELLULARI E TUMORI

Sentenze contraddittorie si sono avute sul ruolo dei vaccini pediatrici come presunta causa di autismo. Qui il ricorso in appello ha corretto errori ma problemi di questo tipo continuano a presentarsi come mostra la sentenza di un giudice del lavoro di Ivrea il quale ha riconosciuto l’uso del telefono cellulare come causa di tumore intracranico condannando l'Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale a un dipendente di Telecom che al lavoro aveva fatto un uso assiduo dell’apparecchio.

La decisione è opinabile ed è stata anche riportata in modo errato dalla stampa, come "Sentenza storica: riconosciuto il nesso tra uso del cellulare e tumore al cervello" (Unità 27/4, 2017) o "Il cellulare provoca il cancro" (La Stampa 21/4, 2017). Chiariamo le cose: in questo caso non si tratta né di tumore al cervello né di cancro bensì di un neurinoma, un tumore istologicamente benigno della membrana isolante che avvolge un nervo (l’acustico) nel suo decorso entro la cavità cranica. A rendere il tumore pericoloso non è tanto la sua natura (essendo benigno si sviluppa lentamente e non dà metastasi) ma il fatto che esso si accresce entro un contenitore rigido comprimendo le strutture nervose circostanti e compromettendone la funzione. Detto questo, è dubbio che il giudice avesse elementi per riconoscere, come ha fatto con una sentenza, che è stato l'uso del cellulare a cagionare il neurinoma del paziente.

Accertare un nesso di causa–effetto è sempre stato difficile. Il greco Democrito (l’autore della teoria atomica della materia) diceva che avrebbe preferito trovare un vero rapporto del genere che diventare re di Persia mentre il filosofo Hume negava addirittura la causalità. Finezze filosofiche a parte, in medicina vengono continuamente accertate correlazioni causali utilissime per la prevenzione di malattie anche mortali, tra le più note quella tra fumo di sigarette e tumore polmonare riportata dall’inglese Richard Doll nel 1950. Certo, un tumore del polmone può svilupparsi in chi non ha mai fumato ma resta il fatto che chi fuma ha 15–30 volte maggiori probabilità di morire di questa malattia di chi non fuma.

E il telefono cellulare come causa di tumori intracranici? Qui non occorreva Sherlock Holmes per fare il seguente ragionamento e diventare subito scettici in proposito. Negli ultimi 30 anni il numero dei cellulari è aumentato a dismisura, solo negli Stati Uniti le utenze sono passate da 340,000 nel 1985 a 327.5 milioni nel 2014. Se il telefono cellulare provocasse tumori questa patologia sarebbe aumentata di pari passo o per lo meno sarebbe aumentata considerevolmente. Invece no, la letteratura medica qualificata ci dice che il numero di questi tumori è rimasto stazionario negli ultimi venti anni o forse leggermente diminuito. Certo, “absence of evidence is not evidence of absence” (l’assenza di prove non è prova di assenza) ma con un materiale clinico così enorme se ci fosse stato un rapporto tumori-cellulari questo sarebbe venuta fuori. E infatti chi sostiene una correlazione causale ricorre spesso al ripiego di dire che "è ipotizzabile” o "non si può escludere" che la colpa sia del telefonino. Ma con questo metro entriamo in un modo magico di cause e concause dove tutto diviene possibile e si può decidere in qualsiasi modo senza pensarci tanto: una babilonia. Tra l’altro non ci sono indizi che le onde elettromagnetiche usate nelle telecomunicazioni causino tumori: esse non sono ionizzanti e non danneggiano il DNA come fanno le radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza quali i raggi X, nota causa di tumori maligni.

Sull’eventuale rapporto tra cellulari e tumori esiste un monumentale resoconto del National Cancer Institute statunitense aggiornato al 27 maggio 2016 che ha rivisto criticamente tre grandi studi epidemiologici in proposito arrivando alla conclusione di dichiarare improbabile un nesso causale. Si tratta di studi molto ampi in cui sono state valutate molte variabili e, come da aspettarsi in simili casi, hanno mostrato qualche associazione marginale, ad esempio un leggero aumento del rischio di glioma cerebrale nel gruppo di soggetti che faceva un uso smodato del cellulare. 

In proposito c’è anche il giudizio del Comitato Scientifico della Commissione Europea sui nuovi rischi sanitari (“European Commission Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks” la quale ha considerato gli studi epidemiologici in proposito e concluso che l’uso del cellulare non comporta un aumentato rischio di tumori del cervello e di altre regioni della testa e del collo.

Per quel che riguarda il neurinoma del nervo acustico sono stati sollevati sospetti di una correlazione ancorché debole con l’uso del cellulare secondo uno studio dell’Università di Oxford smentita però da un successivo studio della stessa Università nel 2103.

Visita la pressoché totale assenza di dati positivi in materia, desta perplessità la sentenza emessa dal Tribunale del lavoro di Ivrea. Molti mezzi d'informazione hanno sottolineato la novità della sentenza come il quotidiano che ha parlato addirittura di “Sentenza Storica dell’Italia” dato che in nessuna altra nazione era stata ancora presa.

C’è da domandarsi però se con la profonda incertezza che perdura in questo campo possiamo trarre dalla vicenda, come sembra si sottintenda, motivo d’orgoglio nazionale dato che non c’è nessun merito a prendere per primi una decisione probabilmente incauta. Negli Stati Uniti sono in vigore i “criteri Daubert" per cui nei processi può essere riconosciuto come prova un dato avente giustificazione scientifica anche se esso non gode dell’appoggio della maggioranza degli scienziati. Leggo che nel 2010 la Cassazione ha accolto questi criteri nella giurisprudenza italiana. Nel nostro caso però non ci sono prove affidabili, neppure una che non sia poi stata smentita. Semplicemente non si sa. Ora l'ignoto è una nozione esistenziale che ha affascinato navigatori e poeti (Baudelaire anelava di partire per l'ignoto) ma non può verosimilmente servire da sostegno a una sentenza giudiziaria riguardante una questione scientifica.

Qui la sola conclusione logica che sarebbe stato bene prendere è dello stesso tipo del “debole parere” di fra Cristoforo secondo cui “non dovrebbero esserci né sfide, né portatori, né bastonate”: con quello che sappiamo, su cellulari e tumori non dovrebbero esserci decisioni. Almeno per ora.