venerdì 14 marzo 2014

"IO SONO CAPRICORNO (E YANG). E TU?"


Chi scrive è del Capricorno anche se non dà importanza a questa appartenenza perchè, come noto, i nati nel Capricorno non credono all'oroscopo. Mi preoccupa però di ignorare se sono Yang (o Ying) dato che, secondo quanto ho appreso di recente, queste due condizioni hanno differenti influenze sulle malattie e sulla loro cura, e quindi è bene farlo sapere al medico curante.

Per fortuna ho trovato in rete un articolo che mi consente di colmare questa lacuna. Si tratta di uno studio condotto nell'Università cinese di Hong Kong intitolato "Associazione tra costituzione povera di Yang e l'esito della multiterapia antiretrovirale nella cura dell'AIDS" e pubblicato nel 2103 sulla  rivista mensile Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine.

Come noto, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, una energia vitale "Chi" circola nel nostro corpo entro canali ipotetici la cui ostruzione sarebbe causa di malattia. Esistono due forme di Chi lo “Yin” e lo "Yang" (l’ortografia non è uniforme) in diametrale opposizione tra loro. La caratterizzazione data a queste due forze non è esattamente un modello di ciò che oggi si chiama politicamente corretto poichè conferisce al Yin il sesso femminile cui poco galantemente vengono appioppate proprietà negative quali passività, freddezza, oscurità, mentre il maschile "Yang" avrebbe le qualità positive di attività, calore, luce ecc.

L'idea di differenti costituzioni corporee, importanti in salute e malattie, è fondamentale nella medicina tradizionale cinese. Teorie del genere circolavano in Europa fino a cento anni fa: in Italia ebbe un periodo di popolarità la teoria dei biotipi basata su misurazioni corporee (tipo longinileo, brevilineo, stenico, astenico ecc) di cui sentivano ancora parlare gli studenti di medicina degli anni cinquanta e che era propugnata dal clinico Achille De Giovanni e dal suo allievo, l'endocrinologo Nicola Pende. Da noi però queste dottrine, "come nebbia al vento si dilegua", sono scomparse senza lasciare traccia, il vento essendo stato il rapido sviluppo delle scienze mediche di base.

Allora, come di fa a sapere se siamo Yin o Yang? Secondo l'articolo cinese, basta rispondere ad alcune domande come quelle qua sotto che gli autori dell'articolo hanno fatto ai soggetti studiati. Difficile capire che connessione le domande possano avere con le malattie come le intendiamo oggi - tra l'altro le prime quattro domande avrebbero potuto condensarsi in questa una: "Sei freddoloso?" Eccole comunque:

1. Vi sentite fredde le braccia e le gambe?

2.  Siete soggetti a sentire il freddo allo stomaco, vita, schiena?

3.  Siete particolarmente sensibili al freddo e usate vestiti più pesanti degli altri? 

4. Siete particolarmente sensibili all'aria fredda da condizionatore e/o da ventilatore?

5. Siete più soggetti degli altri a raffreddori e influenza?

6. Vi danno fastidio i cibi e le bevande fredde?

7. Soffrite di diarrea dopo cibi e bevande fredde?

Le sette domande sono state poste a 197 pazienti pregandoli di valutare, dando un voto da 1 (perchè non da 0?) a 5, la loro sensibilità al freddo. Voti complessivamente bassi denotavano una deficienza di Yang. Fatte le somme, gli autori si sono messi a caccia di associazioni statisticamente significative mettendo in azione la macchina del P-value. Ora, i P-value ≤0.05 possono paragonarsi a pesciolini rari ma non troppo che nuotano nel mare del caso e che gettando la rete un numero sufficiente di volte si arriva prima o poi ad acchiapparne qualcuno. Applicato così, il metodo è ingannevole perchè con esso si può provare tutto, fino a dimostrare che il colore delle gelatine di frutta è statisticamente (p≤0.05) collegato con l'acne. Consultare il divertente sito per vedere come si fa.

Nessuna meraviglia quindi che i nostri volenterosi autori abbiano trovato,tra le tante, un paio correlazioni statisticamente significative allo ≤0.05. Quali? La deficienza di Yang é direttamente correlata alla mortalità da HIV durante la terapia antivirale e agli effetti collaterali ad essa collegati. 

D'altra parte però, chi ci assicura che queste correlazioni sono un prodotto del caso e che quindi sono inesistenti? Nessuno, e infatti sarebbe giusto non trascurare del tutto il risultato e intraprendere una nuova ricerca diretta a confermare o smentire solo questa associazione. Va detto che gli autori sembrano consci di tale indicazione e infatti precisano che la costituzione povera di Yang "ha la potenzialità di essere elaborata come mezzo per calcolare in precedenza questi sviluppi sfavorevoli". In altre parole "nuove ricerche sono necessarie", un ritornello che qui ha ragione di essere. 

Il problema però è un altro (frase comune) ed ha le dimensioni del terribile Pesce-cane di Pinocchio che, come tutti sanno, era più grosso di un casamento di cinque piani. Ed è che non sappiamo se le costituzioni Ying e Yang esistano davvero con la conseguenza che mettersi a fare misurazioni su queste entità senza prima di saperne l'esistenza è fare scienza per finta. "Ma ce lo dice l'antica saggezza cinese!", dirà qualcuno. Ottimo, ma in scienza non basta, qui occorrono fatti.




Come sosteneva il moralista e scrittore di scienza Bernard de Fontenelle (1657-1757), vedi sopra effigie sul francobollo, è bene assicurarsi che il fatto esista realmente prima di mettersi a ricercarne la causa ("assurons-nous bien du fait avant de nous inquiéter de la cause") e, aggiungo io, le eventuali correlazioni.

martedì 11 febbraio 2014

"GUARIRE CON LA MEDITAZIONE". COSI' FOSSE!



Il filosofo della scienza Ludovico Geymonat non aveva una grande stima della cosiddetta filosofia naturale che considerava un "abbandono alle forze sfrenate della fantasia che ha prodotto le più ridicole assurdità". Questo modo di pensare nacque nella Germania di fine settecento ove prese il nome di "Naturphilosophie". Esso presupponeva l'unione dello spirito con la natura alla quale veniva attribuita una  specie di intelligenza inconscia e una capacità intrinseca di manifestarsi ed evolvere in ogni sua forma secondo schemi preordinati. "La natura non lo sa ma è intelligente", sosteneva Friedrich Schelling, il filosofo idealista che fu il principale propugnatore di questa dottrina.

L'idea di attribuire alla natura proprietà spirituali era adatta a soddisfare l'uomo cui è sempre seccato di vivere in un mondo senz'anima che lo ignorava. Questo gradimento è forse il motivo principale per cui aspetti della "Naturphilosophie" sopravvivono ancor oggi. Uno di questi aspetti è il concetto di "olismo" che negando il dualismo corpo-anima dichiara improprio ogni studio sull'uomo rivolto solo a una di queste componenti.

Va detto che la sopravvivenza della filosofia naturale non è certo dovuta alla sua utilità pratica dato che essa, come nota Geymonat, ha indotto molti suoi adepti a errori. Uno di essi è la teoria dei colori di Goethe il quale, attribuendo qualità spirituali alla luce fisica, affermava che la luce bianca "doveva" essere immacolata per natura e non risultare da una mescolanza di colori come invece aveva mostrato Newton. Goethe persistè nell'errore argomentando a lungo contro le "unwähre und kaptiöse" (false e capziose) concezioni del sommo fisico e prendendo così un notevole granchio. Eppure nel "Faust" Goethe fa dire a Mefistofele: "Disprezza intelletto e scienza e sarai mio per sempre".

Patria di origine della "Naturphilosophie", la Germania è oggi la ovvia sede della "medicina naturale", un approccio terapeutico che si propone di conservare e recuperare la salute con l'assecondare la benefica azione della forza vitale in noi piuttosto che con gli interventi della medicina moderna. A questo proposito la rivista "Der Spiegel" ha pubblicato nel 2013 un articolo intitolato "Der heilende Geist ("Lo spirito che guarisce") e che ha come sottotitolo: "Medicina: sani con la meditazione e il rilassamento". Che bella cosa: addio esami clinici scomodi e medicine rischiose.

Lo Spiegel è una rivista seria e in genere merita la fatica di penetrarne il tedesco  che è più difficile della già difficile media di questa lingua. Nell'articolo si afferma in essenza che la nostra mente è capace di promuovere fisicamente la guarigione dalle malattie grazie alla sua diretta connessione con la materia corporea. E come? Uno dei modi è la meditazione orientale come illustra la lievitazione dell'uomo assorto in pensiero raffigurato nella copertina. In essenza l'articolo consta di 17 interviste fatte a psicologi e medici tedeschi e americani, tutte esprimenti sostegno più o meno diretto a queste tre tesi:

1. La mente (anima, spirito, pensiero) è organicamente connessa con il corpo

2. La mente ha la capacità di influenzare il corpo in vari modi

3. Questa influenza può essere sfruttata nella cura di varie malattie principalmente per mezzo della la meditazione

Va detto per prima cosa che l'unanimità degli intervistati nel sostenere questi tre punti è sospetta: nelle questioni mediche accade raramente che tutti siano d'accordo e questo vale in modo speciale per le tesi dell'articolo sulle quali esistono molti distinguo e in qualche caso notevole scetticismo. Avere incluso nell'articolo alcuni dati e testimonianze discordanti avrebbe giovato alla sua credibilità.

La interviste possono essere riunite in quattro gruppi in base al tipo di disturbo che secondo l'articolo può esser influenzato favorevolmente dalla meditazione.

1. Depressione: 5 testimonianze. I tipi di meditazione citati sono orientali come Yoga, Tai-Chi, Qigong. Si fa anche cenno a effetti sul cervello prodotte da questi metodi   che sono documentabili con metodi neuroradiologici.

2. Malattie corporee: 5 testimonianze secondo una delle quali la meditazione sarebbe efficace nei disturbi del ritmo cardiaco, e secondo un'altra sui sintomi del morbo di Parkinson. Vengono citati anche risultati epidemiologici che mostrano una relazione  diretta tra situazioni familiari ed economiche favorevoli e longevità. Anche qui vengono citati risultati neuroradiologici che documentano un effetto della meditazione sul sistema nervoso centrale.

3. Dolore: 3 testimonianze. La meditazione è utile nel dolore in generale e in alcuni casi specifici come il diffusissimo dolore lombare cronico ("low back pain"). 

4. Due interviste riguardano anche i benefici effetti che può avere una informazione adeguata a pazienti prima di un importante intervento chirurgico, ma qui davvero non si dice una novità. Tra l'altro l'indispensabile consenso informato del paziente a ogni intervento medico presuppone una soddisfacente informazione.

L'articolo è in fondo una riedizione aggiornata di vecchie concezioni cui si è aggiunto il lato glamour dal ricorso a cure esotiche. Purtroppo non esistono ancora prove convincenti che la forza di volontà abbia di per sè il potere di farci recuperare la salute fisica. I risultati positivi di cui parla l'articolo riguardano sintomi soggettivi e sono probabilmente conseguibili con una comune psicoterapia. Interessanti ma da confermare i risultati ottenuti con tecniche radiologiche speciali che documentano l'influenza della psiche su speciali aree del cervello. Un esempio di ciò è una indagine citata dall'articolo in cui la risonanza magnetica mostrava che dopo un periodo di meditazione aumentava la sostanza grigia in una zona cerebrale importante per l'apprendimento e la memoria mentre la diminuiva in un'altra devoluta all'ansietà e allo stress. Dato interessante ma da accettare con cautela perchè documentare con la neuroradiologia eventuali effetti sul cervello di malattie psichiatriche o interventi terapeutici è un'area di ricerca tra le più aleatorie e inquinate da falsi positivi.

Lontana dall'esser provata è anche l'asserzione, menzionata nell'articolo, di due psicologi americani, Humphrey e Skoyles, per cui l'ottimismo e la fiducia hanno una forte influenza benefica sulla salute. Certo è plausibile che ottimismo e fiducia aiutino nella gestione di una malattia e ne influenzino positivamente il decorso ma ciò avviene per vie indirette ad esempio incoraggiando l'osservanza delle prescrizioni sulla condotta di vita da tenere e la regolarità nella assunzione dei medicinali.   

Credibili sono i dati che mostrano una influenza favorevole della meditazione su dolore e ansietà. Nulla di straordinario tuttavia perchè questa azione benefica è facilmente spiegabile col solito effetto placebo e connessa secrezione nel nostro cervello di oppioidi endogeni o endorfine. Attenti poi a non cadere nell'errore di attribuire al presunto fondamento di una cura effetti che invece sono prodotti dai suoi aspetti esteriori. Nel caso della meditazione il messaggio più o meno esplicito di chi la propone è che essa funziona grazie all'influenza diretta che la mente ha sul corpo. Tutto invece fa supporre che l'influenza sia indiretta: ad agire non è la meditazione in sè ma il rituale esotico che la accompagna e che genera l'effetto placebo.

Da qui si comprende la contraddizione alla base di questa terapia. I suoi sostenitori cercano di diffonderla provando ad armonizzare le tecniche di meditazione del buddismo e dall'induismo con le fredde regole della medicina moderna senza avvertire che così facendo rendono inefficaci questi interventi perchè li privano della capacità di generare il solo effetto di cui essi sono capaci che è l'effetto placebo. Una conciliazione tra l'altro difficile dato che queste tecniche sono basate su autorità e tradizione, due principi in diametrale contrasto con quelli della medicina basata sulla scienza. Per non parlare del comico spettacolo di confusi pazienti, spesso attempati e in sovrappeso, che si ingegnano ad assumere le scomode posture degli asceti orientali.

lunedì 27 gennaio 2014

"LA MARIJUANA E' SOPRATTUTTO UN VEGETALE"


"LA MARIJUANA E' SOPRATTUTTO UN VEGETALE"

Lo scrittore russo Anton Cechov morì a soli 44 anni di tubercolosi polmonare. La malattia lo aveva progressivamente indebolito tanto che negli ultimi tre anni di vita (morì nel 1904) Cechov riuscì a scrivere solo due racconti di media lunghezza ("L'arciepiscopo" e "La fidanzata"). Sono racconti eccezionalmente belli ed è davvero deprecabile che la morte abbia privato tanto presto l'umanità di uno scrittore così dotato.

Vicinissimo alla fine, Cechov, incapace ormai di lavoro creativo, passava il tempo a rivedere un atto unico in forma di monologo scritto in gioventù: "Il tabacco fa male" in cui Ivan Nijuchin, un povero diavolo costretto da una moglie tirannica a tenere una conferenza sui danni del fumo, approfitta dell'occasione per confidare al pubblico le angherie della consorte. Del tabacco Nijuchin non parla quasi mai definendolo en passant "soprattutto un vegetale".

Si tratta di una comica fallacia logica: non si può applicare un avverbio come "soprattutto" a una categoria così generale. Errori di questo tipo si trovano nelle discussioni in atto sulla legalizzazione della marijuana (M) nel nostro paese.

Alcuni sono comuni controsensi: "E se due sostanze altamente nocive sono permesse, perché la cannabis - che non uccide - non può essere legalizzata togliendo così anche terreno alla criminalità organizzata?" ci si domanda su un diffuso quotidiano  nazionale.  Il che è un non sequitur perchè la presenza tollerata di abitudini dannose non giustifica togliere il divieto a un'altra potenzialmente dannosa.

Un altro argomento fallace usato in proposito è il cosiddetto "argumentum consensus gentium" per cui si presume che le idee aventi un maggior numero di condivisioni siano quelle giuste. Quindi, se l'Uruguay, come recentemente quella repubblica ha fatto, e alcuni stati nordamericani hanno legalizzato l'uso della M vuol dire che è giusto e che conviene farlo anche da noi. A sostegno di ciò vengono ipotizzate alcune conseguenze favorevoli alla legalizzazione quale la lotta al racket che verrebbe privato degli introiti derivanti dal commercio illegale. In realtà prevedere gli esiti collaterali di una riforma è tutt'altro che facile: "Although we may learn to foresee many of the unintended consequences of our actions (the main aim of social technology) there will always be many which we did not foresee" sosteneva il filosofo della scienza Karl Popper. Il capitolo XXVIII dei Promessi Sposi, ove si parla del tetto imposto al prezzo del pane a Milano dal gran cancelliere Ferrer, riporta le conseguenze inattese (specie da Ferrer) a questa decisione e alle misure prese poi per rimediare alle conseguenze non previste della prima. 

Un altro motivo addotto in sostegno alla liberalizzazione della M è quello di facilitarne l'impiego in medicina. Qui occorre precisare se intendiamo le molecole farmacologicamente attive contenute nella cannabis oppure il fumo di sigarette fatte con componenti di questo vegetale.

Nel primo caso non occorrono nuove leggi. La M contiene alcune molecole, i cannabinoidi, capaci di agire su recettori presenti nel nostro sistema nervoso centrale producendo svariati effetti tra cui quello di attutire sintomi spiacevoli quali dolore e nausea. Non si vede perchè queste molecole e composti di sintesi analoghi non possano essere testati come è stato fatto per innumerevoli altri, e se, ritenuti idonei, usati in clinica quando ci siano le indicazioni.

Legalizzare il fumo della M appare invece come una contraddizione normativa: ci diamo da fare per scoraggiare il fumo del tabacco, ne divulghiamo i danni, lo proibiamo nei locali pubblici - perfino nei giardini pubblici come è successo a Trieste - e poi diamo il via libera al fumo delle foglie di un altro vegetale? Certo, nessuno, è sperabile, fuma 20 e più sigarette di M al giorno come accade per le sigarette di tabacco ma sappiamo troppo poco sugli inconvenienti a lungo termine di questa inedita distrazione. Un amico che in passato ha diretto il programma fumo e salute al National Cancer Institute americano mi informa che il catrame del fumo di sigarette di M è piú carcinogeno sulla pelle dei topi che il catrame delle comuni sigarette. E' bene non affrettarsi a trarre conclusioni da qualche dato su animali per quel che riguarda l'uomo ma l'osservazione è tutt'altro che incoraggiante, ci sono farmaci potenzialmente utili non entrati in uso per meno. 

Altri motivi di cautela sono i numerosi dati riguardanti sostanze aventi effetti analoghi a quelli dei cannabinoidi quali cocaina e oppiacei di cui parla un recente numero dello Scientific American. Queste sostanze infatti indurrebbero cambiamenti epigenetici su alcuni geni sensibilizzandoli alla droga e facilitando la dipendenza ad essa.

Sigarette di M come medicina? Qui si cade nelle stesse contraddizioni della fitoterapia. La composizione chimica dei vegetali varia grandemente a seconda del terreno di coltivazione, del tempo atmosferico, dei concimi, e con essi la quantità delle molecole medicamentose ivi contenute. Usati come medicine, i vegetali sono sì efficaci dato che contengono molecole farmacologicamente attive ma l'effetto che producono è di entità variabile data la loro difficile standardizzazione. Per di più c'è un corredo di potenziali effetti collaterali causati dalle tutte le impurità del rimedio. Si tratta insomma di una protomedicina che oggi non ha ragione di essere. 

Secondo il nipote, la notte in cui morì Carlo Collodi (l'autore di Pinocchio) lo scrittore, tornando a casa da una cena presso amici, si sentì mancare il respiro e acquistò sigarette "antiasmatiche" in una farmacia fiorentina. Queste sigarette erano a base di stramonio, un vegetale ricco di alcaloidi aventi una azione rilassante sulla muscolatura liscia dei bronchi, e facevano parte dell'armamentario dell'epoca per la cura dell'asma assieme a cure "sudatorie"; inalazione di aria compressa, di cloroformio, di trementina; applicazioni di carte senapate sul petto ecc. La concomitanza dà un'idea di quanto sia datata l'idea di usare sigarette a scopo terapeutico. Collodi morì nel 1890.

Ricapitolando, la presente discussione sulla legalizzazione della M nel nostro paese presenta alcuni ingredienti che hanno contribuito al pasticcio Stamina ove chi caldeggiava il trattamento si serviva di slogan emotivi, ad esempio proclamandosi "dalla parte dei pazienti", e di argomenti poco pertinenti come malintese "cure compassionevoli". Sicchè, tutto sommato, è quasi meno errato considerare la marijuana "soprattutto un vegetale", come faceva Nijuchin per il tabacco, piuttosto che una medicina razionale o un responsabile mezzo di svago.


giovedì 26 dicembre 2013

ANCORA STAMINA: INCONSISTENZE RECENTI E RESPONSABILITA' LONTANE


ANCORA STAMINA: INCONSISTENZE RECENTI E RESPONSABILITA' LONTANE


"Con i genitori di Sophia" così Guglielmo Pepe, editorialista di Repubblica, intitola il post del 6.6.13 del suo blog "Noi e Voi". In modo analogo ("vicini alla piccola e ai suoi genitori") si era, tre mesi prima, espressa la Regione Toscana per bocca del suo assessore alla sanità ("non smetteremo di fare tutto quanto in nostro potere perchè si continui la terapia"). Due dei numerosi proclami in questo senso di amministratori, giornalisti, e commentatori televisivi a proposito del notissimo caso Stamina.

Certo, è difficile non essere dalla parte di una piccola malata e dei suoi genitori in ansia. Bisogna vedere però in che maniera: che non può essere una qualsivoglia maniera. E il modo proposto da Pepe (il quale pensa che si possa derogare un po' alle regole scientifiche in nome di una non meglio definita "umanità in medicina") e quello della Regione Toscana (riprendere la cura con staminali interrotta) non erano i migliori.

Un parallelo in un altro campo. Che a scuola nessuno debba restare indietro era la massima di don Milani in fatto di istruzione. Difficile dissentire in principio ma il modo seguito dal sacerdote per raggiungere questo scopo era difettoso perchè penalizzava i più diligenti (vedi il libro di Roberto Berardi "Lettera a una Professoressa. Un mito degli anni sessanta", Shakespeare & Co 1992). 

Fare una asserzione moralmente inoppugnabile se generalmente intesa e servirsene poi per argomentare con chi, a proprio giudizio, non si comporta di conseguenza è una frequente fallacia logica. Se ne trova un esempio nei Promessi Sposi quando Antonio Ferrer (il gran cancelliere che aveva dissennatamente calmierato il prezzo del pane) arriva in carrozza per salvare il vicario di provvisione assediato dalla folla in tumulto. La quale folla è divisa tra facinorosi che vogliono linciare il vicario e moderati cui ripugna un esito cruento della sommossa. Ferrer, venuto, dice lui, per portare il vicario in prigione, dà un aiuto decisivo ai moderati: come infatti opporsi a chi ha calmierato il prezzo del pane? Chi è contro Ferrer è contro il pane a buon mercato, questo l'argomento dei moderati.

"Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce" dice Pascal. Giustissimo se si tratta di fede e di comportamento etico. Pascal però era anche uno scienziato e in ricerca si serviva esclusivamente della ragione. Quindi a che lacrimose e generiche affermazioni del tipo "essere dalla parte dei genitori di Sophia"? Col continuare/riprendere il trattamento col Metodo Stamina inteso come "cura compassionevole"? Bene, ma una cura anche se compassionevole deve essere pur sempre una "cura" cioè un intervento terapeutico con caratteristiche che però mancano a Stamina. La cura Di Bella non funzionava ma, almeno, il suo autore aveva spiegato nei particolari in che consisteva: qui non sappiamo bene neppure cosa viene iniettato nei pazienti: come parlare propriamente di "cura"? Si potrà, in via eccezionale, far così su animali da esperimento ma non è precisamente usando i pazienti come cavie che si è dalla loro parte. Adesso sappiamo anche che la cura Stamina comportava il rischio di gravi infezioni quali sifilide, epatiti, HIV: tanti saluti al "primum non nocere". Qui in modo particolare sarebbe stato meglio aver avuto "prima" il senno di poi, usare il cervello e vedere un po' come stavano le cose avanti di lanciare appelli accorati. 

La vicenda Stamina è un ulteriore esempio della commistione in atto da tempo tra sentimenti e scienza medica. Incidentalmente stupisce il contrasto tra il quasi religioso rispetto che avevano i nostri padri per la medicina in tempi in cui la diagnosi si basava sull'esame fisico e le terapie efficaci erano poche, e la diffidenza di oggi quando le diagnosi si basano spesso su esami molto sofisticati e il cerchio delle malattie incurabili si è grandemente ristretto.

Diverse le ragioni che hanno promosso questo atteggiamento. Una causa possono paradossalmente essere gli straordinari progressi compiuti negli ultimi decenni in campo medico che ci hanno viziato e portato a fare pretese irrealistiche: vogliamo guarire di tutto e subito. Penso che un'altra causa sia l'azione diseducativa esercitata sul grande pubblico dalla diffusione delle medicine alternative. In Italia ci sono ambulatori regionali che praticano e facoltà mediche che insegnano omeopatia e agopuntura con l'effetto di legittimare interventi medici basati solo su tradizione e autorità. Nella confusione tra scienza e non scienza che consegue il pubblico è indotto a fidarsi di pratiche irrazionali e nessuna meraviglia quindi se poi capita che persone anche con un buon grado di istruzione credono a una cura ideata da uno psicologo.

Il fatto è che la realtà fisica è del tutto indifferente ai nostri desideri, anche a quelli più legittimi. In medicina, più che in ogni altro campo della scienza applicata, entrano in ballo i sentimenti ma se vogliamo veramente la guarigione dei pazienti occorre usare solo la fredda ragione: i batteri, i virus, le cellule tumorali, le malattie metaboliche e degenerative hanno regole di comportamento tutte loro e le seguono ferreamente: è solo calandosi in queste regole ed interferendo con esse che possiamo far riacquistare la salute ai malati.

Nè in clinica esistono scorciatoie e vie di comodo sul modo con cui accertare i fatti. Decenni di errori con l'insegnamento che ne abbiamo ricavato hanno portato a una serie di norme per vagliare ogni nuova cura e interpretare correttamente i risultati dei test. Tanto per cominciare, prima di testare una medicina occorre sapere esattamente che cosa essa è (ma per questo c'è bisogno di regole?): problemi di brevetto e segretezza connessa come sono stati agitati nel caso di Stamina non c'entrano. E in un campo così carico di emozioni in cui tutti vogliono appassionatamente fare qualcosa per aiutare i malati era facile prevedere l'occorrenza di bias d'ogni genere. Sempre supponendo che fosse lecito iniettare le soluzioni di Stamina a dei malati, non ci voleva molto, in accordo con i pazienti/genitori dei pazienti, a intraprendere, per esempio, uno studio pilota randomizzato e a doppio cieco su pochi soggetti. Dopo un tempo limitato avremmo avuto qualcosa di meno vago su cui ragionare e decidere se e come procedere. Inoltre, coinvolgere i genitori dei piccoli pazienti nella valutazione dei risultati prima che fossero rotti i sigilli e palesata l'identità dei pazienti sarebbe stato utile a convincere i genitori stessi della mancanza di efficacia specifica della cura.

Invece non è stato fatto niente di tutto ciò e il risultato è il pasticcio che ho riassunto nel post precedente. Quello che fa più meraviglia (almeno a me) è il notevole numero di persone che si sono pronunciate in materia senza aver prima fatto i compiti a casa, il "homework" come si dice in inglese. Bastava aprire un comune libro di metodologia e statistica medica per capire che la cosa, così com'era impostata, avrebbe solo perpetuato l'incertezza e ingigantito le controversie. Tant'è: come leggo in un'antologia di citazioni: "Parmi d'aver per lunghe esperienze osservato, tale essere la condizione umana intorno alle cose intellettuali, che quanto altri meno ne intende e ne sa, tanto più risolutamente voglia discorrerne…".

Così diceva Galileo deprecando un vizio evidentemente sopravvissuto in Italia fino ai nostri giorni. Con la differenza che ai tempi di Galileo non c'era stato da secoli un Galileo, cosa che invece, colpevolmente, è il caso di noi contemporanei.